Clima, COP23. ENEA: “Importanti le misure concrete di Cina e Stati Uniti”

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Roma, 7 novembre 2017 – Si è aperta a Bonn, in Germania, la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima (COP23) che vede la partecipazione di oltre 190 delegati da tutto il mondo. L’obiettivo è quello di concordare le regole per l’applicazione dell’accordo di Parigi (COP21), entrato formalmente in vigore il 4 novembre 2016, che mira a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C rispetto al periodo preindustriale.

“La tendenza a lungo termine della temperatura media superficiale del pianeta va nella direzione sbagliata. Gli ultimi tre anni, infatti, sono stati gli anni più caldi mai registrati finora, con una temperatura media globale superiore di 1,1°C rispetto al periodo preindustriale”, spiega Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio “Modellistica climatica e impatti” dell’ENEA.

“Nonostante negli ultimi tre anni la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dalla combustione di combustibili fossili sia rimasta pressoché stabile – aggiunge Sannino – la concentrazione in atmosfera ha raggiunto valori eccezionali, con livelli medi atmosferici di CO2 che hanno raggiunto nel 2016 le 403 parti per milione (ppm), il 44% in più rispetto ai livelli preindustriali. Ma c’è una ragione abbastanza semplice per cui la recente stabilizzazione delle emissioni globali non si è tradotta in una stabilizzazione della concentrazione dei livelli di CO2 in atmosfera. Un pianeta più caldo rende sia la biosfera che l’oceano meno efficienti nell’assorbire CO2 dall’atmosfera. L’oceano e la biosfera terrestre assorbono attualmente solo il 50 per cento delle emissioni di CO2, mentre il restante 50 per cento delle emissioni continua quindi ad accrescere la concentrazione presente in atmosfera”.

“E le cose non vanno meglio quest’anno – conclude Sannino – visto che ad aprile si è raggiunto un picco ‘storico’ nella concentrazione di CO2 con 410 ppm, il valore più elevato degli ultimi 800mila anni. La soluzione è una sola: bisogna tagliare drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera”.

La Commissione europea ha posto come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2del 40% al 2030e dell’80% al 2050 rispetto ai valori del 1990 (quando nell’Unione europea è stato raggiunto il picco).
“Ma l’Europa da sola non basta – conclude Sannino – se consideriamo che dei 36 miliardi di tonnellate di CO2 a livello globale ogni anno, il 30% è emesso dalla Cina, il 15% dagli Stati Uniti e solo il 10% dall’Europa.Sarà quindi importante seguire a Bonn le misure concrete che Cina e Stati Uniti vorranno mettere in campo per ridurre in maniera drastica le emissioni”.

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