Allergie alimentari in aumento nei bambini. I massimi esperti mondiali riuniti a Roma

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4° Food Allergy and Anaphylaxis Meeting (FAAM). Illustrati i risultati degli studi e i progressi nella ricerca di una cura della malattia

famiglia-bambini-ciboRoma, 17 ottobre 2016 – Si è tenuto a Roma, dal 13 al 15 ottobre, il 4° Meeting sulle Allergie Alimentari e sull’Anafilassi (4th Food Allergy and Anaphylaxis Meeting – FAAM), incontro organizzato dall’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica (EAACI) al quale hanno partecipato più di 1.200 esperti tra ricercatori, clinici e operatori sanitari provenienti da tutto il mondo.

Quello di quest’anno è stato il più grande evento sulle allergie alimentari a livello internazionale negli ultimi 5 anni, a conferma della crescente attenzione da parte del mondo scientifico e dell’opinione pubblica nei confronti di questo tema.

In Europa più di 17 milioni di persone sono affette da allergie alimentari, di cui 3,5 hanno un’età inferiore a 25 anni. Inoltre, l’8% delle persone affette da un’allergia alimentare è esposto al rischio di essere colpito da una grave reazione che può condurre anche alla morte. Le reazioni all’allergia alimentare sembrano inoltre essere in aumento soprattutto fra i bambini. Nel Regno Unito e in Australia c’è stato un incremento del 700 % negli ultimi 12 anni del numero dei bambini di età compresa fra 0 e 14 anni che sono stati ricoverati in ospedale per anafilassi alimentare.

In Italia i pazienti che soffrono di allergie alimentari di età compresa fra 0 e 18 anni sono in totale circa 570.000, di cui 270.000 fra 0 e 5 anni e 180.000 fra 10 e 18 anni. Inoltre, circa 5.000 bambini sotto i 5 anni di età sono a rischio di reazioni alimentari gravi.

Le reazioni allergiche ad alimenti, che possono essere gravi fino all’anafilassi e pertanto pericolose per la vita dei pazienti, rappresentano una minaccia per la salute pubblica e nascondono notevoli implicazioni economiche anche per la prevalenza in apparente costante aumento. La prof.ssa Antonella Muraro dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, Presidente di EAACI e di FAAM 2016, sottolinea come “il costo sociale delle allergie alimentari deriva da una serie di spese legate a costi diretti di gestione (es. acquisto di farmaci, alimenti senza allergeni, ricovero in ospedale e cure mediche specialistiche) o indiretti (es. giornate di lavoro o di scuola perse, nonché perdita di produttività). Si stima che il costo per la gestione delle allergie alimentari sia più alto di quello di altre patologie croniche, come il diabete, e negli USA è stimato aggirarsi sui 4.800 dollari all’anno”.

Il principale obiettivo di FAAM 2016 è stato quello di affrontare la malattia mediante un approccio olistico, coinvolgendo tutte le categorie mediche e professionisti non medici impegnati nella gestione dei molteplici aspetti legati ai problemi quotidiani incontrati dai pazienti. Oltre agli immunologi di base, agli allergologi, ai pediatri e ai gastroenterologi, al meeting erano presenti anche tecnologi alimentari, rappresentanti dell’industria, associazioni di pazienti di tutto il mondo ed esponenti di organizzazioni europee con mandati legislativi. Un forum multidisciplinare che ha riunito diversi specialisti in un contesto altamente interattivo.

Linee guida EAACI sulle Allergie Alimentari e Anafilassi
Nella prima giornata di FAAM 2016, EAACI ha fornito un aggiornamento sull’attuazione pratica delle sue Linee Guida sulle Allergie Alimentari e Anafilassi (Food Allergy and Anaphylaxis Guidelines), ponendo un’attenzione particolare agli strumenti disponibili per i medici di base. Infatti, il dibattito di EAACI sulle allergie alimentari ha visto coinvolta, per la prima volta, la principale associazione europea di medici di base. Esperti di EAACI e della European Association of General Practitioners (UEMO) hanno illustrato i passaggi fondamentali per l’attuazione di queste Linee Guida nel corso di una tavola rotonda presieduta dalla prof.ssa Muraro, Presidente di EAACI e dal dott. Alberto Lupo, Presidente di UEMO. “I medici di base sono in prima linea nel riconoscimento dei pazienti che soffrono di allergia alimentare e solo rafforzando la collaborazione con questi professionisti della Sanità saremo in grado di identificare rapidamente la patologia e quindi di gestire appropriatamente anche le reazioni allergiche acute”, ha dichiarato la prof.ssa Muraro.

