AIFI su Ddl Lorenzin: “Gli emendamenti su osteopata e chiropratico violano le regole, si torni indietro”

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Gli emendamenti proposti, mirano a riconoscere tout court le prime due nuove professioni sanitarie dall’avvento della legge 43/2006, rimandando a fasi successive il percorso di validazione scientifico previsto dalla Legge. AIFI continuerà ad agire ora e durante tutto l’iter parlamentare, in tutte le sedi e chiamando a raccolta tutte le forze professionali, politiche e sindacali, per il pieno rispetto delle norme vigenti

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Dott. Mauro Tavarnelli

Roma, 26 aprile 2016 – Gli emendamenti al Ddl 1324 che prevedono l’istituzione di due nuove professioni sanitarie (osteopata e chiropratico), contravvengono alle disposizioni della Legge 43/2006 in materia di individuazione di nuove professioni in ambito sanitario. La scelta politica di violare quanto già chiaramente previsto con la legge dello Stato produce il grave effetto di sovvertire il sistema di regole che il Legislatore ha voluto a tutela dei Cittadini.

Il Ddl 1324, che porta la firma del Ministro della Salute, aveva l’ambizione di completare il riordino normativo delle professioni sanitarie (processo avviato nel lontano 1992) finalmente consentendo ai cittadini di riconoscere i professionisti ed evitare gli abusivi. Su queste premesse era stato salutato con favore da tutta la comunità delle professioni sanitarie. Di fatto, con la proposta di questi emendamenti, si aprono le strade ad una sanatoria di quanti, in maniera abusiva, oggi esercitano pratiche riservate ai professionisti sanitari. Esattamente il contrario delle finalità della norma proposta. Gli emendamenti si propongono ora alla votazione da parte della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, di cui la Sen. De Biasi è Presidente.

L’Associazione Italiana Fisioterapisti, coerentemente a quanto da sempre espresso sul tema, ribadisce la necessità di una necessaria correzione del testo. La L. 43/2006 già regolamenta con chiarezza le modalità di individuazione di nuove professioni sanitarie, prevedendone l’iter financo nei dettagli, affinché l’istituzione di una nuova professione sanitaria avvenga DOPO una serie di atti e verifiche istituzionali che ne certifichino la reale necessità di bisogno della popolazione, la base scientifica e la non sovrapponibilità di profilo con professioni già esistenti.

Gli emendamenti proposti, invece, mirano a riconoscere tout court le prime due nuove professioni sanitarie dall’avvento della legge 43/2006, rimandando a fasi successive il percorso di validazione scientifico previsto dalla Legge, tra l’altro omettendo completamente il comma 3 dell’art. 5 della suddetta L. 43/2006. Quindi, di fatto, creando una distorsione interpretativa proprio alla prima applicazione, creando così un precedente gravissimo per le future istituzioni e, peggio ancora, per il governo futuro del sistema salute in Italia.

E cosa accadrebbe se i passaggi che la legge prevede come propedeutici per l’istituzione di una nuova professione sanitaria, svolte a posteriori dovessero certificarne la non appropriatezza o necessità? Chi si assumerebbe la responsabilità dell’errore e i conseguenti costi per la finanza pubblica che comunque i livelli di certificazione e validazione comportano?

La Commissione Igiene e Sanità del Senato è chiamata quindi ad una scelta importante, di responsabilità, legalità e di governo del sistema salute per i cittadini, per cui tutte le Professioni della Salute osservano con attenzione questo passaggio del Ddl.
Gli emendamenti proposti restano perciò malfatti e inopportuni per la loro collocazione, di dubbia legittimità per le modalità applicative e l’evidente omissione di parte della Legge cui pure si richiamano, inapplicabili nella promessa di non comportare oneri per lo Stato, continuando a rappresentare un vulnus nel sistema di tutela della salute dei Cittadini, basato sui meccanismi di garanzia che lo Stato deve agli Utenti.

Ai Senatori della XII Commissione, che hanno la responsabilità politica del testo che sarà approvato, vogliamo ribadire che non è accettabile che vengano violate le leggi che lo stesso Parlamento ha voluto e il cui rispetto integrale è fondamentale per la tenuta del sistema.
AIFI continuerà ad agire ora e durante tutto l’iter parlamentare, in tutte le sedi e chiamando a raccolta tutte le forze professionali, politiche e sindacali, per il pieno rispetto delle norme vigenti.

Mauro Tavarnelli, Presidente AIFI

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1 Risposta

  1. Carla scrive:

    In Europa si diventa fisioterapisti dopo un percorso universitario di 4 o 5 anni esclusa la specialistica…forse dovreste pensare a questo… O no!!!!

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