Coronavirus, il pediatra Villani su Fase 2: “Impensabile per i bambini giocare in gruppo”

Prof. Alberto Villani

Roma, 23 aprile 2020 – Dalle uscite nei parchi al ritorno a scuola, dall’uso di mascherine e guanti fino al vaccino contro l’influenza e il Covid-19, l’agenzia Dire in vista della fase 2 ha chiesto come cambierà la vita dei bambini ad Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e membro del comitato tecnico-scientifico che supporta la Protezione Civile nel superamento dell’emergenza. Ad inizio aprile Villani, che è anche direttore di Pediatria generale e Malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, aveva raccomandato che si poteva uscire con i bambini solo per motivi validi. Intanto, è cambiato qualcosa nel frattempo? Si ha l’impressione che qualche genitore abbia iniziato ad allentare le maglie…

“Tutte le misure che erano presenti nel decreto del presidente del consiglio sono ancora valide – risponde l’esperto – E lì c’è scritto chiaramente che è possibile uscire di casa solo per motivi ben precisi: per necessità personali, come fare la spesa, per motivi di salute o di lavoro. Questo significa che se si ha la necessità di uscire per recarsi in un punto vicino a casa, questo è possibile farlo anche in presenza di un bambino. Quello che deve essere assolutamente evitato sono gli assembramenti, perché la regola numero uno è quella del distanziamento sociale”.

Parliamo della fase 2, quando anche i bambini potranno ricominciare ad uscire. Sappiamo che gli adulti dovranno continuare ad adottare misure di distanziamento sociale e a indossare la mascherina, ma come si fa con i più piccoli? Dovranno metterla anche loro? Pensa sia fattibile una cosa del genere?
“Sono tutte questioni allo studio che stanno coinvolgendo il comitato tecnico-scientifico, ci saranno indicazioni che verranno fornite – fa sapere Villani – Innanzitutto bisognerà stabilire quali sono le situazioni che richiederanno la mascherina. Da parte dei pediatri, e non solo, c’è un grande impegno per cercare di favorire la possibilità di uscire di casa per i bambini, ma in sicurezza. Sono temi all’ordine del giorno e sono ragionevolmente certo che quando uscirà il nuovo Dpcm ci saranno delle proposte. E speriamo che alcune di queste, che provengono dal mondo della pediatria, vengano accettate proprio per consentire in sicurezza l’attività ludico-ricreativa anche all’aperto, ma nel rispetto di tutte le norme, per far sì che non ci sia poi il rischio di estendere il contagio. Non ci dobbiamo dimenticare che, se è vero che le cose stanno andando in maniera soddisfacente, non ci troviamo ancora in una situazione di serenità. Per quanto riguarda indossare o meno mascherine o altre accortezze, queste saranno misure da stabilire. Ma se un bambino sta all’aria aperta al parco e si rispetta il distanziamento sociale non ha bisogno della mascherina, però se magari va a trovare il nonno sarà il caso che la metta lui, il nonno o tutte e due. Sono tutte situazioni allo studio e non c’è da sorprendersi, perché fino a quattro mesi fa nessuno avrebbe immaginato che il mondo si sarebbe bloccato per il Coronavirus”.

Dal 4 maggio, con un allentamento del lockdown, i bambini potranno tornare a giocare nei parchi oppure andare alle giostre, qualora dovessero riaprire? Serviranno ingressi contingentati anche in questi luoghi? Qual è il futuro che si prospetta per i bambini?
“Il futuro che si prospetta è quello ovviamente di una ripresa delle attività, ma non è pensabile che avvenga secondo le modalità di vita a cui eravamo abituati – risponde Villani – Non è immaginabile, soprattutto in tempi brevi, che tutto torni come prima. Se non si avranno delle accortezze questo può rappresentare un rischio concreto e serio che poi si precipiti di nuovo in situazioni drammatiche. Si stanno studiando delle opportunità, ma chiaramente non sarà pensabile l’aggregazione di un gruppetto di bambini che stanno insieme o che giochino a pallone al parco, almeno in questo momento non è proprio possibile. È invece pensabile consentire, e vedremo se sarà realizzabile, il fatto che i bambini escano di casa e che magari stiano in uno spazio destinato solo a loro e ai loro familiari. Quindi se un bambino di 4 anni e uno magari di 6 stanno in un’area ben delimitata in un parco giochi questo sarà consentito, ma sempre nel rispetto del distanziamento. Questo perché non sappiamo mai a quali rischi sono esposti gli altri, non sappiamo se sono in una fase dell’infezione in cui non hanno sintomi ma possono contagiare gli altri, non sappiamo se quel bambino che gioca con l’amichetto abbia un nonno a casa e se questo bambino poi possa infettare il nonno. Allora bisognerà adoperare tutte le prudenza del caso. Colgo l’occasione per dire che ci sono molti soloni che fanno sentenze e hanno certezze, e buon per loro, ma avere certezze è fuori di ogni logica in una situazione che è nuova per tutti. Non conosciamo questo virus, non sappiamo ancora bene quali sono le sue caratteristiche, ma sappiamo che è in grado di determinare la morte di migliaia di persone e allora dobbiamo essere prudenti”.

