Psoriasi, la terapia ‘cucita’ sul paziente aumenta l’efficacia

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Sorrento, 6 maggio 2017 – La psoriasi è una malattia immunitaria cronica che colpisce la pelle. Essa si verifica quando il sistema immunitario invia segnali difettosi che accelerano il ciclo di crescita delle cellule. La psoriasi colpisce circa 125 milioni di persone in tutto il mondo, di cui circa il 20% soffre di psoriasi a placche moderata-grave.

La psoriasi può localizzarsi in qualsiasi parte del corpo ed è associata ad altre condizioni di salute gravi, come il diabete, le malattie cardiache e alcuni tumori. La forma più comune di psoriasi, la psoriasi a placche, è caratterizzata da chiazze rosse, ispessite, coperte da un accumulo bianco argenteo di cellule morte della pelle.

Le terapie a lungo termine sono gravate da un alto rischio di abbandono e di non aderenza, secondo recenti stime dell’OMS circa il 50% nei Paesi sviluppati. Ixekizumab, l’anticorpo monoclonale per la psoriasi moderata grave è una molecola dall’elevata rapidità d’azione, efficacia sia nel breve che nel lungo termine oltre a profili di sicurezza tra i più elevati oggi disponibili.

“Un farmaco può essere efficace ma se è complesso da assumere o non permette al paziente di apprezzarne gli effetti in breve termine diventa un ostacolo alla terapia – spiega il prof. Fabio Ayala Direttore della U.O.C. di Dermatologia clinica del Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia – Università di Napoli Federico II – la non compliance al trattamento non solo compromette l’efficacia delle cure ma determina un aumento dei costi legati ad una inefficace gestione della patologia. In questo senso complessità, durata, fallimenti precedenti, comparsa di effetti collaterali prima che il paziente possa apprezzare i miglioramenti, sono tra i fattori che inficiano maggiormente l’aderenza”.

“La rapidità e l’efficacia in breve termine non solo giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento del risultato terapeutico ma garantiscono l’aderenza del paziente alla terapia – sottolinea il docente – Ixekizumab presenta diversi vantaggi grazie alla sua alta affinità di legame con l’interleuchina 17A, citochina chiave nel processo patogenetico della psoriasi. E’ proprio dall’interazione con questa citochina che il meccanismo patogenetico viene bloccato con una azione quasi ‘chirurgica’. Inoltre, sin dalle prime settimane di trattamento ixekizumab si è dimostrato più efficace su tutti gli obiettivi raggiungendo un miglioramento significativo del 75, 90 e 100% dell’indice PASI. E i risultati si mantengono anche nel lungo periodo: l’alto indice di risposta al trattamento viene mantenuto fino a 108 settimane di terapia, quando la maggior parte dei pazienti vede confermata la risoluzione quasi completa (PASI 90) o completa (PASI 100) delle placche psoriasiche, quest’ultima raggiunta da oltre il 50% dei pazienti” (*).

Sull’aderenza alle cure influiscono in negativo l’insorgenza di effetti collaterali, per cui per ciascun farmaco è importante che il bilancio tra effetti collaterali e benefici ottenuti sia favorevole: una recente analisi integrata ha preso in esame oltre 7.800 pazienti affetti da psoriasi moderata-severa trattati con ixekizumab in sette studi clinici per un totale di 264 settimane(**). Dai risultati emerge un ottimo profilo di sicurezza del farmaco sia nel breve che nel lungo termine, che, unito alla rapidità d’azione e l’efficacia, lo candida come tra i migliori farmaci di prima scelta.

(*) Blauvelt et al. Poster presented at AAD 2017 Orlando. Efficacy and safety of ixekizumab for the treatment of moderate-to-severe plaque psoriasis: results through 108 weeks of a randomized phase 3 clinical trial (UNCOVER 3)
(**) Presentato all’EADV 2016 Vienna, Alexandra B. Kimball,1 Richard G. Langley,2 Mamitaro Ohtsuki,3
Susan R. Moriarty,4 Wen I. Xu,4 Lotus Mallbris,4 Kristian Reich5

fonte: ufficio stampa

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