Attacchi hacker ai supermercati, SIMA: “Il pericolo invisibile di alimenti scongelati e ricongelati”

Prof. Alessandro Miani

Roma, 3 novembre 2026 – L’interruzione della cosiddetta catena del freddo, ossia il mantenimento costante delle temperature previste durante trasporto, stoccaggio, distribuzione e conservazione degli alimenti può favorire la proliferazione di microrganismi patogeni e aumentare il rischio di infezioni e tossinfezioni alimentari.

Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) che, dopo gli attacchi hacker subiti da alcuni supermercati italiani, sottolinea come l’esposizione degli alimenti a temperature superiori a quelle raccomandate possa compromettere la sicurezza dei prodotti, soprattutto nel caso di carne, pesce, latte e derivati, salumi, piatti pronti e alimenti surgelati.

“Quando un prodotto refrigerato o surgelato viene esposto a temperature non adeguate, i microrganismi eventualmente presenti possono riprendere a moltiplicarsi – spiega il presidente Alessandro Miani – Tra i principali agenti patogeni associati agli alimenti figurano Salmonella, Listeria monocytogenes, Campylobacter ed Escherichia coli, responsabili di infezioni gastrointestinali che possono manifestarsi con nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e febbre. In alcuni casi, soprattutto nei soggetti più vulnerabili, le conseguenze possono essere particolarmente gravi”.

Il pericolo inoltre è che un alimento che ha subito un’interruzione della catena del freddo non necessariamente presenta alterazioni riconoscibili dai consumatori. “Aspetto, colore, consistenza e odore possono rimanere apparentemente normali anche in presenza di cariche microbiche potenzialmente pericolose. Assaggiare un prodotto per verificarne la sicurezza, pertanto, non costituisce un metodo affidabile”, prosegue Miani.

“Particolare attenzione deve essere prestata anche agli alimenti scongelati e successivamente ricongelati. Quando l’alimento viene scongelato, soprattutto se lasciato a temperatura ambiente, i batteri possono riprendere a proliferare. Il successivo ricongelamento arresta nuovamente la loro moltiplicazione, ma non elimina quelli già presenti né neutralizza necessariamente le tossine eventualmente prodotte. Particolare prudenza è richiesta per bambini, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse, categorie maggiormente esposte alle conseguenze delle infezioni alimentari”, conclude Miani.

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