I bambini, è noto, toccano tutto. Per loro è impensabile l’utilizzo dei guanti, che peraltro sono ancora più dannosi, almeno così dicono gli esperti, se usati impropriamente… Allora, la pulizia delle loro mani dovrà diventare un gesto ancora più frequente?
“Dobbiamo fare appello soprattutto a cose facilmente realizzabili: distanziamento sociale e lavaggio delle mani – sottolinea Villani – Poi verranno anche le mascherine e i guanti, solo però per situazioni specifiche, ma bisognerà pensare a quali. Ripeto: per fare la passeggiata all’aperto non c’è bisogno della mascherina, se si rispetta il distanziamento sociale, così come se si sta insieme al papà, alla mamma o al fratellino non c’è bisogno di guanti e mascherine, che dovranno essere usate su esatta indicazione”.

Si parla di una riapertura del Paese, ma probabilmente con delle differenziazioni a livello regionale. I bambini del nord saranno più danneggiati rispetto a quelli del sud, potranno fare di meno?
“Siamo sempre nell’ambito delle supposizioni – risponde Villani – La situazione epidemiologica che c’è in Lombardia o in Piemonte non è la stessa che c’è in Molise o in Sicilia, quindi senz’altro si potrà pensare a modalità diverse. Come sempre dobbiamo rispettare l’organizzazione del nostro Stato, abbiamo misure governative che costituiscono una sorta di minimo comun denominatore che tutti dobbiamo rispettare. Da parte delle diverse Regioni ci sarà poi la possibilità di avere misure differenziate, che possono essere nel rispetto delle norme nazionali”.

Facciamo ancora un passo in avanti, arriviamo a settembre, quando con molta probabilità riapriranno le scuole. Cosa dovrà cambiare tra i banchi di scuola? Ci saranno nuove regole da rispettare?
“Il Coronavirus, che ha drammaticamente stravolto la vita di tutti e in tutto il mondo, credo rappresenti anche una grande opportunità per quanto riguarda la scuola – dice Villani – Il ministro dell’Istruzione Azzolina ha previsto un tavolo tecnico per iniziare a fare una serie di considerazioni complessive, ma intanto ritengo che l’esperimento della formazione a distanza, impensabile fino a pochi mesi fa, abbia aspetti molto positivi che andranno ovviamente considerati in base a differenti età e situazioni. È certamente auspicabile che a settembre ci sia la ripresa delle attività didattiche, ma lo verificheremo in base alla situazione epidemiologica, e queste saranno connotate in un clima mondiale che può essere tranquillamente definito A.C., cioè ‘Ante Coronavirus’. Nella formazione a distanza cruciale sarà la disponibilità dei mezzi elettronici e la possibilità di accedere alla rete, perché questo presuppone un’equità, cioè la possibilità che tutti gli studenti ne dispongano. Qualora sia possibile la frequenza della scuola, bisognerà adottare tutte le misure di distanziamento e di protezione sia per i bambini sia per gli operatori. Si tratta di riprendere un diritto, che è quello all’istruzione, ma nel rispetto di tutta la salute”.

Molti genitori torneranno a lavoro e lasceranno i propri figli a nonni o baby-sitter. È rischioso?
“Il Governo sta giustamente valutando e rispettando la possibilità dello smart working, che può consentire a moltissime famiglie di avere almeno un genitore che lavora da casa – spiega il pediatra – Questo già da adesso si sta dimostrando possibile, io stesso ho delle segretarie che lavorano da casa e posso assicurare che non fanno mancare nulla della loro competenza e professionalità. Ci sono anche tanti altri lavori, magari anche più complessi e delicati, che possono essere svolti da casa. Questo secondo me è un principio fondamentale. L’altro aspetto è che bisognerà trovare soluzioni che permettano ai genitori di gestire la situazione familiare, sono già allo studio ed è chiaro che ci saranno alcune specificità. Ma tornando al lavoro da casa, quella è già una misura di interesse generale che potrà riguardare moltissime famiglie”.

