Criticità del NUE 112 in Lazio. Paziente muore in attesa dell’ambulanza

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Antonino Gentile, Segretario Confintesa Sanità Roma e Lazio: “Il sistema dell’emergenza-urgenza regionale ha bisogno di strategie, mezzi e personale”

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Roma, 12 agosto 2017 – “Non è accettabile che il sistema dell’emergenza-urgenza della Regione Lazio consenta l’avverarsi di episodi gravi sui tempi di risposta del NUE, come ad Albano Laziale, e che si permetta anche solamente per un secondo il perpetuarsi dello stato indecoroso in cui ormai versano i Pronto Soccorso di Roma e Provincia”, dichiara il Segretario Confintesa Sanità Roma e Lazio, Antonino Gentile, in merito al decesso di un malato e la denuncia, attraverso la stampa, delle criticità relative al Numero Unico di Emergenza 112, unitamente alla cronica carenza di posti letto e personale sanitario che rendono i Pronto Soccorso luoghi non degni di un Paese civile.

“Sulla vicenda di Albano rimaniamo in attesa di conoscere l’esito delle verifiche della task force inviata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, atto conclusivo di una serie di disservizi che da mesi interessavano il nuovo modello di gestione delle chiamate di emergenza che invece nei propositi iniziali avrebbe dovuto rendere il soccorso dei malati più rapido ed efficiente. Questo non è stato in quel di Albano e a farne le spese è stato un essere umano che non si è visto garantito quel diritto all’assistenza nel momento in cui ne aveva un urgente bisogno.

Se dalla linea telefonica ci si sposta e si va nei Pronto Soccorso poi lo scenario diventa indecente. Ogni cittadino bisognoso di cure urgenti si vedrà negato quel diritto alla Salute che in questa Regione rischia di rimanere solo su carta. Poco personale sanitario, non adeguato alle reali necessità legate alle condizioni di assistenza e cure.

Negli anni passati vennero sintetizzati in maniera ragionieristica atti regionali che stabilivano i requisiti minimi strutturali e organizzativi, a cui i vari ospedali si attengono puntualmente purtroppo solo per la parte minima necessaria ai fini dell’accreditamento o dell’autorizzazione.

A distanza di sei anni sarebbe necessario rivedere certi decreti, come strategia a breve e medio termine. Come sarebbe opportuno immettere risorse e personale nella macchina sanitaria regionale, altrimenti non basteranno le task force e le barelle continueranno a essere dimore scomode per giorni”, conclude Antonino Gentile.

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