Sanità italiana nel caos. Politiche scellerate hanno reso fragile il sistema

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Dal 2009 ad oggi circa 50 mila operatori sanitari, usciti dal sistema per pensionamento, non sono stati sostituiti ed almeno 10 mila sono medici. A tutto questo si è associata una drammatica riduzione dei posti letto ospedalieri che ci ha portato al non invidiabile primato di essere tra gli ultimi in Europa in rapporto alla popolazione residente

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Roma, 12 agosto 2017 – Ci si continua a meravigliare della difficoltà di accesso alle cure che incontrano anche d’estate i cittadini di varie regioni italiane. I tagli al personale, la riduzione dei posti letto, i finanziamenti sempre più esigui hanno reso in modo sempre più evidente il sistema sanitario nazionale molto fragile.

Anche situazioni ordinarie, come la semplice necessità di assicurare le ferie ai dipendenti, sono in grado di metterlo in crisi. È una storia già scritta e da noi raccontata da molti anni. E scandalizzarsi ora è ipocrita.

Stiamo assaggiando il frutto amaro maturato dopo anni di politiche sconsiderate che hanno prodotto un pesante de-finanziamento del SSN fino a portarlo ad un valore del 30-40% inferiore a quello degli altri Paesi vicini, come Germania e Francia.

Il vero miracolo è che, nonostante tutto, si continui a mantenere una buona qualità delle cure, spiega Carlo Palermo, Vice Segretario Vicario dell’Anaao Assomed, come testimoniato dai recenti dati OCSE, con riferimento a patologie a forte impatto sociale come infarto del miocardio, ictus cerebrale e malattie neoplastiche.

C’è poco da stupirsi, pertanto, degli episodi di caos in pronto soccorso descritti in questi giorni dalla stampa. In inverno a causa della epidemia influenzale, in estate per le ondate di calore che mettono in crisi una popolazione sempre più anziana, in un contesto organizzativo precario per le ferie.

Eventi prevedibili, che non dovrebbero sfuggire ai decisori politici, si trasformano puntualmente in dramma. Le ferie del personale imposte da una normativa, europea e nazionale, non possono quindi essere viste come la causa del disservizio. A rendere fragile il sistema ci hanno pensato le scelte scellerate nel campo delle politiche sanitarie, sia a livello nazionale che regionale, fatte negli anni scorsi.

Dal 2009 ad oggi circa 50 mila operatori sanitari, usciti dal sistema per pensionamento, non sono stati sostituiti ed almeno 10 mila sono medici. A tutto questo si è associata una drammatica riduzione dei posti letto ospedalieri che ci ha portato al non invidiabile primato di essere tra gli ultimi in Europa in rapporto alla popolazione residente.

Siamo oramai a 3,4 posti letto per mille abitanti, contro un 8 della Germania, 7 dell’Austria, 6 della Francia. E nelle regioni meridionali arriviamo anche al di sotto dei 3 posti letto per mille abitanti.

In questo contesto, in cui tutto è già oltre il limite, le ferie e la chiusura estiva del 20-30% dei posti letto diventano un mix esplosivo, nonostante l’impegno degli operatori che ‘regalano’ ogni anno almeno 12 milioni di ore di straordinario che mai verranno retribuite o recuperate.

E le ferie non godute oramai si possono valutare per la categoria dei dirigenti medici e sanitari del SSN in decine di migliaia di anni, arrivando, nei casi estremi di carenza di personale, anche a 300-400 giorni di ferie non godute per ogni medico prossimo alla pensione.

Insomma, il SSN si regge non solo sull’orario di lavoro regolarmente retribuito dei suoi dipendenti, ma anche grazie ad una consistente quota di lavoro prestato in regime di ‘volontariato’ forzoso.

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