Tumore del polmone: i nuovi farmaci possono tradursi in anni di vita, ma sono negati ai pazienti italiani

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Prof. Filippo De Marinis, Direttore dell’Oncologia Medica Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia: “L’immunoterapia ha raddoppiato la sopravvivenza rispetto alla chemioterapia, con una tossicità grave non superiore al 10% dei casi, rispetto al 50% della chemio”

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Milano, 17 settembre 2019 – “Nuovi farmaci più efficaci per il tumore del polmone ci sono, ma non sono disponibili per tutti i pazienti italiani che ne potrebbero beneficiare”. Questo l’allarme lanciato dall’Associazione IPOP (Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare) dalla sede dell’Istituto Europeo di Oncologia, dove si tiene oggi un incontro dedicato a tutti i pazienti con diagnosi di tumore al polmone, sulle novità terapeutiche per questa neoplasia “Big Killer”, per cui fino a ieri le opzioni di cura erano molto scarse.

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Prof. Filippo De Marinis

“La Conferenza mondiale sul tumore del polmone dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) di Barcellona, appena conclusa, ha confermato che le molecole innovative con funzione di immunoterapia aumentano l’aspettativa di vita e di qualità di vita dei malati metastatici – dichiara Bruno Aratri, Presidente di IPOP – Ma tra l’annuncio della scoperta e l’utilizzo in clinica nel nostro Paese passa un tempo inspiegabilmente lungo, troppo lungo per chi affronta una malattia che procede invece velocissima. È grazie alla ricerca se siamo qui in tanti a discutere delle nuove terapie, ma è chiaro che per il tumore polmonare la ricerca non basta: serve un procedura efficiente e rapida che renda disponibili le nuove molecole ai malati italiani. Sappiamo che in altri Paesi europei queste procedure esistono, anche se sono ovviamente inserite in sistemi sanitari diversi dal nostro. Ci rendiamo conto che il nostro sistema di sanità pubblica è ottimo e ha specifiche caratteristiche che lo rendono tale, ma chiediamo uno sforzo alle istituzioni competenti, che per i malati si può tradurre in anni di vita”.

“L’immunoterapia ha raddoppiato la sopravvivenza rispetto alla chemioterapia, con una tossicità grave non superiore al 10% dei casi, rispetto al 50% della chemio – conferma Filippo De Marinis, Direttore dell’Oncologia Medica Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia – Certo, va precisato che non si può applicare a tutti ma, finora in Italia, a circa il 30 % dei malati, vale a dire quelli che presentano alti livelli della proteina PD-L1. Stiamo comunque parlando di migliaia di vite. Inoltre ora c’è un tema più scottante perché allarga l’utilizzo delle molecole immunoterapiche. Abbiamo i dati che confermano l’efficacia dell‘associazione chemioterapia e immunoterapia per tutti i pazienti, anche quelli che hanno più bassi livelli di PD-L1. In pratica iniziando da subito le due terapie insieme, invece che in sequenza (prima chemio, poi immunoterapia), si ottiene un aumento della sopravvivenza di circa il doppio. Eppure al momento la terapia combinata non è resa disponibile dalla nostra sanità pubblica”.

“Il nostro obiettivo è prima di tutto creare socialità tra noi malati di tumore polmonare e le nostre famiglie – spiega Cinzia Borreri, tra i fondatori e vice presidente di IPOP – Vogliamo condividere le esperienze di tutti per imparare insieme ad affrontare al meglio la malattia e il suo effetto dirompente nella vita di ciascuno di noi. Con incontri come quello di oggi, inoltre, intendiamo tenere aggiornati i nostri associati circa le nuove possibilità di cura e di assistenza durante e dopo le terapie. È qui che ci scontriamo con il problema enorme della disponibilità delle terapie innovative, di cui è giusto i malati siano coscienti e per cui noi ci impegniamo a far sentire la nostra voce”.

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