Attuale legislazione UE sull’etichettatura degli allergeni alimentari
Un altro argomento che è stato affrontato durante il meeting è l’attuale legislazione sull’etichettatura degli allergeni alimentari. Da Dicembre 2014, il Regolamento UE n. 1169/2011 sull’informazione sugli alimenti ai consumatori prevede l’obbligo di fornire informazioni sulla presenza di allergeni all’interno della lista degli ingredienti di alimenti confezionati, sciolti e per il consumo di massa. Se, da un lato, ciò aiuta i consumatori che soffrono di allergie alimentari ad evitare alimenti problematici, dall’altro si è assistito ad un proliferare di etichettature cautelative che hanno confuso i pazienti ed ulteriormente ristretto le loro scelte alimentari. In relazione a questo argomento, è stata discussa una nuova proposta per regolare le cosiddette etichette può contenere ed è stato inoltre fornito un quadro generale sulle leggi internazionali in materia.

“L’influenza della legislazione dell’UE sulle attività ordinarie del settore dell’industria alimentare e l’impatto sui consumatori che soffrono di allergie sono enormi. Pertanto, tutti gli stakeholder dovrebbero essere consapevoli delle attività delle Autorità di regolamentazione, comprese le raccomandazioni volontarie di risk-assessment formulate dall’industria”, ha sottolineato la prof.ssa Clare Mills, Co-Presidente di FAAM 2016 e Coordinatrice di iFAAM – un progetto finanziato dall’UE e gestito dall’Università di Manchester sugli approcci integrati all’allergene alimentare e sul programma di gestione degli allergeni.

La prof.ssa Antonella Muraro ha quindi aggiunto: “La sicurezza è di importanza fondamentale per i pazienti e per i genitori e la qualità della vita può cambiare radicalmente a seconda della legislazione in materia”.

Nuovi alimenti e nuovi allergeni
La valutazione del rischio allergenico di nuovi alimenti e di nuovi allergeni è un argomento chiave che è stato affrontato in una sessione cui ha partecipato, tra gli altri esperti, Antonio Fernandez Dumont dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), il quale ha presentato il punto di vista dell’Unione Europea su come affrontare questo importante aspetto.

In un’epoca di continui cambiamenti climatici e di insicurezza nel campo alimentare, si rendono necessarie nuove fonti di proteine all’interno dei regimi alimentari. “Alcune di queste, come le proteine contenute negli insetti, potrebbero non raggiungere livelli di ampio consumo, ma potrebbero costituire un rischio per chi soffre di allergie alimentari. Sono pertanto necessari nuovi approcci scientifici per garantire innovazione in relazione ai nuovi ingredienti proteici, garantendo al contempo che le persone con allergie alimentari siano effettivamente protette”, sostiene la prof.ssa Mills.

La prof.ssa Muraro ha fatto presente al proposito che “si è prossimi ad individuare strumenti utili per arginare la patologia sia da un punto di vista terapeutico che di prevenzione”.

Durante il meeting sono stati presentati i risultati dei trials di immunoterapia per l’allergia a latte vaccino, uovo ed arachide, nonché le varie opzioni di modulazione della risposta immunitaria nei primi anni di vita e durante la gravidanza. Si è inoltre enfatizzato come la diversità della flora intestinale del singolo individuo e l’interazione con la flora intestinale della madre contribuiscano a plasmare una reazione immunitaria personalizzata agli allergeni alimentari. Nello specifico, il parto cesareo prevenendo l’esposizione alla flora microbica vaginale sembra costituire un fattore di incremento nella prevalenza delle malattie allergiche.

Nei vari simposi, seminari e workshop, 90 ricercatori si sono confrontati con un pubblico di esperti e con i pazienti che soffrono di allergia alimentari allo scopo di stilare una roadmap per una gestione globale di tale patologia nei prossimi 3 anni.

“FAAM 2016 si è confermato essere un’opportunità unica per riaffermare il principio che solo lavorando tutti insieme con un approccio olistico centrato sul paziente si riuscirà ad affrontare le sfide quotidiane della gestione della malattia e progredire nella ricerca di una cura definitiva”, ha dichiarato la prof.ssa Muraro.

“È stato entusiasmante partecipare ad un meeting che ha riunito clinici e scienziati di ricerca di base anche per la gestione in sicurezza degli allergeni presenti nei prodotti di largo consumo in un corale sforzo collaborativo”, ha aggiunto la prof.ssa Mills.

fonte: ufficio stampa

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