Antibioticoresistenza, in arrivo Piano Sanitario Nazionale

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Linee Guida ministeriali per combattere i batteri più resistenti. Questa nuova impostazione permetterà una migliore gestione delle infezioni, a partire da una diagnosi precoce grazie ai metodi innovativi cosiddetti ‘genotipici’

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Pierluigi Viale e Massimo Andreoni

Salerno, 24 ottobre 2017 – Grande fermento al Congresso Nazionale di Salerno della SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali alla vigilia del lancio del Piano Sanitario Nazionale che sarà emanato dal Ministero della Salute a fine ottobre. Ogni anno, nel mondo circa 700mila decessi sono causati dall’antibiotico-resistenza; l’uso smodato di antibiotici infatti ha vanificato i loro effetti e reso i batteri più resistenti, con trend in continua crescita e costi sempre più elevati. Il prolungamento dei tempi di degenza per infezione in ospedale è la voce economicamente più notevole, basti pensare che una giornata di ricovero costa circa 800€.

Le priorità
“Il tema dei germi multiresistenti presuppone un approccio multidisciplinare, nel contesto del quale gli infettivologi costituiscono indubbiamente una delle professionalità di primo piano” sottolinea Pierluigi Viale, Professore Ordinario di Malattie Infettive – Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Direttore Unità Operativa di Malattie Infettive – Policlinico S. Orsola Malpighi – Bologna.

“Uno degli aspetti da perseguire assolutamente è sicuramente migliorare l’uso degli antimicrobici. È una grossa responsabilità per il mondo infettivologico. Sono necessarie due considerazioni di tipo politico: chi ha la responsabilità di formazione dei medici del futuro deve rivedere i piani di acculturamento per migliorare la consapevolezza sull’uso degli antibiotici. In secondo luogo, per poter svolgere un’azione capillare di governo della terapia antimicrobica servono adeguate risorse”, dichiara Viale.

Un maggior coordinamento nazionale
“La novità del Piano Sanitario Nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza si basa su un concetto innovativo, detto ‘one health’, che introduce un approccio unitario di gestione delle resistenze – spiega il prof. Marco Tinelli, Segretario Nazionale SIMIT – Ciò significa che la gestione del controllo delle infezioni sarà organizzata a livello circolare comprendendo gli ospedali, il territorio e gli allevamenti animali. Il piano introduce così obiettivi e azioni con maggiore coordinamento nazionale per tutte le infezioni, il che significa maggiore concertazione tra le regioni e superamento dei piani parcellizzati. Questa operazione, che coniuga centralizzazione e sinergie, necessiterà anche di nuove risorse”.

Maggiore controllo di batteri e rischi
Questa nuova impostazione permetterà una migliore gestione delle infezioni, a partire da una diagnosi precoce grazie ai metodi innovativi cosiddetti ‘genotipici’.

“Il ruolo dell’infettivologo è fondamentale – prosegue il prof. Tinelli – Il Ministero ha riconosciuto un ruolo importante alla nostra categoria di infettivologi: non solo la gestione della parte terapeutica, ma anche l’assunzione di responsabilità all’interno di un più generale discorso di equipe per il controllo delle infezioni. Inoltre, interverrà come riferimento fondamentale per la formazione degli operatori sanitari e per la ricerca nell’ambito dell’antibiotico terapia e del controllo delle infezioni”.

Il Piano permetterà un più rapido riscontro di cosa avviene a livello epidemiologico, cioè quali sono i batteri che circolano in Italia e quali rischi comportano. La diagnosi precoce permetterà di intervenire immediatamente, permettendo così un migliore e più oculato uso degli antibiotici.

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