L’osteopatia in urgenza: la via per decongestionare i Pronto Soccorso in maniera sicura ed efficace
Con un approccio terapeutico non invasivo e un’acclarata sicurezza procedurale circa la gestione delle disfunzioni neuro-muscolo-scheletriche, da oltre due decenni, l’osteopatia è stata integrata in numerosi reparti ospedalieri italiani (pediatria, neurochirurgia, oncologia e terapia del dolore) al fine di migliorare la qualità della vita del paziente, ridurre la percezione del dolore e accelerare i processi di guarigione attraverso trattamenti manuali non invasivi.
La capacità manifestata di integrarsi tra la sfera strettamente medica e quella organizzativa ovvero di facilitare l’esecuzione di specifici protocolli clinici oltreché di stabilizzare il paziente attraverso meccanismi di facilitazione, rendono l’osteopatia idonea ad un potenziale inserimento nei reparti di medicina d’urgenza e pronto soccorso, allo stato attuale stretti in una morsa indotta dal continuo blocco dei servizi sul territorio, dalla crisi delle RSA e dalle difficoltà che caratterizzano l’ordinarietà di tutta la rete ambulatoriale.
L’aggravarsi della pressione sui reparti d’urgenza ed emergenza, rappresenta la punta di un iceberg composto da problemi strutturali complessi, spesso inveterati, connessi gli uni con gli altri, in quota parte alimentati dalla carenza di personale medico e infermieristico (si stima che nel settore dell’emergenza-urgenza manchino oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri), dai tempi di attesa per il ricovero (carenza di posti letto disponibili nei reparti di degenza causata dalla difficoltà a garantire un turnover adeguato) e, soprattutto, dall’elevato numero di accessi impropri.
Nonostante il tentativo di implementazione di percorsi a gestione infermieristica “see and treat” e percorsi di presa in carico precoce “fast track”, per la presa in carico e la cura di situazioni classificabili come “urgenze minori” (codici a bassa e media complessità assistenziale), la situazione viene definita di collasso strutturale (CISL TOSCANA, 2026). Spesso sono i modelli procedurali a non essere idonei rispetto al tipo di assistenza o cura da prestare:
- dolore acuto muscolare non patologico;
- rigidità e limitazioni meccaniche post-evento clinico;
- compensi adattivi neuro-muscolari.
Riorganizzare il sistema urgenza-emergenza, quindi, si traduce in interventi strutturali tesi a rimodulare i modelli organizzativi, utili a decongestionare il Pronto Soccorso ovvero allocare in maniera appropriata le basse priorità ovvero gli accessi inappropriati, così da scongiurare i disagi che ad essi sono correlati:
- aumento del carico assistenziale;
- terapie strumentali o farmacologiche spesso inefficaci;
- rallentamento del recupero funzionale;
- generazione di accessi ripetuti;
- intasamento delle sale d’attesa del Pronto Soccorso;
- aumento del grado di insoddisfazione del paziente e della comunità tutta.
Rivalutare i principi su cui fonda la gestione delle basse priorità ovvero degli accessi impropri, consente di riservare le attenzioni necessarie ai pazienti che necessitano di cure ad elevata intensità.
Necessario, a questo punto, precisare che l’urgenza è una condizione che richiama un intervento non evidentemente o immediatamente vitale. Richiede rapidità (codice 2 o arancione di Pronto Soccorso) quando una sua mancata gestione possa peggiorare fino a diventare un’emergenza, ma può anche manifestamente essere differibile (codice 3 o azzurro di Pronto Soccorso) o minore (codice 4 o verde di Pronto Soccorso).
A titolo esplicativo, è bene sottolineare che si parla di urgenza e non di emergenza (codice 1 o rosso di Pronto Soccorso) che, invece, è una situazione tale da far registrare la compromissione dei parametri vitali, ponendo il paziente in serio pericolo di vita (Lavinia Cibardo, Cammino Diritto, Rivista di informazione giuridica, IUS/17 – DIRITTO PENALE, Articolo divulgativo – ISSN 2421-7123, 14 Settembre 2019)
L’inquadramento in Urgenza si rivela possibile ed utile, in tutti quei casi in cui non fosse in atto un’urgenza od emergenza medica, chiaramente riferibile, ad esempio, a lesioni anatomiche gravi, fratture ossee complesse, ferite che richiedono interventi e cure mediche specialistiche o interventi chirurgici, malattie degenerative, genetiche, infettive, cancerose, cardiache, respiratorie, metaboliche, perdite di coscienza, ecc. (codici rosso ed arancione di pronto soccorso), casi tutti in cui gli osteopati, laddove consentito, possono lavorare in sinergia con altri professionisti sanitari, al solo fine di fornire un’azione di supporto.
In questi termini, quindi, l’Osteopatia in urgenza interviene a rimuovere limitazioni motorie alleviando dolori e disagi, soprattutto quando causati da condizioni acute come traumi sportivi (contusioni, stiramenti, distorsioni), colpi di frusta, dolori muscolari acuti (lombalgia, dorsalgia, cervicalgia, mal di testa) e contratture.
L’osteopatia è efficace nel ridurre l’intensità del dolore, in particolare per condizioni muscolo-scheletriche acute come lombalgie, cervicalgie o dolore alle estremità per effetto di distorsioni, migliorando da subito il range di movimento e la capacità funzionale. Può offrire sollievo in situazioni difficili, come nei casi di colpo di frusta, mal di testa, traumi cranici minori o in pazienti che non possono assumere farmaci tradizionali.
Il suo approccio è considerato “Opioid-Sparing” per la documentata capacità di ridurre il ricorso analgesici farmacologici, inclusi gli oppioidi, così diminuendo così il rischio di effetti collaterali e di dipendenza.
In completa assenza di effetti avversi legati alla pratica, l’osteopatia produce effetti benefici in caso di fascite plantare, capsulite adesiva, epicondilite, sindrome del tunnel carpale, sindrome da dolore patellofemorale e, più in generale, sulle componenti viscerali, fasciali e vascolari. Riduce il dolore, aumentano la mobilità, la funzionalità e la forza, aiutando a ridurre lo stress e a migliorare la circolazione linfatica.
Senza aumentare i costi di gestione del Reparto, l’osteopatia è adatta al flusso di lavoro del Pronto Soccorso poiché, richiedendo mediamente pochi minuti (circa 4-10 minuti per trattamento), consente attesa breve e velocità d’intervento.
L’osteopatia in Pronto Soccorso rappresenta una risorsa terapeutica complementare che migliora la qualità dell’assistenza, si configura come un intervento sicuro, efficace e soprattutto rapido, in particolare per le problematiche muscoloscheletriche. È capace di ridurre il dolore e il consumo di farmaci senza aumentare i costi complessivi di gestione del paziente.