Parliamo allora di vaccini, su due livelli: secondo lei dovrebbe diventare obbligatorio il vaccino antinfluenzale? E guardando al futuro, sarebbe opportuna un’obbligatorietà anche del vaccino Contro il Covid-19, quando sarà disponibile?
“Da anni ci stiamo interessando al tema dei vaccini e grazie al decreto sull’obbligo per l’accesso scolastico la situazione vaccinale in Italia, nel senso di protezione per i bambini, è decisamente migliorata – risponde Villani – È molto importante che ci sia una cultura vaccinale e l’esperienza del Coronavirus sta testimoniando cosa significa non poter disporre di terapie adeguate o di un vaccino quando c’è un virus particolarmente insidioso. Ma non è che il Meningococco, lo Pneumococco o il virus influenzale siano meno pericolosi: è grazie ai vaccini che in Europa i morti per influenza si contano a centinaia, a migliaia, e non a milioni, ma credo che questo ormai sia radicato nella cultura di tutti. In merito alla vaccinazione antinfluenzale, come Società italiana di Pediatria la promuoviamo da tantissimo tempo, soprattutto nella fascia d’età sei mesi-sei anni, perché sono migliaia e migliaia i bambini che ogni anno si ammalano e che vengono ricoverati. I bambini con influenza tra l’altro rappresentano un veicolo di diffusione anche nell’età adulta, presso gli anziani, quindi a maggior ragione qualora il Coronavirus ancora impazzasse per l’Europa e per il mondo sarà importante proteggersi almeno dall’influenza, ma questo per più motivi: essere protetti dalle varie malattie, oltre a potenziare geneticamente il sistema immunitario, consente poi di non fare indebolire l’organismo e quindi di renderlo più facilmente attaccabile anche dal Coronavirus”.

Per i bambini e gli adolescenti è molto importante l’attività fisica, che per ora è stata sospesa. Questo periodo di stop potrà avere conseguenze sul loro stato di salute?
“È un po’ forte come espressione, ma io penso che ci si sia anche preoccupati di cosa accadeva ai bambini in Siria piuttosto che nello Yemen durante i bombardamenti. Allora, noi stiamo vivendo una situazione che è paragonabile a quella di un importante conflitto mondiale – dice Villani – quindi che ci sia stato uno stop è ovviamente oneroso e preoccupante, ha conseguenze che sarebbe superficiale non considerare. Ma questo dipenderà molto anche da quello che i genitori, gli adulti e coloro che hanno gestione dei bambini avranno saputo fare. Come Sip abbiamo più volte ribadito, anche grazie alla collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia per quanto riguarda gli aspetti psicologici, che il bambino è lo specchio fedele dell’ambiente in cui vive. Per cui se in famiglia questa situazione di emergenza viene fatta vivere in un certo modo, le conseguenze saranno molto alleviate. Certo, ci saranno, perché è un cambiamento di vita, ma noi come società di pediatria abbiamo fatto un decalogo che contiene tutta una serie di situazioni, tra cui anche la possibilità di fare attività fisica all’interno del proprio domicilio, sfruttando l’appartamento stesso, ma anche terrazze e cortili. Abbiamo fatto anche una sorta di diario in cui è schematizzata la ripartizione dei diversi momenti della giornata e se ognuno di noi riuscisse con i propri figli a tener conto di quel diario già questo aiuterebbe molto. Così come aiuta molto non tenere sempre accese la televisione e la radio, dove si parla sempre e solo di Coronavirus. Da una certa ora in poi bisogna creare un giusto clima, soprattutto con i bambini più piccoli, rivivendo magari insieme i momenti gioiosi della giornata, in modo che questo favorisca un addormentamento più sereno. Insomma – conclude Villani – le modalità per rendere il tutto meno gravoso ci sono, basta solo applicarle”.

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2 Risposte

  1. Avatar Giovanni blu ha detto:

    Ma voi siete dei pazzi criminali satanisti. I bambini devono vivere giocare socializzare insieme o si avranno dei danni irrecuperabili per il loro benessere e crescita. Siete dei venduti, criminali, corrotti. I bambini non si toccano!

  2. Avatar Rosaria Caprella ha detto:

    Per me è impensabile con una bimba di 20 mesi lavorare da casa e come per me è impensabile lo è per molte altre donne o uomini che alla fine sono costretti a portare i figli dai nonni. (Quando questi sono in grado di tenerli). Perché la realtà è questa. Anche se smartworking i bambini vanno dai nonni. E parlo di bambini sotto i 6 anni. Nel mio caso mia madre non lavora ma non ha la forza per seguire mia figlia tutti i giorni e non credo neanche che abbia le competenze di un’educatrice. Vivendo già con mia madre per fortuna non devo trasferirmi come hanno fatto in molti, ma purtroppo non accedo nemmeno al bonus baby-sitter. Tutto questo è impensabile. È impensabile che io, una madre single, stia perdendo il lavoro a causa della mia bambina. Il problema si presenta tuttavia anche nelle coppie… In Olanda e in Francia gli asili sono riaperti. I contagi scendono, mi sembrano assurde queste decisioni. Sarebbe più onesto provvedere ad una sistemazione per chi vive ancora con i genitori consentendo quindi di salvaguardare i nonni ma salvaguardando anche il lavoro, la dignità e il diritto del bambino di giocare ed educarsi in modo corretto.

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