Covid-19, carenza dell’antivirale Plaquenil. A rischio le terapie per malattie autoimmuni

Roma, 9 aprile 2020 – È partita la corsa all’accaparramento del Plaquenil, farmaco a base di idrossiclorochina, un potente antivirale solitamente utilizzato per malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, la sindrome di Sjogren o il lupus eritematoso sistemico (LES) ma al quale Aifa ha dato il via libera per il trattamento dei casi meno gravi di infezione da SARS-CoV-2.

Il risultato è che in pochi giorni il Plaquenil e gli altri farmaci a base di idrossiclorochina sono diventanti merce rara nelle farmacie di tutto il territorio nazionale. Per questo proprio questa mattina Aifa ha pubblicato delle indicazioni che contengono una possibile soluzione per affrontare il problema senza che ne abbiano pregiudizio né le persone in terapia cronica né chi veramente dovesse averne bisogno per contrastare il Covid-19.

“Comprendiamo il panico che il coronavirus ha scatenato nella popolazione – racconta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttore dell’Osservatorio Malattie Rare – ma questo non può giustificare comportamenti irresponsabili: acquistare idrossiclorochina ‘in via preventiva’, per tenerlo a casa in caso di una eventuale necessità, significa togliere una terapia fondamentale a chi ne ha, invece, sicuro e immediato bisogno. Questo farmaco si può prendere solo su prescrizione: per ogni prescrizione non necessaria c’è una persona affetta da artrite reumatoide, sindrome di Sjogren o LES che rischia di dover interrompere le terapie, è importante che i medici dicano ‘no’ alle ricette ‘facili’, anche di fronte alle richieste insistenti di persone comprensibilmente spaventate”.

Secondo il direttore dell’Osservatorio “la soluzione proposta da Aifa è interessante e potrebbe essere d’aiuto nella gestione della carenza, il problema è che non è vincolante. La Asl di Modena già da qualche giorno aveva stabilito delle modalità precise di prescrizione del farmaco in caso di Covid-19, rimandando la competenza alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale, ma non sappiamo cosa faranno tutte le altre Asl e come ogni regione si muoverà: il rischio è che anche stavolta la tutela non sarà uniforme sul territorio. Ci appelliamo quindi a tutte le Regioni affinché mettano in pratica al più presto questa soluzione con le modalità più idonee, ma fin quando questo non sarà fatto sentiamo il bisogno di appellarci alla coscienza dei medici nel fare le prescrizioni”.

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha autorizzato la clorochina e l’idrossiclorochina negli studi clinici o nei programmi di utilizzo in emergenza per il trattamento del Covid-19. I due medicinali infatti, attualmente utilizzati per il trattamento della malaria e di alcune malattie autoimmuni, sono oggetto di studio in tutto il mondo poiché potenzialmente in grado di curare la malattia da coronavirus (Covid-19).

Tuttavia, non ci sono ancora evidenze scientifiche che dimostrino l’efficacia nel trattamento del Covid-19 e sono da prescrivere dopo valutazione attenta del paziente perché sia la clorochina che l’idrossiclorochina possono avere effetti indesiderati gravi, in particolare sul cuore, soprattutto a dosi elevate o in associazione ad altri farmaci. In generale, non devono essere presi o prescritti per evitare di ammalarsi, ma solo in presenza di sintomi.

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