Avviare un percorso formativo in neurochirurgia: così esordisce il nuovo Presidente della SINch

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Michelangelo Gangemi, titolare della cattedra di neurochirurgia del Dipartimento di Scienze neurologiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II è il nuovo presidente della Società italiana di neurochirurgia. È autore di numerose pubblicazioni edite per la maggior parte su riviste a diffusione internazionale e di numerosi lavori monografici. È membro di numerose società internazionali. È stato uno dei pionieri dell’introduzione delle tecniche endoscopiche in neurochirurgia

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Prof. Michelangelo Gangemi

Roma, 21 ottobre 2016

Professore, come nuovo presidente della Società italiana di neurochirurgia, quali sono i principali punti del suo programma e cosa intende fare per la formazione dei futuri neurochirurghi e cosa può fare la SINch per i Paesi a basso reddito, visto che nel mondo mancano 14 milioni di procedure chirurgiche e 90 mila neurochirurghi. Quale ruolo può svolgere dunque l’Italia e quali suggerimenti darebbe?
La neurochirurgia italiana, in questi ultimi anni, ha acquisito enorme prestigio a livello internazionale. Abbiamo un neurochirurgo italiano, Franco Servadei, presidente eletto alla World Federation, Francesco Tomasello ricopre la carica di vicepresidente della stessa società e molti italiani ricoprono cariche importanti in tutte le altre organizzazioni internazionali. In Italia esiste un’eccellenza neurochirurgica e quest’eccellenza deve essere utilizzata soprattutto per la formazione dei giovani. La formazione deve essere elargita, sfruttando tutte le risorse umane che la nostra Società scientifica possiede.

Bisogna continuare ed intensificare l’organizzazione di corsi pratici che siano a costo zero per i partecipanti e chiedere alle varie sezioni di programmare riunioni monotematiche che abbiano un taglio esclusivamente formativo. Infine, cercare di convincere i nostri soci a trasformare parte dei tanti congressi che si organizzano nel nostro Paese in corsi. Tutte queste iniziative potrebbero costituire, sotto il coordinamento della SINch, un vero e proprio percorso formativo alla fine del quale i partecipanti otterrebbero un attestato ufficiale da parte della nostra Società.

Dobbiamo pensare non solo ai futuri neurochirurghi, ma anche cercare di valorizzare quelli che hanno esperienza e capacità didattiche tali da poter insegnare ai giovani. Ritengo poi che l’associazione che rappresenta i neurochirurghi italiani debba avere un ruolo nella programmazione e nello sviluppo della neurochirurgia del nostro Paese. E’ quindi importante aprire un dialogo con gli organi governativi affinché venga riconosciuto alla SINch un ruolo ‘consultivo’.

Un grande problema che interessa la nostra categoria è rappresentato dai contenziosi – medico legali che affliggono quotidianamente i neurochirurghi italiani. Anche se è in corso una modifica legislativa in merito ai risarcimenti, a tutt’oggi il nostro operato è condizionato dalla possibilità da parte del paziente di aprire, a torto o a ragione, una vertenza legale. Vista l’impossibilità di avere delle polizze assicurative particolari che tutelino l’operato della nostra categoria, è a mio avviso importante fornire alla magistratura degli elenchi di esperti neurochirurghi presenti in tutte le nostre regioni da considerare come possibili CTU (consulenti tecnici d’ufficio).

Cosa può fare la SINch per i Paesi in via di sviluppo?
Penso che la SINch debba avere l’importante obiettivo di educare i giovani neurochirurghi, soprattutto quelli dei Paesi in via di sviluppo più vicini all’Italia creando specifici corsi o facendo partecipare questi stessi neurochirurghi ai nostri corsi. La nostra Società deve dare il proprio contributo a livello mondiale non solo nello sviluppo scientifico ma anche in quello formativo, che attualmente ha un’importanza rilevante. Nei Paesi in via di sviluppo la neurochirurgia è spesso molto arretrata ed hanno difficoltà economiche non trascurabili per poter partecipare a corsi europei, americani o di altre nazioni, per cui facilitare l’inserimento nei nostri corsi di neurochirurghi che provengono da Nazioni più disagiate deve essere prioritario all’interno della nostra Società scientifica.

fonte: ufficio stampa

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