Neurologia 3.0, la sanità digitale sempre più parte integrante del paziente

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A cura del prof. Gioacchino Tedeschi Direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia A.O.U. – Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli

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Milano, 18 marzo 2018 – Sulla Rete non ci sono solo ‘bufale’. E da Internet non arrivano solo false speranze. Anche quando si parla di salute. Quattro i temi principali dell’e-health applicata alla Neurologia: i social network, le tecnologie assistive, le APPs e i wearable device.

Riguardo i social network oramai diversi studi in letteratura hanno dimostrato che, se ben gestiti, possono diventare un luogo di corretta informazione scientifica e di contatto reale con i pazienti.

Un esempio italiano è il social network dedicato alle persone con Sclerosi Multipla gestito della Clinica Neurologica dell’AOU – Università della Campania Luigi Vanvitelli, che nel tempo è diventato un punto di riferimento in Italia.

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Prof. Gioacchino Tedeschi

Un punto di riferimento internazionale è invece il blog del Barts and The London School of Medicine del prof. Gavin Giovannoni. Queste due esperienze mettono in evidenza come le comunità digitali possano essere importanti non solo per i pazienti ma anche per i ricercatori e per i medici.

Il secondo tema è l’exergaming applicata in riabilitazione, fondamentale per le persone affette da patologie neurologiche debilitanti. L’approccio riabilitativo, infatti, potrebbe essere ancora più efficace se praticato attraverso videogiochi che comportano attività fisica e sembrerebbe aiutare i pazienti a migliorare alcune capacità motorie e cognitive,anche se la sua efficacia va ancora ben documentata.

L’e-health o sanità digitale sarà probabilmente sempre più parte integrante del vissuto del paziente neurologico e di tutto il team che se ne occupa. Da questo punto di vista le APPs possono assolvere molteplici funzioni: tengono sempre in contatto il paziente con la sua equipe curante, aiutano nella gestione quotidiana della terapia, sono utili strumenti di riabilitazione cognitiva.

Infine, una ulteriore innovazione sono i dispositivi indossabili, i wearable devices: dai braccialetti che monitorano l’attività fisica a quelli che tengono sotto controllo i parametri vitali, fino ai vestiti realizzati con filati intelligenti che regolano la temperatura corporea o che incorporano sensori di movimento.

Nell’ambito delle attività del Gruppo di Studio della Società Italiana di Neurologia “Digital Technology, web e social media al servizio della Neurologia” abbiamo in corso un’analisi su quanto i neurologi italiani conoscano la Sanità Digitale. Abbiamo sottomesso una survey chiamata “Neurologia 3.0, siamo pronti? – Stato dell’arte sul rapporto tra neurologi italiani, social media, apps, wearable devices e exergames” e, fino ad oggi, hanno partecipato circa 200 Neurologi.

La risposta più alta si è avuta nella fascia di età tra i 40-49 anni, tuttavia hanno riposto anche 4 neurologi tra gli 80 ed i 90 anni. Qui i dati ‘preliminari’ (contiamo comunque di ottenere l’adesione di oltre 400 specialisti per raggiungere un campione adeguato) più salienti:

  • tutti utilizzano almeno un device in ambito professionale e nella quasi (96%) utilizzano il computer, mentre l’utilizzo del tablet è ancora basso (25%);
  • i device sono però utilizzati soprattutto per tenersi informati e per mantenere i contatti (92% e 75%) e meno per divulgare informazioni (54%);
  • i social media non sono visti molto bene in quanto a condivisione dell’amicizia. La maggioranza degli intervistati non è favorevole all’amicizia con i pazienti (88%) sui social e circa la metà (54%) è sfavorevole anche a qualunque interazione sul web;
  • il 57% risponde ai pazienti tramite whatsapp anche fuori dall’orario di lavoro;
  • l’avvento dei social ha migliorato il rapporto con i pazienti per circa il 50% degli intervistati;
  • il 94% dei Neurologi ha ricevuto pazienti che avevano già fatto autodiagnosi sul web;
  • quasi tutti (98%) cercano di consigliare i pazienti su come consultare Internet, principalmente segnalando siti affidabili e mettendo in guardia da siti non attendibili;
  • nel 78% dei casi i device indossabili non sono disponibili per la pratica clinica.
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