Infertilità maschile: la qualità seminale specchio della salute dell’uomo. Premiato studio italiano

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Il Congresso americano di endocrinologia premia lo studio del prof. Alberto Ferlin dell’Università degli Studi di Brescia sui problemi di salute generale legati allo stato di infertilità maschile. Lo studio dimostra che la bassa concentrazione spermatica è associata ad alterazioni metaboliche, a rischi cardiovascolari e ad una ridotta massa ossea

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Brescia, 13 marzo 2018 – La qualità del liquido seminale di un uomo è un indicatore del suo stato di salute generale. Lo sostiene un recente studio del Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università degli Studi di Brescia, coordinato dal prof. Alberto Ferlin, endocrinologo e andrologo, che ha valutato la qualità degli spermatozoi, la funzione riproduttiva, i rischi metabolici e la salute cardiovascolare generale nella più grande casistica finora riportata. Lo studio, che ha coinvolto 5.177 partner maschili di coppie infertili italiane, è stato premiato al Congresso americano di endocrinologia che si svolgerà dal 17 al 20 marzo a Chicago.

“Il nostro studio mostra chiaramente che la bassa concentrazione spermatica è associata ad alterazioni metaboliche, a rischi cardiovascolari e ad una ridotta massa ossea” riferisce Alberto Ferlin, che aggiunge anche che “l’uomo infertile può avere importanti problemi di salute generale o fattori di rischio che possono compromettere sia la qualità di vita che la spettanza di vita. La valutazione dello stato di fertilità conferisce agli uomini un’opportunità unica per una valutazione generale della salute e una prevenzione di importanti malattie, quali obesità, dislipidemie, ipertensione, malattie cardiovascolari e osteoporosi”.

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Prof. Alberto Ferlin

Nello specifico, lo studio ha dimostrato che gli uomini infertili con bassa concentrazione spermatica, rispetto a quelli che invece hanno una qualità normale del liquido seminale, hanno più frequentemente sovrappeso, ipertensione, livelli di colesterolo ‘cattivo’ (LDL) e trigliceridi più elevati e un colesterolo ‘buono’ (HDL) ridotto.

Questi soggetti hanno un’altra frequenza di sindrome metabolica, rappresentata da un insieme di questi e di altri fattori che incrementano il rischio di sviluppare diabete, malattie cardiache e ictus. Anche la resistenza all’insulina, un altro problema che rappresenta una spia del diabete, è più frequente in questi soggetti. Questi dati sono estremamente importanti anche perché stiamo parlando di una popolazione di soggetti giovani, in età fertile, quindi di 30-35 anni.

I ricercatori hanno dimostrato inoltre che gli uomini con un basso livello di spermatozoi hanno un rischio 12 volte maggiore di manifestare ipogonadismo, cioè bassi livelli di testosterone, il più importante ormone ‘maschile’ prodotto dai testicoli. La metà degli uomini con un basso livello di testosterone presenta già a questa giovane età segni di osteoporosi, che è stata rilevata tramite la densitometria ossea. Ciò non significa che l’infertilità sia la causa degli squilibri metabolici e della osteoporosi, ma piuttosto che la qualità seminale è uno specchio della salute generale dell’uomo.

La principale conclusione, sostiene Ferlin, è che il trattamento dell’infertilità maschile non dovrebbe focalizzarsi solo nel cercare di avere un figlio. Quando in un soggetto con problemi di infertilità si riscontrano altri problemi di salute come sovrappeso, un alto livello di colesterolo o ipertensione, il soggetto deve essere seguito nel tempo indipendentemente dall’ottenimento di una gravidanza, sia naturalmente che mediante tecniche di riproduzione assistita. In questi soggetti, infatti, un cambiamento degli stili di vita o il ricorso precoce a cure specifiche rappresentano un mezzo straordinario di prevenzione di malattie potenzialmente pericolose.

Gli uomini delle coppie che hanno difficoltà ad avere figli dovrebbero ricevere una corretta diagnosi ed essere ben seguiti dal loro andrologo, senza saltare tappe alla ricerca di una gravidanza e ricorrere troppo facilmente a cure poco efficaci o eccessivamente ‘tecnologiche’ trascurando la loro salute generale.

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