Defibrillatore sottocutaneo impiantato su un paziente a elevato rischio di morte improvvisa

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Il dispositivo di ultima generazione non tocca il cuore e i vasi sanguigni. Intervento all’avanguardia eseguito per la prima volta all’Azienda “Moscati” di Avellino

medici-chirurghi-in-sala-operatoriaAvellino, 31 agosto 2016 – Innovativo intervento chirurgico all’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino. L’équipe del Laboratorio di Elettrostimolazione dell’Unità Operativa di Cardiologia Utic, diretta da Tonino Lanzillo, ha infatti per la prima volta impiantato un defibrillatore sottocutaneo, una delle frontiere più avanzate della medicina minimamente invasiva, su un paziente 58enne, portatore di esiti di infarto, già sottoposto a rivascolarizzazione miocardica, affetto da Linfoma non Hodgkin e a rischio di Morte Cardiaca Improvvisa.

Avendo constatato l’impossibilità di impiantare nel paziente un defibrillatore tradizionale con elettrodi transvenosi, a causa di occlusioni venose dovute, verosimilmente, alle irradiazioni terapeutiche al quale l’uomo era stato sottoposto per curare la patologia oncoematologica, i cardiologi dell’Azienda “Moscati” hanno ritenuto che il defibrillatore sottocutaneo, per le sue caratteristiche non invasive, in quanto non necessita di elettrocateteri all’interno dei vasi sanguigni e nel cuore, fosse l’unica alternativa possibile per salvare la vita al 58enne.

La Direzione Sanitaria dell’Azienda ha fatto in modo che l’Unità operativa di Cardiologia Utic potesse disporre in tempi rapidi di questo nuovo device e l’intervento, eseguito da i cardiologi Francesco Rotondi e Felice Nappi, è stato portato a termine con successo.

“L’innovativa procedura – spiega Nappi – prevede la sistemazione del defibrillatore in sede ascellare e l’impianto dell’elettrodo in sede sternale tramite tunnellizzazione. Il dispositivo ha consentito di interrompere la fibrillazione ventricolare, che avrebbe potuto causare un arresto cardiaco, e, per il fatto di essere alloggiato in sede intramuscolare, risulterà anche confortevole per il paziente, che è stato dimesso dopo tre giorni dall’intervento”.

fonte: ufficio stampa

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