Antibiotico-resistenza, grave minaccia per la salute mondiale. Il 40% dei decessi neonatali è dovuto a infezioni

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In occasione della World Antibiotic Awareness Week, che dal 12 novembre si concluderà il 18 con la Giornata Europea degli Antibiotici, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) mette in evidenza il pericolo che coinvolge soprattutto i neonati

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Napoli, 12 novembre 2018 – Far fronte alla diffusione dei batteri antibiotico-resistenti è oggi una priorità assoluta che deve coinvolgere tutti: i sanitari, che gli antibiotici li prescrivono ma anche il cittadino comune, che li assume spesso come automedicazione. Ci troviamo di fronte ad una minaccia grave per la salute mondiale.

L’allarme scaturisce dai numeri, che sono chiari: i batteri antibiotico-resistenti uccidono ogni anno in Europa circa 30.000 persone, delle quali un terzo italiani, con una perdita economica, fra spese sanitarie e perdita di produttività, di circa 1,5 miliardi di euro (CE 2017/C 212/01). Nel prossimo ventennio diventeranno la prima causa di morte (OMS), superando fra le cause di morte i tumori.

In Italia il consumo di antibiotici è molto elevato, siamo al quinto posto in Europa e le percentuali di antibiotico-resistenza sono fra le alte. Il problema interessa anche la sicurezza alimentare e il nostro Paese è ancora ai primi posti per la quantità di antimicrobici utilizzati negli animali per la produzione di carni per uso alimentare (Ministero Salute 2014).

Considerato il trend in aumento della resistenza agli antibiotici, è probabile che tali cifre siano oggi anche maggiori. Con riferimento ad alcuni tra i batteri inclusi dall’ECDC nel report annuale di sorveglianza della resistenza anti-microbica in Europa, dall’ultimo report relativo all’anno 2016 emerge che oltre la metà (58.6%) degli isolati di Escherichia coli, il 34.5% di quelli di Klebsiella pneumoniae, il 33.9% di quelli di Pseudomonas aeruginosa e il 13.7% di quelli di Staphylococcus aureus è resistente ad almeno una delle classi di antibiotici a cui prima era sensibile.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN) si mostra molto preoccupata. I neonati sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario li rende vulnerabili all’attacco di batteri: il 40% dei tre milioni di decessi neonatali ogni anno nel mondo è dovuto a infezioni.

Se poi il neonato nasce prima del termine la situazione si complica. I neonati pretermine associano alla immaturità biologica la necessità di procedure e terapie molto invasive, che favoriscono l’ingresso di germi responsabili di infezioni ospedaliere generalizzate, molto gravi. Nelle Terapie Intensive Neonatali, quindi, l’impiego di antibiotici come terapia o come prevenzione è abituale, per salvare la vita del neonato.

I dati di sorveglianza sulle resistenze batteriche fra i neonati sono attualmente limitati a singoli Centri di assistenza, o a singole Regioni, ma la percezione attuale è che batteri Gram Negativi come Klebsiella e Escherichia coli stiano emergendo quali responsabili di un terzo dei casi di infezione generalizzata. Nel 18% dei casi l’infezione è provocata da batteri resistenti, e la mortalità è doppia di quella dovuta a germi non selezionati (circa 20% Vs 10%).

La tendenza all’aumento dell’antibiotico-resistenza nel nostro Paese potrà essere invertita solo creando una complicità fra Strutture e Organizzazioni volte alla cura dei pazienti. Considerata la rilevanza del problema, la SIN come Società Scientifica è al fianco degli Amministratori della Sanità Pubblica nella realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020.

Tra le priorità della Società Italiana di Neonatologia del prossimo triennio, vi sarà sicuramente quella di fornire ai Neonatologi che operano, sia in Ospedale sia sul territorio, gli strumenti per un utilizzo il più possibile corretto degli antibiotici, sulla base delle più aggiornate evidenze scientifiche fornite dalla letteratura internazionale, attraverso l’attuazione di politiche di stewardship antibiotica.

Curare e guarire le malattie infettive rimane prioritario, ma lo è al tempo stesso proteggere le popolazioni più vulnerabili, come quella neonatale, dai danni derivanti dall’emergenza di ceppi batterici sempre più resistenti.

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