Colite ulcerosa: 150mila malati in Italia, 7mila nuovi casi ogni anno

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Dott. Marco Daperno, Ospedale Mauriziano di Torino: “I pazienti che presentano problemi di tipo endoscopico e istologico hanno anche un accesso di rischio a polipi o tumori del colon. Un intervento immediato è ancor più importante che nella Malattia di Crohn”. I nuovi farmaci biologici rappresentano il presente e il futuro per la cura della malattia cronica intestinale

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Torino, 5 dicembre 2017 – La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica che si limita al colon, a differenza del malattia di Crohn che può colpire anche l’intestino o lo stomaco. In Italia interessa almeno 100mila pazienti; ma la metodologia statistica usata per questi conteggi sottostima di gran lunga l’incidenza reale della malattia.

“Verosimilmente, in Italia soffrono di colite ulcerosa circa 150mila individui e ogni anno si verificano 7mila nuovi casi – afferma il dott. Marco Daperno, SC Gastroenterologia AO Ordine Mauriziano di Torino e Presidente del Congresso IG-IBD tenutosi a Torino a inizio dicembre – La colite ulcerosa è una malattia che deve essere ben controllata con le terapie tradizionali, anche perché a differenza del Crohn può essere caratterizzata da manifestazioni più violente e immediate che richiedono un ricovero tempestivo e un trattamento intensivo; in un numero non trascurabile di casi può richiedere l’intervento chirurgico come soluzione necessaria”.

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Dott. Marco Daperno

Quest’ultima è un’operazione impegnativa, in quanto richiede l’asportazione di tutto il colon e quindi una variazione complessiva dello stile di vita. “Le terapie mediche – aggiunge Daperno – riescono a garantire la completa remissione non solo dei sintomi, ma anche dell’aspetto endoscopico e istologico, che è diventato ormai un chiaro obiettivo terapeutico, poiché è stato dimostrato che i pazienti che presentano problemi di tipo endoscopico e istologico hanno un accesso di rischio a polipi o tumori del colon”.

L’obiettivo dunque è quello di utilizzare tutto l’armamentario terapeutico per mettere definitivamente a posto qualità di vita, sintomi e segni di malattia, un obiettivo che nella colite ulcerosa è ancora più importante che nel Crohn.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali
Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD, inflammatory bowel disease), ossia la Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn, in Italia hanno un’incidenza medio-alta, in aumento negli ultimi decenni. Queste patologie possono presentarsi in qualsiasi età, ma più frequentemente compaiono tra i 20 e i 30 anni, impattando in maniera significativa sulla qualità di vita dei soggetti affetti. Il 20% di tali patologie esordisce addirittura in età pediatrica, con notevoli ripercussioni non solo a carico del bambino affetto, ma anche a livello familiare. In questa fase giovanile, il soggetto impara che ha una patologia cronica, destinata a perdurare per tutto il corso della sua vita; sarà obbligato a prendere costantemente medicine, dovrà sottoporsi regolarmente a controlli e talvolta a interventi chirurgici.

La diagnosi e il decorso clinico delle malattie sono al centro dell’azione degli specialisti della società scientifica IBD, con l’identificazione delle nuove strategie terapeutiche per la gestione delle patologie, l’uso dei farmaci biologici, per una medicina che sia di precisione, nuovi paradigmi di trattamento per le IBD, la ricerca di base e la medicina transazionale, la gestione integrata e multidisciplinare di tali malattie, i nuovi biologici di prossimo impiego, ottimizzazione della safety della terapia convenzionale e della terapia biologica, gestione delle IBD non aggressive.

“Attualmente in Italia si stima che siano affette da colite ulcerosa o malattia di Crohn tra le 200 e le 250mila persone; in Europa i dati ufficiali ci dicono che ne soffrono in oltre due milioni – spiega il dott. Daperno – In passato queste malattie portavano al decesso, con picchi, negli anni ’70, del 30-35%. Oggi il rischio di mortalità legato alla patologia non è del tutto scomparso, ma i progressi scientifici hanno ridotto il dato all’1-2% circa. Tuttavia le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno un notevole impatto sulla quotidianità del soggetto affetto: scuola e università, attività lavorativa, vita sociale e familiare possono essere colpite a causa di assenteismo, depressione, mancato guadagno, assenza dal lavoro per malattia, difficoltà nelle relazioni personali, discriminazione”.

Circa il 50% dei pazienti con malattia di Crohn e il 20% dei pazienti con colite ulcerosa, inoltre, necessitano di intervento chirurgico entro 10 anni dalla diagnosi, che può ulteriormente impattare sulla qualità di vita dei pazienti stessi. Esiste, inoltre, una qualche predisposizione familiare nello sviluppo della malattia; infatti, un paziente su cinque ha uno o più parenti stretti affetti da malattia di Crohn o colite ulcerosa.

I farmaci biologici nella malattie croniche intestinali
I farmaci biologici rappresentano sia il presente che il futuro della malattie croniche intestinali. Tra il 10 e il 20% dei pazienti affetti da colite ulcerosa e malattia di Crohn vengono trattati coi farmaci biologici attualmente disponibili. La percentuale varia a seconda dei diversi paesi: nel Nord Europa si raggiungono percentuali anche doppie o triple rispetto all’Italia. Un utilizzo più massiccio non è automaticamente corretto, servono adeguate strategie e la sfida per il futuro è quella di utilizzarli al meglio nell’ottica del benessere del paziente.

Negli ultimi 20 anni, i farmaci biologici hanno sicuramente cambiato il modo di trattare le malattie infiammatorie intestinali, così come in altri ambiti delle malattie immuno-mediate hanno fatto in reumatologia e in dermatologia. Il giovamento si deve soprattutto all’avvento dei farmaci anti-TNF prima e poi più di recente dei farmaci anti-integrine, a cui si stanno per aggiungere ulteriori nuovi farmaci (nel 2018 arriveranno gli anti-interleuchina 12/23).

Attualmente, dunque, il paziente che non risponde a una terapia di primo livello, di tipo tradizionale, ha una serie di opzioni ulteriori che possono ridurre il rischio della colectomia (asportazione chirurgica del colon o di parte di esso) nel caso della colite ulcerosa o di alcuni interventi, anche mutilanti, nel caso del Crohn. Questo non vuol dire che siano farmaci adatti a tutti i pazienti.

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