Quando la protesi valvolare si distacca. Al Monzino per la prima volta in Italia intervento mininvasivo con un nuovo dispositivo

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Milano, 22 gennaio 2015 – Sono stati eseguiti oggi per la prima volta in Italia al Centro Cardiologico Monzino, i primi tre interventi che utilizzano un nuovo dispositivo per la riparazione mininvasiva, a cuore battente, dei distacchi parziali delle protesi valvolari cardiache, i cosiddetti leak paravalvolari. Gli interventi, ad elevata complessità tecnica sono stati eseguiti dal Prof. Francesco Alamanni, Direttore della Chirurgia Cardiovascolare e dal Prof. Antonio Bartorelli, Direttore della Cardiologia Interventistica, alla guida di un team integrato di cardiochirurghi, ecocardiografisti, cardiologi ed anestesisti.

“Gli interventi di oggi – dichiara Antonio Bartorelli – rappresentano per molti pazienti una rivoluzione: la chiusura del leak paravalvolare con un dispositivo impiantabile inserito per via transcatetere è infatti l’unica strada percorribile per i pazienti troppo fragili ed ad alto rischio per essere candidabili a chirurgia. In un passato recente, interventi analoghi sono stati eseguiti adattando dei dispositivi in uso per altre patologie cardiache, ma il device utilizzato oggi, chiamato OCCLUTECH-Paravalvular Leak Device, è il primo ad essere specificamente concepito a questo scopo, aumentando significativamente le probabilità di successo della procedura”.

Solo in Europa ogni anno vengono impiantate 210.000 protesi valvolari per la sostituzione della valvola aortica o mitralica. In alcuni di questi casi – la percentuale oscilla tra l’1 e il 5 per cento, con un’incidenza più elevata per quella mitralica – il paziente col tempo può andare incontro a un distacco limitato della protesi: è appunto il leak paravalvolare che, se di grado severo, spesso richiede un nuovo intervento chirurgico.

“Ma non sempre è possibile procedere chirurgicamente, sostituendo la valvola o risuturandola – osserva Francesco Alamanni – perché in molti casi si tratta di malati complessi, sottoposti a plurimi interventi cardiochirurgici, spesso affetti da altre malattie e dunque con un aumentato rischio di mortalità perioperatoria. Questo intervento è un ulteriore esempio di come al Monzino, grazie al continuo sviluppo delle tecnologie, unito ad un approccio effettivamente integrato tra cardiochirurghi e cardiologi, il trattamento chirurgico delle cardiopatie complesse e dei pazienti ad alto rischio sta evolvendo verso una riduzione dell’invasività. Qui cardiochirurghi e cardiologi sempre più di frequente operano insieme, con l’obiettivo di creare i futuri paradigmi di terapia delle malattie cardiovascolari”.

Il Centro Cardiologico Monzino è l’unico IRCCS in Italia interamente dedicato alla ricerca e alla cura delle malattie cardiovascolari.

fonte: ufficio stampa

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