Procedure endoscopiche più sostenibili, la sfida della SIED: un Osservatorio nazionale e nuove strategie per ridurre i rifiuti

Roma, 30 ottobre 2026 – “Quasi tre milioni di procedure endoscopiche all’anno (dalle gastroscopie alle colonscopie) producono in Italia oltre 160mila tonnellate di ‘rifiuti’ misurate in CO2 equivalente”. Giuseppe Galloro, professore ordinario di Chirurgia generale all’Università Federico II di Napoli e presidente della SIED, la Società Italiana di Endoscopia Digestiva, lancia l’allarme ambientale connesso alle procedure endoscopiche e annuncia la nascita del team “SIED for Green Endoscopy” con “l’obiettivo di avviare la costituzione di un Osservatorio nazionale per l’endoscopia sostenibile che si occupi di analisi dei dati, proposte progettuali e formazione green, con tre appuntamenti già calendarizzati da SIED nel 2027 per dei corsi sul riutilizzo della strumentazione interventistica”.

Un impegno che è stato annunciato nei dettagli a Firenze in occasione del direttivo SIED che si è svolto in apertura del tradizionale appuntamento annuale con il Corso-Congresso SIED. I dati con cui il presidente SIED Galloro presenta il tema dell’importanza della sostenibilità ambientale in medicina, ed in particolare nel settore dell’endoscopia digestiva, sono decisamente allarmanti. “Se si calcolano unicamente i materiali monouso, i dispositivi di protezione, l’energia per i macchinari e i processi di sterilizzazione/lavaggio, i valori emersi dagli studi scientifici – evidenzia Galloro – ci dicono che una singola gastroscopia genera circa 5,43 kg di anidride carbonica equivalente ed una colonscopia circa 6,71 kg”.

Ma quando l’analisi include l’intero ciclo di vita del processo endoscopico, dal trasporto dei materiali alla gestione dei rifiuti (ogni esame genera in media tra 1,3 e 3,1 kg di rifiuti solidi rendendo l’endoscopia il terzo produttore di rifiuti ospedalieri in Italia) il totale dell’impatto ambientale negativo aumenta notevolmente anche a causa degli spostamenti di personale e pazienti. “Una gastroscopia ambulatoriale – sottolinea Galloro – può produrre fino a 38 kg di CO2 equivalente ed una colonscopia con ciclo di vita esteso può raggiungere fino a 56 kg in contesti ad alto tasso di trasporto. Tutto ciò si traduce in numeri che fanno davvero impressione: ogni anno, l’impatto ambientale delle procedure endoscopiche è, in media, di 18mila tonnellate di anidride carbonica equivalente se consideriamo le sole emissioni intrinseche, che diventano 162mila tonnellate se consideriamo la media delle emissioni globali”.

Ecco che, secondo SIED, questi dati sui rifiuti degli interventi endoscopici in Italia impongono una riflessione importante, e non più procrastinabile, sulla sostenibilità ambientale dell’endoscopia e, più in generale, della medicina, anche perché uno degli impegni principali di SIED è quello di contribuire a migliorare il sistema italiano degli screening di prevenzione oncologica e, come sottolinea il presidente Galloro, “può essere ragionevole sperare in un futuro con ancora più procedure endoscopiche (come numero complessivo annuale) ma con un minor impatto ambientale complessivo”.

Nel dettaglio la sfida della medicina sostenibile, come chiarisce il direttore del Corso-Congresso SIED di Firenze, Paola Da Massa Carrara, vicedirettore dell’Unità di Endoscopia Digestiva dell’Ospedale San Luca di Lucca, “si può affrontare e vincere con l’applicazione delle 5 R dell’economia circolare alla medicina (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, Ripensare, Rieducare) attraverso interventi che non riguardino soltanto la sostenibilità ambientale degli ospedali, ma anche il modo in cui si organizzano l’assistenza sanitaria, l’impiego delle risorse, la prevenzione e la formazione dei professionisti”.

Il progetto dell’Osservatorio nazionale per l’endoscopia sostenibile, come chiarisce il presidente Galloro, “proverà a coniugare sicurezza, prevenzione e sostenibilità con studi rigorosi sul tema del riutilizzo che metteranno sempre al primo posto la salute del paziente”. Un progetto di grande portata innovativa che guarda, dunque, ad un triplice impatto: sulla salute, sull’economia e sull’ambiente.

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