Pubblico impiego, Anaao Assomed a Gentiloni: “Fatti, non parole. Liberare i giovani dal precariato”

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Costantino Troise: “Se il premier Gentiloni vuole esprimere nei fatti gratitudine al personale della sanità pubblica non deve fare altro che cancellare la rapina delle risorse contrattuali che il suo Governo persegue attraverso la riorganizzazione del pubblico impiego”

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Dott. Costantino Troise

Roma, 7 aprile 2017 – I ringraziamenti del premier Paolo Gentiloni a medici e infermieri durante l’inaugurazione del trauma center dell’ospedale Careggi di Firenze, ricordano la buona novella di un imminente rinnovo contrattuale annunciata dal suo predecessore Matteo Renzi all’inaugurazione di un pronto soccorso, sempre in Toscana, terra, evidentemente, di forti ispirazioni, molti mesi or sono.

I ringraziamenti – commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed Costantino Troise – fanno sempre piacere, perché sono il riconoscimento di quanto da anni stiamo dicendo, e cioè che è il lavoro dei medici, dei dirigenti sanitari e degli infermieri a tenere in piedi quello che rimane della sanità pubblica dopo i tagli lineari, passati e presenti, che ne hanno messo a nudo la crisi insieme con il calo della esigibilità del diritto alla salute dei cittadini.

Ma i ringraziamenti non bastano, soprattutto se sono smentiti dai fatti. Ed i fatti parlano di un contratto di lavoro bloccato da 8 anni, latitante a distanza di 2 anni dalla sentenza della Corte Costituzionale ed intanto taglieggiato da provvedimenti che, ancorché chiamati riforme, di fatto servono a fare cassa con le risorse accessorie dei medici e dei dirigenti sanitari. A conferma di un loro impoverimento strutturale che i governi, compreso quello Gentiloni, preparano insieme al messaggio destruente di cercare fuori dal sistema pubblico quelle gratificazioni economiche e di carriera che il SSN non è più in grado di erogare.

Non bastano i ringraziamenti. Se il premier Gentiloni vuole esprimere nei fatti gratitudine al personale della sanità pubblica non deve fare altro che cancellare la rapina delle risorse contrattuali che il suo Governo persegue attraverso la riorganizzazione (riforma è francamente eccessivo) del pubblico impiego, con un eccesso di delega che continueremo a denunciare. Non si può accompagnare un finanziamento simbolico del rinnovo contrattuale alla sottrazione di ingenti risorse, quasi 700 milioni in questi anni, dal tavolo contrattuale.

Non di pacche sulle spalle o dolci parole abbiamo bisogno, ma di fatti che mettano riparo alla svalorizzazione del nostro lavoro, diventato il punching ball della fantasia creativa di Regioni e Aziende. E di investimenti, non solo economici, o per lo meno di restituzione del maltolto. E di certezze per i giovani, liberandoli da un precariato di lungo corso che li priva di futuro, personale oltre che professionale.

I partiti si stanno dividendo in Parlamento sulla data delle prossime elezioni. Qualcuno farebbe bene a preoccuparsi dei loro risultati.

fonte: ufficio stampa

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