Crisi alimentare paralizza Sud Sudan. Raddoppiato il numero di persone in emergenza rispetto al 2016

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Milano, 13 novembre – In risposta a una nuova segnalazione IPC sulla sicurezza alimentare, l’organizzazione umanitaria internazionale Azione contro la Fame ha lanciato un invito alla leadership politica esortando a porre fine alla crisi alimentare causata dal conflitto in Sud Sudan.

Anche se la carestia non è più presente nelle due contee in cui è stata dichiarata all’inizio di quest’anno, l’insicurezza alimentare acuta ora interessa 1.4 milioni di persone in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ed è stata classificata come “emergenza” (classificazione IPC fase 4) anche in parti stabili del Paese, non direttamente colpite da conflitti armati. Secondo l’avviso IPC, nel peggiore dei casi, nel 2018 è possibile una carestia in più località del Paese.

“Non è insolito assistere a picchi stagionali nei livelli di fame – ha affermato Guy Halsey, direttore Paese di Azione contro la Fame in Sud Sudan – Ma quello che stiamo osservando è devastante. La prevalenza della malnutrizione acuta ha superato la soglia di emergenza ovunque. Il persistente conflitto, aggravato dall’instabilità economica e dal cambiamento climatico, ha eroso i mezzi di sussistenza delle persone e costretto milioni a fuggire”.

L’allarme IPC rilasciato dal governo del Sud Sudan, da diverse agenzie delle Nazioni Unite e dai partner umanitari, tra cui Azione contro la Fame, avverte che il 45% della popolazione del Sud Sudan dovrà affrontare una grave insicurezza alimentare durante la stagione della raccolta di quest’anno, da ottobre a dicembre, quando il cibo è di solito più abbondante.

All’inizio del 2018, la stagione magra (il periodo tra i raccolti in cui i prodotti alimentari si esauriscono, nota anche con il nome di “stagione della fame”) dovrebbe iniziare tre mesi prima del solito, mettendo a rischio ancora più persone vulnerabili.

Un aumento dell’assistenza umanitaria internazionale dopo la dichiarazione di carestia all’inizio di quest’anno ha migliorato la sicurezza alimentare e ha salvato la vita dei bambini malnutriti nelle aree di Unity, Jonglei e Northern Bahrel Ghazal.

Ma le scarse fonti di finanziamento per la risposta umanitaria internazionale hanno causato ritardi, una limitata copertura dei servizi e la carenza di prodotti di assistenza essenziali. Infatti, i finanziamenti per le emergenze umanitarie sono spesso a breve termine e non consentono una programmazione nel lungo periodo che aiuti le comunità a riprendersi – in Sud Sudan come in altri Paesi che hanno subito gravi crisi.

Mobilizzare le risorse per interventi immediati e salvavita così come per gli sforzi di recupero nel lungo termine sono priorità urgenti, ma Azione contro la Fame avverte che una necessità ancora più pressante è trovare una soluzione politica per porre fine alla crisi in Sud Sudan.

“Gli sforzi umanitari hanno salvato le persone dalla catastrofe – ha affermato Hajir Maalim, direttore regionale di Azione contro la Fame per l’Africa orientale – Ma l’aiuto umanitario non può concludere il conflitto nel Sud Sudan. Senza una soluzione politica, la fame continuerà a peggiorare, nonostante i nostri sforzi”.

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