Contratto medici, SMI: “Confermata la sospensione delle trattative con SISAC”

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Roma, 15 luglio 2019 – “Il Sindacato Medici Italiani valuta irricevibile la bozza di contratto collettivo nazionale inviata da SISAC alle organizzazioni sindacali della categoria; non si è mai visto nella storia della contrattazione un accordo con risorse zero. Viene confermata, così, la scelta dell’interruzione delle trattative fino a quando non vi saranno certezze sulle risorse economiche. Bisogna dire basta al fatto che i medici italiani siano costretti ad emigrare in Europa per vedersi riconosciuti la giusta retribuzione, oppure che debbano abbandonare la sanità pubblica per cercare nel privato il riconoscimento della propria professionalità. Forti dubbi sono stati espressi, anche, in merito alla bozza pervenuta da ARAN per quanto riguarda il rinnovo del contratto della dirigenza medica e sanitaria”, così in una nota stampa nazionale della Segreteria Nazionale dello SMI.

“Siamo per intraprendere, inoltre, tutte le azioni, di lotta e legali, affinché non venga ratificato dal Ministero e dalla Conferenza Stato Regioni l’accordo che riguarda la medicina specialistica ambulatoriale che penalizza i medici over 43 anni impedendone, di fatto, la stabilizzazione del posto di lavoro”, continua la nota.

“Così come assumeremo tutte le iniziative per tutelare la dignità della professione medica contro chi ha diffuso in rete un vero e proprio vademecum su come si denuncia un medico, perché iniziative del genere rischiano di imbarbarire e peggiorare il clima di diffidenza verso la sanità e i medici pubblici. È giunto ormai il momento che si adotti in maniera stringente, nel nostro paese, un codice etico che regolamenti l’informazione sanitaria”.

“La segreteria nazionale del Sindacato Medici Italiani ha scelto di riunirsi a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, per rimarcare, con la decisione di tenere la sua assise nel Mezzogiorno, la sua contrarietà all’autonomia differenziata e il suo impegno a sostegno di una sanità per tutti i cittadini italiani” conclude la nota dello SMI.

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