Screening epatite C abbinati a test sierologici Covid. Opportunità senza precedenti

Prof. Massimo Galli: “Oltre a garantire una valutazione realistica della distribuzione e dell’entità dell’infezione da HCV, un’iniziativa di questo tipo darebbe un fondamentale impulso all’emersione del sommerso. L’opportunità di effettuare questi test per rilevare la presenza di HCV non ha precedenti. Auspichiamo un Paese senza Covid, ma anche senza Epatite C. E per questo, più persone potremo curare, più ci avvicineremo all’obiettivo”

Milano, 22 maggio 2020 – Negli ultimi due anni l’Italia ha compiuto un percorso virtuoso nel piano di eliminazione dell’infezione da HCV entro il 2030 promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’epatite C ha avuto una portata rivoluzionaria per la possibilità di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

Tuttavia, l’emergenza globale determinata dalla pandemia Covid-19 ha spostato l’attenzione sul contrasto a questo nuovo sconosciuto virus e lasciato in secondo piano la lotta ad altre patologie. Nel caso dell’Epatite C, questo arresto è intervenuto in un momento chiave, proprio all’indomani dell’approvazione dell’emendamento al decreto mille proroghe lo scorso febbraio: un provvedimento con cui sono stati stanziati 71,5 milioni di euro per il biennio 2020-2021 per introdurre lo screening gratuito necessario a individuare i potenziali malati di epatite C.

Questi screening riguardano i nati nelle fasce d’età 1969-1989, i soggetti seguiti dai Servizi Pubblici per Tossicodipendenze (SerT), i soggetti detenuti in carcere. Non è però ancora chiaro se e quando verranno avviati gli screening specifici, visto che mancano ancora i decreti attuativi.

Si è svolta oggi la prima Web Conference “Epatite C, una patologia invalidante da non dimenticare. Il need del paziente nell’era Covid-19: stato dell’arte dell’eliminazione del virus HCV e proposte operative aggiornate”, organizzata da MA Provider. Hanno partecipato al dibattito, collegati in remoto, Giovanni Rezza, neo Direttore Generale della Prevenzione, Ministero della Salute; l’On. Elena Carnevali, XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati; Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus; Beatrice Lorenzin, V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, Camera dei Deputati, già Ministro della Salute; Michela Rostan, Vicepresidente XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati; Loreta Kondili, Medico Ricercatore presso Centro Nazionale per la Salute Globale, Istituto Superiore di Sanità; Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT, Professore ordinario di malattie Infettive della facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; Massimo Galli, Past President SIMIT, Professore ordinario Malattie Infettive, Università degli Studi di Milano Direttore Divisione Clinicizzata Malattie Infettive AO, Polo Universitario “Luigi Sacco”; Salvatore Petta, Segretario AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato; modera Andrea Pancani, Giornalista LA7.

Prof. Massimo Andreoni

La web conference ha rappresentato momento di confronto tra gli attori di sistema per analizzare i nuovi scenari con clinici, pazienti, accademici e referenti istituzionali attivi sul tema e per aggiornare la strategia di contrasto al Virus HCV e le relative proposte attuative.

Le società scientifiche AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di concerto con l’Associazione Pazienti EpaC onlus, riunite sotto l’acronimo ACE – Alleanza Contro l’Epatite, propongono una soluzione semplice che potrebbe garantire un importante passo avanti: abbinare ai test sierologici per il coronavirus stabiliti dal Governo anche gli screening per l’Epatite C.

“Abbiamo una grande opportunità – sottolinea il prof. Massimo Andreoni – Visto che anche il Covid pone l’esigenza di uno screening di massa per riconoscere la diffusione del virus nella popolazione, possiamo mettere insieme le due cose. Gli studi epidemiologici per la diffusione del Covid prevedono test su tutto il territorio nazionale al fine di raggiungere una numerosità rappresentativa. Tecnicamente non ci sono difficoltà a fare ambedue i test sul campione di sangue prelevato. Ma bisogna organizzarsi in tempi brevi perché la sierologia per il Covid sta partendo. Potrebbe emergere un quadro significativo dell’incidenza di entrambe le patologie nelle singole regioni. Naturalmente il campione di partenza è ristretto, ma è destinato ad ampliarsi e sarebbe comunque utile per avere un approccio propositivo”.

Prof. Massimo Galli

“L’auspicio degli infettivologi è che si possa affiancare all’indagine sulla Covid un’ampia rilevazione su HCV – evidenzia il prof. Massimo Galli – Il campione da testare sarebbe certamente, almeno in parte, diverso, ma lo sforzo organizzativo ed economico potrebbe essere unificato, inducendo utili sinergie. Oltre a garantire una valutazione realistica della distribuzione e dell’entità dell’infezione da HCV, un’iniziativa di questo tipo darebbe un fondamentale impulso all’emersione del sommerso, se accompagnata da un’adeguata campagna informativa. L’opportunità che ci è data di effettuare test per rilevare la presenza di HCV non ha precedenti. Auspichiamo un Paese senza Covid, ma anche senza Epatite C. E per questo più persone potremo curare, più ci avvicineremo all’obiettivo”.

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