Pedofilia. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale al fianco delle famiglie per capire i segnali di un abuso

SIPPS

La SIPPS si batte per sconfiggere una vera e propria piaga sociale

bambina-violenza-abusoRoma, 12 marzo 2015 – “La pedofilia è uno scempio, una vergogna per la nostra società e va combattuta con tutte le nostre forze. Noi pediatri dobbiamo essere sempre al fianco delle famiglie sia per prevenire che per affrontare una episodio legato ad una violenza”.

È quanto dichiara il dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), commentando il “Rapporto annuale 2014 – Pedofilia – Crimini contro l’infanzia”, redatto nei giorni scorsi dall’associazione “Meter – dalla parte dei bambini – onlus”, di don Fortunato Di Noto. Dal Rapporto emerge, tra l’altro, che in un anno sono state scoperte 574.116 immagini pedopornografiche con bambini da 3 a 13 anni, 95.882 video pedofili (3-13 anni) e 621 tra foto e video pedo con neonati. E ancora: con il 46,62% l’Europa detiene il triste primato delle segnalazioni, seguita da Africa (24,67%), America (16,98%), Asia (12,93%) e Oceania (1,8%).

“Molte volte – spiega il dott. Leo Venturelli, pediatra di Famiglia Asl di Bergamo –l’abuso diretto è intrafamiliare, spesso maschile (partner della madre, zio). I segnali del bambino, per un genitore (in particolare per la madre) hanno spesso toni sfumati: vanno dall’uso del turpiloquio alla stanchezza strana e ingiustificata. Ma può anche verificarsi ritrosia a mostrare le zone genitali quando prima succedeva senza alcun problema. O, viceversa, il bimbo mostra ostentazione in atteggiamenti provocatori o allusivi a comportamenti sessuali imitativi”.

Per le nuove generazioni uno dei pericoli è rappresentato da Internet. “Il discorso diretto al problema dei siti – aggiunge il Dott. Venturelli – è quello di vigilare da parte dei genitori sull’uso dei network. Quindi, bisogna fare molta attenzione all’uso eccessivo della Rete o di cellulari collegati a wifi, soprattutto nelle ore serali-notturne, nella stanza del ragazzino o della ragazzina”.

Spesso la polizia postale interviene nelle scuole sui problemi dei siti a contenuto pornografico, di Facebook, dell’uso consapevole delle immagini proprie o di amici in Rete.

“Tutto questo – conclude il Presidente Di Mauro – è di grande aiuto per cercare di arginare questo vergognoso fenomeno, questa vera e propria piaga sociale. Sul controllo dei mezzi informatici, il pediatra può comunque cogliere occasioni di dialogo con i genitori, ma questo non deve avvenire alla presenza dei ragazzi. Siamo noi che dobbiamo renderci disponibili al colloquio ed agire sulla prevenzione, dando informazioni generali sul buon utilizzo di internet e dei social network. In caso di sospetti diretti durante la visita, dobbiamo essere in grado di saperci muovere nella rete locale di servizi per fronteggiare la situazione con delicatezza, ma anche con fermezza”.

fonte: ufficio stampa

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