In epoca Covid mortalità per infarto triplicata rispetto allo scorso anno. Ecco i sintomi da non sottovalutare

Roma, 25 settembre 2020 – Fatica nel respirare, battiti del cuore accelerati o dolore al torace, indolenzimento prolungato al braccio sinistro sono tra le possibili avvisaglie di una malattia cardiovascolare acuta come l’infarto miocardico. Patologie che ancora oggi rappresentano la prima causa di morte in Italia e nel mondo. In vista della giornata mondiale del cuore, il prossimo 29 settembre, il Policlinico Campus Bio-Medico vuole accendere un faro sulle patologie tempo dipendenti lanciando l’hashtag #tempoèsalute.

Specialmente in questo periodo caratterizzato dalla pandemia di Covid-19 molte persone, per una paura – spesso ingiustificata – di contrarre il virus, molti pazienti rinviano l’accesso al pronto soccorso e alle cure in urgenza. Nel caso di una sospetta ischemia cardiaca, ad esempio “il tempo è salute. È opportuno che chi avverte dolore al petto per più di 20 minuti, soprattutto se associato a fatica a respirare ed eventualmente a battiti del cuore accelerati si rechi in pronto soccorso per essere visitato e prevenire potenziali complicazioni”, spiega il prof. Francesco Grigioni, coordinatore del Cardio Center del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico.

Prof. Francesco Grigioni

“L’ischemia cardiaca acuta, ad esempio, trova giovamento nei trattamenti urgenti – continua Grigioni – La fatica nel respirare non è sempre sintomo di ischemia cardiaca ma può essere causata anche da trombi che occludono le arterie polmonari. Sciogliere tempestivamente questi trombi può fare la differenza, anche in questo caso: per questo diciamo che il tempo è salute”.

L’accesso tempestivo alle cure – nel contesto dell’emergenza-urgenza – ha registrato un netto peggioramento dall’inizio dell’emergenza da Covid-19: nell’infarto miocardico il tempo tra l’inizio dei sintomi e l’intervento per liberare le coronarie è aumentato del 39%.

Secondo i dati più recenti (fonte: Società Italiana di Cardiologia) durante la pandemia la mortalità per infarto è triplicata rispetto allo stesso periodo del 2019, raggiungendo il 13,7% a fronte del 4,1%. Per timore di contrarre il nuovo coronavirus, molti cardiopatici non si sono recati in pronto soccorso: i ricoveri per infarto sono diminuiti del 60%.

“Il ritardo nell’accesso alle cure ha fatto sì che i pazienti si presentassero in pronto soccorso in condizioni mediamente più gravi. Nel contesto dell’infarto miocardico questo ritardo risulta particolarmente penalizzante per il paziente, laddove terapie come l’angioplastica primaria possono essere risolutive, ripristinando la normale circolazione e salvando così il cuore – sottolinea ancora il prof. Francesco Grigioni – Chi è in queste condizioni patologiche deve recarsi nel più breve tempo possibile in un pronto soccorso come quello appena attivato presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, spontaneamente o indirizzato dal medico di medicina generale”.

Se è vero che le persone con malattie cardiovascolari sono più vulnerabili in caso di contagio da Coronavirus, il mancato ricorso a cure tempestive in pronto soccorso o in ospedale implica rischi per i pazienti e importanti risvolti sociali. Una ricerca pubblicata sullo European Journal of Preventive Cardiology in occasione della giornata mondiale del cuore 2019 ha dimostrato che le spese mediche per sindrome coronarica acuta variano da 1.547 a 18.642 euro a persona e che il costo globale di un infarto è doppio rispetto ai costi delle cure, se si considerano le ore di lavoro perse dai pazienti e dai loro familiari o caregivers e se a queste si aggiunge che chi rientra a lavoro dopo un infarto è meno produttivo del 25% nel primo anno. Infatti, i dati europei indicano che nell’anno successivo all’infarto, i pazienti cardiopatici avevano perso 59 giorni di lavoro e i familiari o caregiver 11 giorni, per un costo medio, in Europa, di 13.953 euro.

L’elevato impatto socio-economico di queste patologie ha spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a fissare un obiettivo: ridurre del 25% il rischio cardiovascolare entro il 2025.

Per contribuire a questo traguardo ognuno può fare la propria parte: le strutture sanitarie mettendo in piena sicurezza i Dipartimenti di Emergenza e Urgenza, come fatto dal Policlinico Universitario Campus Bio-Medico con il nuovo Pronto Soccorso, il primo aperto negli ultimi quindici anni a Roma, progettato per curare nella maniera migliore i pazienti anche all’epoca del Covid-19.

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