Influenza e Covid-19, come distinguere i sintomi. Intervista al prof. Matteo Bassetti

“Sono dalla parte dei vaccini e l’ho dichiarato dal primo giorno, non intendo solo quello antinfluenzale che aiuterà soprattutto i medici nella diagnosi differenziale e i pazienti a evitare di essere affetti nello stesso momento dal Covid e dall’influenza perché sarebbe una miscela esplosiva”

Roma, 6 settembre 2020 – L’autunno è alle porte e porterà inevitabilmente influenza, tosse e raffreddore. La domanda “sarà Covid oppure influenza normale” diventerà il tarlo di molti italiani vista anche l’imminente apertura di scuole e università. C’è un modo per riconoscere o individuare un ordine dei sintomi? E il vaccino influenzale, tanto consigliato, ci sarà per tutti? L’agenzia di stampa Dire ha rivolto queste domande, in una videointervista Skype, a Matteo Bassetti, infettivologo e Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.

Prof. Matteo Bassetti

Professore, come fare per riconoscere se un paziente è affetto da Covid o dall’influenza stagionale, visto che la sintomatologia può essere confusa? C’è un ordine in cui i sintomi possono manifestarsi nell’uno e nell’altro caso?
“Sicuramente non è facile, soprattutto in base agli ultimi casi che stiamo vedendo, fare una distinzione tra le due patologie. L’influenza e l’infezione da SARS-CoV 2 sono veramente molto simili e con un interessamento di entrambe a carico delle vie respiratorie, che può portare, sia nel Covid che nell’influenza, anche a forme gravi. Anche se è molto difficile distinguere l’una dall’altra, ci sono però delle differenze per quanto riguarda la trasmissione e l’intervallo del tempo di incubazione e l’insorgenza dei sintomi che nel caso dell’influenza può essere più corto. Ma anche in questo caso bisogna dire che sappiamo molte cose sull’influenza e meno del Covid. È probabile che ci siano importanti similarità. Quello che ha differenziato, soprattutto nella prima fase dell’epidemia, il Covid dall’influenza è stata la presenza di segni distintivi come l’alterazione del gusto e dell’olfatto che erano presenti nel 70% dei pazienti. Oggi questa caratteristica è meno presente, tanto che abbiamo moltissimi soggetti che oggi sono asintomatici. In ogni caso la perdita di gusto e olfatto sono le due caratteristiche distintive del Covid rispetto all’influenza a cui fare riferimento”.

Il ritorno a scuola di molti bambini e ragazzi può tradursi in un incubo per i genitori al primo raffreddore. Quali sono i comportamenti raccomandati per cercare di tornare alla ‘normalità’, un concetto a cui lei spesso fa riferimento visto che con il virus faremo i conti per altri mesi?
“Il ritorno alla normalità è fatto di regole molto semplici di convivenza con il virus e con gli altri. La buona educazione civica e sanitaria sono le nostre armi. Il primo importante messaggio è che se mio figlio è affetto da una forma influenzale è bene che rimanga a casa. Mi riferisco non solo alla presenza di febbre, ma alla comparsa di altri sintomi respiratori come la tosse ad esempio. In una fase come questa di co-circolazione di virus diversi, è importante rimanere a casa in caso di sintomi e poi è importante attenersi a tutte quelle misure che conosciamo, come indossare la mascherina quando prevista, attenersi al distanziamento sociale e lavare le mani. È quanto mai importante la vaccinazione e verificare che i nostri figli siano immunizzati. Ricordiamo che oltre ai vaccini obbligatori ve ne sono alcuni raccomandati, mi riferisco soprattutto per i ragazzi più grandi che magari già frequentano le superiori e le università che magari non hanno le coperture vaccinali. In mancanza di queste è corretto provvedere ed effettuare i vaccini”.

Il vaccino contro l’influenza è fortemente consigliato soprattutto per evitare confusione. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato che “serve una campagna forte”, ma ci sono le dosi per tutta la popolazione?
“Questo non dipende da me. In ogni caso mi auguro che coloro che sono preposti a ordinare, stoccare e rendere disponibili per le farmacie e le Asl i vaccini lo abbiano fatto per tempo. Noi medici ci stiamo dedicando a insegnare e spiegare alle persone l’importanza della vaccinazione. Soltanto attraverso una informazione corretta di quali sono i benefici e i rischi dei vaccini si può arrivare ad un’alta copertura vaccinale della popolazione. Sono dalla parte dei vaccini e l’ho dichiarato dal primo giorno, non intendo solo quello antinfluenzale che aiuterà soprattutto i medici nella diagnosi differenziale e i pazienti a evitare di essere affetti nello stesso momento dal Covid e dall’influenza perché sarebbe una miscela esplosiva. Ma non c’è solo il vaccino contro l’influenza, ci sono altri vaccini importanti per le malattie respiratorie. Come il caso del vaccino per lo pneumococco, il germe che provoca la polmonite, c’è quello contro l’emofilo per il quale bambini, alcuni anziani e altri determinati pazienti dovrebbero essere immunizzati. Credo che bisogna portare avanti un ragionamento ampio sui vaccini. Nel nostro Paese c’è ancora un grosso movimento contro i vaccini o comunque di molte persone ‘esitanti’. Molti di questi sono radicalizzati sulle loro posizioni, altri invece potrebbero essere convinti grazie ad una potente campagna informativa. Su questo bisognerebbe lavorare anche a livello ministeriale attraverso una forte campagna”.

Sono molte le Company nel mondo che lavorano al vaccino contro il Covid-19, alcune in fase avanzata. Secondo lei è realistico che possa arrivare nelle farmacie entro Natale?
“Sento ogni giorno notizie contraddittorie. Ieri l’Unione Europea ha dichiarato che già a novembre avremo le dosi di vaccino contro il Covid per alcune categorie di persone; oggi invece l’OMS dice che non ne avremo prima del 2021. Credo che se il vaccino dovesse arrivare per il 2021 dovremmo già essere soddisfatti, poi se si anticiperà meglio. Dobbiamo intanto essere pronti come servizi vaccinali. Bisogna organizzare una struttura importante perché si tratta di milioni di vaccinazioni. È necessario che siano pronte le strutture territoriali, le farmacie e i centri della pubblica assistenza. Dobbiamo fare in modo che più persone possibili facciano il vaccino in sicurezza. Bisogna pensare che solo i centri vaccinali, dove oggi vacciniamo qualche milione di persone, siano pronti e per questo è importante mettere in piedi un’ organizzazione adeguata per rendere possibili a tutti l’accesso alla vaccinazione”.

(fonte: Agenzia Dire)

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