Arte e Cervello: ma il bello è davvero universale?

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testa-cervello-3Milano, 3 febbraio 2017 – Il bello gratifica, il bello può addirittura aiutare a alleviare anche malattie gravi del sistema nervoso. Da Kant in poi ci si chiede cosa sia esattamente il bello, oggi la neuroscienze ci aiutano a dare una risposta non filosofica, ma scientifica a domande sulle quali i pensatori si dibattono da secoli. Perché la neuroscienza moderna riesce a spiegarci in cosa consista il bello, come il senso estetico sia in uomini e donne e perché il bello e l’arte influiscono sul nostro comportamento.

Queste sono le novità presentate nel ciclo di seminari “Cervell.a.mente 2017 – Arte e Cervello” che si terrà presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, dal 6 al 10 febbraio, organizzato dal Centro di Eccellenza coordinato dalla prof.ssa Adriana Maggi. Il ciclo di seminari fa parte del fitto programma di iniziative organizzate a livello mondiale in occasione della Settimana Mondiale del Cervello. Un appuntamento per ricordare gli enormi progressi fatti dalle Neuroscienze negli ultimi venti anni grazie alle nuove tecniche di ingegneria genetica e di imaging, quali la TAC, che permettono di studiare nel dettaglio molecolare i meccanismi con cui i neuroni comunicano tra loro, mantengono i ricordi e creano nuove idee.

Nella settimana esperti di fama internazionale si riuniranno per discutere di arte e cervello: raccontando quello che oggi noi abbiamo appreso sui meccanismi di percezione del bello, sulla possibilità del nostro cervello di plasmarsi quando in presenza di una opera artistica elaborata dall’uomo o di una bellezza della natura. In quanto sappiamo che la contemplazione di un’opera d’arte provoca nel nostro cervello una risposta precisa, che determina gratificazione.

Tuttavia, il bello non è universale: una lunga storia evolutiva ha portato a un diverso senso estetico in soggetti di sesso maschile e femminile, infatti, gli studi presentati sottolineeranno anche le differenze nella percezione del bello in soggetti di sesso diverso e come questa percezione differenziata abbia le sue radici nella storia dell’evoluzione della razza umana. Ma esiste una terapia del bello? Possiamo utilizzare l’estetica per guarire e la malattia influisce sulla nostra capacità di ideare? Anche questi punti verranno affrontati, dimostrando come queste conoscenze non solo abbiano contribuito a risolvere dilemmi filosofici, ma, soprattutto, come stiano indicando una nuova via per curare malattie psichiche e neurologiche.

Nel corso della settimana Diego Fornasari, ricercatore del CEND e presidente del corso di laurea magistrale in biotecnologie mediche e medicina molecolare, inaugurerà la nuova edizione di Cervell..a..Mente con una discussione sulla dipendenza del cervello da droghe e dell’influenza che possono avere sulla produzione artistica. Fabio Babiloni, direttore scientifico di Brainsings, spin-off dell’Università La Sapienza di Roma, ci mostrerà come sia possibile misurare le reazioni che avvengono nel nostro cervello in seguito alla contemplazione di un’opera d’arte, mentre nel pomeriggio, Luca Ticini, presidente della Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”, partendo dai principi della Neuroestetica, disciplina che ricorre alle Neuroscienze per spiegare e comprendere l’esperienza estetica a livello neuronale, ci spiegherà perché ci piace ciò che ci piace.
Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze presso l’Università di Trento, e Alessandra Colciago dell’Università degli Studi di Milano, parleranno della percezione del Bello, rispettivamente, negli animali e nell’uomo, ed, in quest’ultimo caso, di come esso sia percepito in maniera differente da maschi e femmine.

L’applicazione delle metodologie di imaging verrà illustrata da Rosa Maria Moresco, responsabile del laboratorio PET dell’Università Milano Bicocca, che spiegherà in cosa consista l’imaging funzionale e come questa tecnica abbia influito sulla comprensione dell’organizzazione del cervello e del suo funzionamento in risposta a stimoli diversi con risvolti pratici, per esempio nel trattamento di tumori cerebrali.
Sul legame tra arte e patologie legate ai disturbi dell’umore parleranno Raffaella Molteni, con un seminario su come la contemplazione artistica possa agire su queste patologie, e Daniela Tardito parlerà di come questi stessi disturbi possano influenzare la produzione artistica.

Alcuni meccanismi di base del funzionamento del sistema nervoso verranno discussi da Fabrizio Gardoni, mentre Marta Altieri dell’Università La Sapienza di Roma ci porterà l’esempio di un artista molto noto, Leonardo Da Vinci, e della possibilità che la sua scomparsa possa essere legata al fatto che seguisse una dieta vegetariana. Margaret Rose e Elio Scarpini parleranno della vasta rappresentazione di malattie neurologiche e psichiatriche fatta da Shakespeare nelle sue opere, affrontando l’argomento dal punto di vista della letterata e del neuroscienziato. Mentre Gallese, professore presso l’Università degli Studi di Parma e uno degli scopritori dei neuroni a specchio, chiuderà la manifestazione con un seminario dal titolo “Arte e Cervello”.

fonte: ufficio stampa

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