Liste d’attesa e sanità pubblica, Cittadinanzattiva: “Il bonus da 300 euro non risolve il problema, lo certifica”

Roma, 3 novembre 2026 – “Comprendiamo l’intenzione di dare un segnale alle persone anziane, che sono tra le prime a pagare il prezzo delle liste d’attesa e della spesa sanitaria di tasca propria. Ma un bonus di 300 euro non risolve il problema, lo certifica e contribuisce a modellare un sistema che, anziché rafforzarsi per garantire la salute in modo sempre più certo e uniforme, interviene con contributi economici temporanei per aiutare una fascia di cittadini a trovare alternative fuori dal SSN. È il contrario di ciò che chiediamo da anni, cioè un servizio pubblico capace, su tutto il territorio, di erogare in tempi certi le prestazioni che la legge già riconosce come diritti”, dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva, in riferimento alla previsione, contenuta nel disegno di legge di bilancio 2027, di uno stanziamento pari a 1,6 miliardi di euro destinato ad un voucher di 300 euro per le persone over 75 con pensione fino a 28.000 euro annui, da spendere in farmaci, visite specialistiche e prestazioni non coperte dal Servizio sanitario nazionale. “Le risorse del voucher vanno trasferite sul Fondo sanitario nazionale, portandone il finanziamento da 3,4 miliardi a 5 mld effettivi, e destinate alla garanzia di servizi e prestazioni erogati all’interno del SSN”.

In particolare la logica del voucher presenta almeno tre limiti:

  • non rafforza i LEA. Finanzia l’acquisto di prestazioni fuori dal Servizio sanitario nazionale, senza lasciare nulla in termini di personale, servizi, capacità di presa in carico.
  • non è equo. Un importo uguale per tutti non distingue tra chi ha bisogni sanitari rilevanti e chi no, né tra chi vive in Regioni con servizi efficienti e chi in territori dove visite ed esami restano di fatto inaccessibili. Restano esclusi, inoltre, i fragili che non rientrano nei requisiti anagrafici o pensionistici.
  • non è strutturale. È una misura una tantum, legata a un singolo esercizio finanziario. Le persone anziane e croniche hanno bisogno di continuità di cura, non di un buono annuale.

Nel corso del dibattito parlamentare, Cittadinanzattiva proporrà dunque un emendamento soppressivo dell’art. 53, chiedendo di vincolare l’intero stanziamento (1,645 miliardi per il 2027) all’incremento del Fondo Sanitario Nazionale (art. 69 del Ddl Bilancio), ripartendolo su tre direttrici essenziali:

  • abbattimento delle Liste d’Attesa: incrementare le risorse per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario pubblico e le assunzioni necessarie a tenere aperti ambulatori e reparti di diagnostica anche nelle fasce serali e nei festivi, garantendo l’attivazione automatica dei percorsi di tutela (intramoenia o privato a carico del SSN con solo ticket a carico del cittadino) qualora i tempi massimi del PNGLA vengano violati;
  • sostegno agli anziani non autosufficienti e Fondo Demenze: rafforzare strutturalmente gli stanziamenti per la presa in carico degli anziani non autosufficienti e delle demenze, garantendo percorsi di cura continui e integrati che tolgano le famiglie dall’isolamento assistenziale ed economico;
  • rafforzamento dell’Assistenza Domiciliare e Territoriale (post-PNRR): istituire una riserva vincolata per consolidare lo standard dell’ADI e attuare i modelli previsti dal DM 77/2022 (Case di Comunità, infermieri di famiglia e cure primarie), stabilizzando il personale per curare gli anziani fragili direttamente a casa loro.

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