Screening oncologici, nel 2014 restano elevate estensione e partecipazione

medico-ricercatore-laboratorioFirenze, 18 dicembre 2015 – Lo screening oncologico, in Toscana, funziona: è un quadro positivo quello che emerge dai dati contenuti nel Rapporto regionale dell’Ispo, l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica. Anche nel 2014 la Regione ha proseguito il suo impegno nell’offerta di questa importante opportunità di prevenzione secondaria e i toscani hanno risposto all’appello in maniera soddisfacente. Le percentuali che fotografano l’andamento dei tre programmi di screening attivi ormai da molti anni su tutto il territorio regionale – lo screening mammografico, quello colo-rettale e quello cervico-vaginale – confermano il raggiungimento di una buona performance da parte di questi percorsi di sanità pubblica, offerti gratuitamente alla popolazione. I dati sono stati presentati questa dal Direttore Generale di Ispo Gianni Amunni nel corso di una conferenza stampa a margine di un convegno nell’Auditorium del Cto.

“I dati degli screening presentati stamani da Ispo confermano ancora una volta che i cittadini toscani sono consapevoli dell’importanza della diagnosi precoce e rispondono positivamente all’invito a sottoporsi a un controllo – dice l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – In Toscana puntiamo molto sulle iniziative di prevenzione e crediamo fortemente in questi interventi di sanità pubblica. E anche per quanto riguarda la prevenzione, quella toscana è una delle performance migliori d’Italia. Anche in tempi di risorse limitate, come quello che stiamo attraversando, noi vogliamo continuare a investire sulla prevenzione”.

“Una buona diffusione degli screening – spiega Gianni Amunni, Direttore Generale di Ispo – rappresenta lo strumento più forte per ridurre l’incidenza e la mortalità per tumore. L’integrazione con l’ITT prevista dalla nuova legge regionale renderà ancora più forte, in Toscana, l’integrazione tra prevenzione, cura e ricerca”.

Particolarmente soddisfacenti sono i dati relativi all’estensione dei programmi. Nel corso del 2014, lo screening mammografico rivolto alle donne di età compresa tra i 50 ed i 69 anni ha raggiunto il 95,8% della popolazione bersaglio (con un aumento di quasi tre punti percentuali rispetto al 2013), quello della cervice uterina il 97% delle donne in età tra i 25 ed i 64 anni e quello con la ricerca del sangue occulto fecale ha interessato l’88% degli uomini e delle donne residenti di età compresa tra i 50 ed i 70 anni. Positivi sono anche i dati relativi all’adesione (la percentuale di persone che hanno aderito all’invito), con un 70%, un 57% e un 52% per i tre programmi rispettivamente. I valori relativi ai primi due programmi, quello dello screening mammografico e quello della cervice uterina, collocano la Toscana come una delle regioni più forti nella lotta ai tumori femminili. Da tempo, la Regione affida a Ispo la messa in atto di strategie di controllo che verificano l’appropriatezza di questi interventi in modo da garantirne la massima efficacia.

Lo screening mammografico
Nel 2014 sono 241.601 le donne di età fra 50-69 anni che sono state invitate a sottoporsi gratuitamente a una mammografia di screening. Anche quest’anno solo 1 su 4 tumori diagnosticati si è dimostrato in fase avanzata a conferma che lo screening riesce ad individuare lesioni di più piccole dimensioni e più facili da sconfiggere. Alcuni programmi evidenziano una notevole variabilità da un anno all’altro: se da una parte questo risponde alle modalità organizzative di alcuni programmi, dall’altra si rende necessario un intervento di ridistribuzione delle risorse.

Lo screening della cervice uterina
In Toscana è in corso da tempo il graduale passaggio, come test di screening primario, dal tradizionale Pap-test all’HPV test, più sensibile e quindi più efficace. Il programma è stato avviato nel 2013 nell’Azienda USL 9 Grosseto, nella Azienda USL 10 Firenze e nella Azienda USL 12 di Viareggio. Il passaggio all’HPV test, oltre a migliorare l’efficacia dello screening, ha permesso il passaggio ad un intervallo quinquennale accorciando in modo sostanziale i tempi di risposta. Un risultato che è stato possibile raggiungere perché si è passati da un test che rende necessaria la presenza di un operatore (il Pap-test) a un test molecolare di nuova generazione ad elevata automazione, come è l’Hpv test. Le altre Aziende toscane entreranno progressivamente nel programma a partire dal 2016 invitando le donne tra i 55-64 anni. Soddisfacente anche i risultati raggiunti grazie alla centralizzazione in un unico laboratorio del test HPV primario e della citologia di triage: la scelta si è dimostrata fattibile e ha consentito la completa tracciabilità anche informatica del percorso.

Lo screening colo-rettale
In Toscana lo screening colo-rettale viene effettuato attraverso la ricerca del sangue occulto fecale. Grazie a questo esame, assolutamente non invasivo, nel 2014 in Toscana sono stati identificati 253 cancri colo-rettali e 1.423 adenomi avanzati, lesioni a rischio di degenerazione neoplastica. In un terzo dei casi dei casi, i cancri sono stati diagnosticati allo stadio iniziale, a riprova dell’opportunità di diagnosi precoce resa possibile nello screening.

L’adesione della popolazione migrante: il caso virtuoso di Grosseto
La popolazione migrante costituisce una porzione importante della popolazione bersaglio degli screening, ed è ormai noto che essa tende ad aderire meno ai programmi di prevenzione. Per analizzare il fenomeno, i ricercatori Ispo hanno diviso la popolazione invitata in due grandi gruppi: quella proveniente da paesi a sviluppo avanzato e quella che arriva da paesi a forte pressione migratoria. I nati nei paesi a forte pressione migratoria sono stati considerati tutti insieme, anche se l’area di provenienza incide molto sulla cultura della prevenzione: mentre alcune etnie non si rivolgono quasi affatto agli screening, altre lo fanno quanto o forse più delle italiane. Per quanto riguarda i dati di adesione in relazione paese di nascita, le differenze maggiori tra i nati in paesi a sviluppo avanzato e i nati in paesi a forte pressione migratoria si registrano nello screening mammografico (21 punti percentuali), mentre esse si mostrano più contenute nei programmi di screening cervicale (11 punti percentuali) e colo-rettale (14 punti percentuali). Singolare il caso della Azienda USL 9 Grosseto, il cui dato medio di adesione è piuttosto buono in tutti e tre i programmi. Indagini ad hoc per capire quali meccanismi di incentivazione sono stati attivati in quella Azienda saranno utili per comprendere meglio la partecipazione della popolazione migrante e potranno essere adottate dalle altre Aziende USL.

fonte: ufficio stampa

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