Immunoterapia, combattere il cancro come fosse un’infezione

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Nasce il Working Group di Immunoterapia di Alleanza Contro il Cancro coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Coinvolti nel progetto 20 Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). Determinante il lavoro di rete

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Roma, 15 dicembre 2017 – Combattere il cancro alla stregua di un’infezione. Si chiama immunoterapia ed è l’approccio terapeutico innovativo che punta ad attivare il sistema immunitario del paziente per riconoscere ed eliminare le cellule neoplastiche. A questa specialità è dedicato il neonato gruppo di lavoro, coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di Alleanza Contro il Cancro (ACC), la più grande rete di ricerca oncologica italiana, che mette insieme 20 IRCCS.

Il Working Group si occuperà della identificazione dei biomarcatori altamente predittivi di risposta ai nuovi approcci immunoterapici al fine di individuare in maniera precoce quei pazienti che ne possono beneficiare. In questo modo sarà possibile evitare di esporli a trattamenti potenzialmente associati ad effetti collaterali in assenza di beneficio clinico. Questo approccio consentirebbe inoltre di ridurre la spesa farmaceutica del Sistema Sanitario Nazionale per terapie ad alto costo.

L’attività sarà coordinata dalla professoressa Concetta Quintarelli, responsabile del Laboratorio di Terapia Genica dei tumori del Bambino Gesù, e si concentrerà sulla conversione dei pazienti non responsivi in responsivi con lo sviluppo di nuove terapie combinate.

Alleanza Contro il Cancro è la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. Fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, è attualmente formata da 22 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, AIMaC (Associazione italiana dei malati oncologici), Italian Sarcoma Group e l’Istituto Superiore di Sanità, che ne ospita gli uffici.

Cos’è l’immunoterapia
Spesso la cellula cancerogena si cela al sistema immunitario. Per renderla riconoscibile vengono infusi nel paziente dei reagenti per attivare il sistema immunitario: anticorpi e immunoglobuline che riconoscono selettivamente la cellula malata. Questi si mettono a ponte tra la cellula neoplastica e il sistema immunitario, attivando quest’ultimo affinché riconosca ed elimini la prima.

Strategie ancora più innovative prevedono la modifica genetica in laboratorio delle cellule T linfocitarie del paziente al fine di indurre la presenza nelle stesse di recettori specifici per riuscire a riconoscere un antigene espresso sulla cellula neoplastica.

I recettori – chimerici antigenici – vengono di solito inseriti tramite vettori virali nella cellula T. Una volta esposti sulla sua membrana, circolano come soldati nel paziente riuscendo a riconoscere anche i siti metastatici della neoplasia stessa.

Questi approcci, estremamente innovativi nel contesto dei tumori solidi, sono oggi disponibili in Italia solo presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per bambini affetti da neuroblastoma – responsabile dello studio il professor Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Onco-ematologia pediatrica e Medicina trasfusionale del Bambino Gesù. L’auspicio è che possano garantire i benefici ottenuti nel contesto di terapie applicate attualmente (principalmente negli Stati Uniti) anche alle neoplasie ematologiche linfoidi.

“Il mio compito – spiega la professoressa Quintarelli – è supportato concretamente da due coordinatori, Paola Nisticò dell’IRE di Roma e Vincenzo Russo dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Il gruppo di lavoro è estremamente attivo e si è focalizzato nel contesto di pazienti affetti da carcinoma polmonare grazie al coordinamento con i gruppi di lavoro Polmone e Genomica. L’obiettivo è una profonda caratterizzazione dei pazienti inclusi nello studio clinico che partirà a breve nel contesto del WG Polmone per individuare laddove possibile i soggetti che beneficeranno dell’approccio immunoterapico e quelli in cui, al contrario, sarebbe auspicabile non utilizzarlo al fine di ridurre al minimo la tossicità”.

Le prospettive future
Nel futuro molto prossimo il Working Group ha l’obiettivo di estendere ciò che viene svolto sul polmone a tutti gli altri contesti neoplastici di cui ACC si interessa (melanoma, sarcomi, glioblastomi, gastrointestinale), non dimenticando che oltre ai pazienti adulti vi è la forte necessità clinica di intervenire con approcci innovativi anche nel contesto di quelli pediatrici.

Questo perché all’interno di ACC, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù rappresenta le esigenze di questa specifica popolazione, spesso non presa in considerazione dagli investimenti delle case farmaceutiche, ma estremamente bisognosa di ricevere cure sempre più all’avanguardia.

“Il futuro – continua Quintarelli – si concentrerà sulla creazione di terapie mirate e specifiche per ogni singolo paziente ottenibili solo tramite un lavoro di rete come in ACC, che coagula specialità e ricercatori di ambiti differenti. La caratterizzazione approfondita di ogni singolo paziente ci permetterà di impostare correttamente la terapia aumentandone il beneficio e riducendone al contempo la tossicità”.

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