Anziani in RSA, uno su 5 è malnutrito. La telemedicina entra nelle strutture per gestire il problema

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Torino, 11 giugno 2018 – Sono anziani, malati cronici, persone con una storia di ricoveri ospedalieri recenti e soggetti poveri o che vivono in condizioni di isolamento sociale i gruppi maggiormente a rischio di malnutrizione. Una condizione di franca fragilità che porta a conseguenze spesso drammatiche che un aumentato rischio di infezioni, comorbidità e complicanze, ricoveri più lunghi e maggior numero di morti evitabili.

Oggi la telemedicina può fornire una risposta efficace per lo screening nutrizionale e il controllo periodico dei degenti attraverso video-visite in cui lo specialista si accerta di condizioni come difficoltà di deglutizione o masticazione, intolleranze ed esigenze nutritive particolari secondarie alle malattie presenti.

La facilità nella trasmissione di dati e immagini grazie alla banda larga permette oggi un monitoraggio accurato e costante dei soggetti più fragili anche nelle strutture che non godono della presenza di un nutrizionista clinico con vantaggi ad ampio spettro: dalla supervisione delle procedure ai controlli periodici sino alla diminuzione dei trasferimenti in ospedale, del ricorso improprio al Pronto Soccorso e un uso più mirato dei farmaci. In Italia, gli esperimenti di applicazione di questi servizi (come quello messo in atto dalla ASL di Bergamo nel 2009) ha mostrato un miglioramento dell’appropriatezza e alla riduzione dei costi per singolo paziente.

La malnutrizione infatti è uno stato di carenza di macronutrienti come le proteine e di micronutrienti come vitamine e minerali ormai considerata una vera malattia, una ‘sindrome’ dalla dallo scarso apporto o dalla incapacità di assorbire le sostanze introdotte con l’alimentazione. Un ‘serpente con più teste’ l’hanno definita gli esperti in Nutrizione Clinica della SINuC riuniti nel III Congresso Nazionale di Torino.

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Prof. Maurizio Muscaritoli

“I volti con cui si presenta sono molteplici: nella cachessia il deficit calorico e proteico è di lunga durata e ‘consuma’ inesorabilmente masse di muscolo e di grasso. Si verifica più spesso nella fase terminale di malattie croniche e tumorali. Mentre un secondo tipo chiamata ‘kwashiorkor’ vede le riserve di grasso e muscolo conservate ma il metabolismo è accelerato che determina una repentina perdita di peso. La causa sono traumi, condizioni acute e stress che innescano una risposta infiammatoria dell’organismo con la protezione di citochine, (le proteine prodotte da diversi tipi di cellule che svolgono un ruolo di controllo in diversi processi biologici della risposta immunitaria, ma anche dei processi infiammatori, della crescita e del differenziamento cellulare e che se presenti in eccesso sono in grado di alterare lo stato di salute” spiega il prof. Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC.

Si tratta di una condizione che determina conseguenze rapide: basti pensare che durante un digiuno totale vengono persi circa 12-18 gr di proteine al giorno, mentre durante una infezione il consumo aumenta a 90 grammi al giorno e se il soggetto ha subito un trauma o ha una sepsi severa (grave forma di infiammazione che coinvolge tutto l’organismo) la perdita di proteine può raggiungere i 130 grammi.

In presenza di una infiammazione, l’organismo produce citochine che hanno effetti importanti sul metabolismo: aumenta il dispendio energetico a riposo, i muscoli vengono distrutti, aumenta la resistenza all’insulina. Ma sono state riscontrate anche cause esterne di malnutrizione: come la scarsa conoscenza dei fabbisogni nutrizionali del paziente, l’immobilizzazione a letto e trattamenti prolungati con soluzione glucosata e fisiologica possono portare alla perdita di peso.

“Solo in Piemonte i presidi sono 424 pari a oltre 31mila posti letto” spiega la dottoressa Maria Luisa Amerio Componente del comitato tecnico per la dietetica e nutrizione del Ministero della Salute già Direttore struttura Dietetica e Nutrizione Clinica Ospedale cardinal Massaia Asti “e nonostante già dagli anni 90 la cura della malnutrizione sia stata inserita come intervento strategico nelle cure domiciliari e geriatriche, ancora molto resta da fare. In un progetto iniziato nel 2007 che ha preso in esame 15 residenze e 1.394 pazienti, è stata riscontrata una prevalenza di malnutrizione del 35% e un rischio del 52%. E nonostante 958 soggetti avessero bisogno di un intervento nutrizionale, il 50% non ne riceveva alcuno”.

“Se guardiamo alla malnutrizione come ad una vera e propria malattia con effetti che agiscono non solo sul quadro clinico del paziente ma anche sulla sua qualità di vita – continua Muscaritoli – dobbiamo riconoscere che all’interno delle RSA i servizi di ristorazione non sono tenuti in debita considerazione: i menu sono spesso ripetitivi, i cibi poco appetibili, gli orari rigidi, la qualità delle materie prime predilige talvolta la convenienza economica a scapito della qualità”.

“A questo si aggiunge l’eccessiva proposta di piatti freddi, i pasti serali troppo precoci per ragioni organizzative a discapito delle esigenze degli ospiti, la mancata assistenza al pasto ecc. Eppure una maggiore attenzione a questi aspetti avrebbe effetti virtuosi: minor rischio di infezioni, mantenimento della massa muscolare e quindi forza per camminare con mantenimento dell’autonomia, minori problemi cognitivi, depressione e apatia, minore rischio di cadute, ecc.”, conclude Muscaritoli.

Percentuali di anziani malnutriti secondo i dati del Ministero della Salute:

  • 4-10% di coloro che vivono al domicilio;
  • 20% dei residenti in RSA;
  • 40% di quelli ricoverati in ospedale;
  • 70% di quelli ricoverati in reparti di lungodegenza.
  • Circa il 42% degli anziani risulta malnutrito al momento del ricovero in ospedale contro il 18% degli altri ricoverati.

La sanità elettronica include un vasto spettro di applicazioni necessarie al governo del sistema sanitario, all’esercizio dell’attività assistenziale e alle risorse per il cittadino/paziente. Rientrano nella definizione:

  • sistemi informativi sanitari;
  • cartella clinica elettronica;
  • servizi di telemedicina;
  • portali sanitari;
  • sistemi ICT per il supporto alla prevenzione, diagnosi, trattamento, monitoraggio dello stato di salute e promozione di stili di vita salutari.
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