Doppio trapianto grazie a una donazione a cuore fermo al Policlinico di Sant’Orsola

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Bologna, 28 gennaio 2019 – Nuova donazione a cuore fermo al Sant’Orsola. La generosità del donatore e dei famigliari ha consentito così due trapianti: il fegato a Bologna e un rene a Modena mentre l’altro rene, destinato a Parma, non è risultato idoneo. È la quarta donazione a cuore fermo che si registra al Policlinico bolognese, la diciottesima in regione a partire dal 2016.

Nella donazione a cuore fermo gli organi, per essere preservati, necessitano di interventi tempestivi in rapida sequenza, immediatamente dopo la cessazione della circolazione spontanea. Questo è reso possibile grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate specifiche per la conservazione degli organi e grazie ad un’efficiente organizzazione che vede impegnati un gran numero di professionisti.

Tutto ciò è possibile solo in centri dove équipe multidisciplinari rendono possibile un utilizzo avanzato e mirato delle apparecchiature di ultima generazione per il supporto extracorporeo della respirazione.

Il Policlinico di Sant’Orsola è uno dei centri italiani all’avanguardia proprio in questa attività. Qui infatti è stata sviluppata in questi anni, dall’equipe del professor Cescon, una nuova macchina per la perfusione degli organi, da dicembre in uso a Bologna e oggetto di uno studio randomizzato prima di procedere a un suo utilizzo anche commerciale su ampia scala.

Da quest’anno al team del Policlinico di Sant’Orsola si è unito il professor Ranieri che dopo una decennale esperienza in Canada, a Torino e a Roma ha trasferito a Bologna la sua attività di studio e ricerca sulla terapia delle gravi insufficienze cardio-respiratorie.

Dal 2016 ad oggi sono state in tutto 18 le donazioni di organi a cuore fermo in Emilia-Romagna andate a buon fine. Queste hanno reso possibile 40 trapianti: per la precisione 16 di fegato e 24 di rene. Al Sant’Orsola le donazioni a cuore fermo sono state 4, di cui 3 andate a buon fine e che hanno permesso 2 trapianti di fegato e 5 di rene sempre a Bologna.

Questi risultati sono stati resi possibili da un lavoro di equipe che ha coinvolto il Centro Riferimento Trapianti, gli anestesisti e i rianimatori delle Terapie intensive dirette dal professor Marco Ranieri e dal dottor Guido Frascaroli insieme con i chirurghi vascolari, i radiologi, gli anatomo patologi, i trasfusionisti che svolgono un ruolo essenziale nel garantire il mantenimento di una buona funzionalità degli organi. Un ruolo decisivo è stato svolto da tutto il personale infermieristico delle terapie intensive e delle sale operatorie.

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