Tumore della vescica, svolta per i pazienti non idonei al cisplatino: la combinazione di immunoterapia e farmaco mirato migliora la sopravvivenza
Oltre tre quarti dei pazienti non idonei alla chemioterapia a base di cisplatino o che l’avevano rifiutata erano ancora vivi due anni dopo il trattamento con durvalumab perioperatorio più tre cicli di EV somministrati prima dell’intervento chirurgico. I dati hanno dimostrato un beneficio di sopravvivenza statisticamente significativo e clinicamente rilevante e un profilo di sicurezza gestibile
Madrid, 27 ottobre 2026 – I risultati positivi dello studio di Fase III VOLGA hanno dimostrato che il trattamento perioperatorio con durvalumab in combinazione con enfortumab vedotin (EV) neoadiuvante ha evidenziato miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti dell’endpoint primario di sopravvivenza libera da eventi (EFS) e dell’endpoint secondario chiave di sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo (MIBC) resecabile rispetto allo standard di cura. I pazienti non erano idonei alla chemioterapia a base di cisplatino o l’avevano rifiutata. I pazienti nel braccio di confronto sono stati sottoposti a cistectomia radicale (intervento chirurgico per rimuovere la vescica) con o senza trattamento adiuvante approvato.
Questi risultati sono stati presentati in una sessione Proffered Paper durante il Presidential Symposium I al Congresso 2026 della European Society for Medical Oncology (ESMO) a Madrid, Spagna (abstract #LBA2). Sono stati inoltre pubblicati simultaneamente nel The New England Journal of Medicine.
All’analisi intermedia pianificata, il trattamento perioperatorio con durvalumab associato a EV neoadiuvante ha dimostrato una riduzione del 49% del rischio di progressione di malattia, recidiva, mancata esecuzione dell’intervento chirurgico o decesso rispetto al braccio di confronto (rapporto di rischio [HR] per EFS pari a 0,51; intervallo di confidenza [IC] al 95% 0,38-0,67; p<0,0001). La EFS mediana stimata non era ancora stata raggiunta per la combinazione con durvalumab, rispetto a 12,1 mesi del braccio di confronto. Il 64% dei pazienti trattati con la combinazione con durvalumab era vivo e libero da eventi a due anni, rispetto al 45% del braccio di confronto.
I risultati relativi all’endpoint secondario chiave di sopravvivenza globale (OS) hanno mostrato che la combinazione con durvalumab ha ridotto il rischio di morte del 42% rispetto al braccio di confronto (HR per OS pari a 0,58; IC al 95% 0,40-0,83; p=0,0027). La sopravvivenza globale mediana stimata non è stata ancora raggiunta né per la combinazione con durvalumab né per il braccio di confronto. Il 78% dei pazienti trattati con la combinazione con durvalumab era vivo a due anni, rispetto al 69% nel braccio di confronto.
“Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 31mila nuovi casi di tumori della vescica – afferma Emiliano Tamburini, Direttore del Dipartimento di Oncologia e Cure Palliative e dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia all’Ospedale Cardinale Panico di Tricase – Circa un quarto dei pazienti presenta il tipo muscolo-invasivo, che può estendersi localmente fino a invadere gli strati muscolari e l’intera parete vescicale. Questi pazienti necessitano di un intervento chirurgico di asportazione della vescica, che ha un forte impatto sulla loro vita. Ciononostante, in circa la metà dei casi il tumore si ripresenta”.
“Va evidenziato che i pazienti non eleggibili alla chemioterapia a base di cisplatino, per decenni, hanno avuto a disposizione opzioni terapeutiche limitate – continua il prof. Tamburini – Il nuovo regime terapeutico perioperatorio a base di durvalumab in combinazione con enfortumab vedotin prima dell’intervento chirurgico ha ridotto il rischio di morte del 42%, con un profilo di sicurezza gestibile. Questi risultati, destinati a cambiare la pratica clinica, sostengono questo approccio come un potenziale nuovo standard terapeutico incentrato sul paziente in questo setting”.
“I risultati dello studio VOLGA – spiega Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e Direttrice della Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche – aprono nuove prospettive nel trattamento del carcinoma della vescica muscolo-invasivo: a due anni, oltre tre quarti dei pazienti trattati con durvalumab in fase perioperatoria ed enfortumab vedotin sono vivi, con il mantenimento della qualità di vita. Un progresso importante in un percorso terapeutico che ha come obiettivo la guarigione”.
“All’innovazione terapeutica deve accompagnarsi una maggiore attenzione alle differenze di genere – continua la prof.ssa Berardi – Il tumore della vescica è emblematico: colpisce più frequentemente gli uomini, ma nelle donne viene spesso diagnosticato in uno stadio più avanzato, con una prognosi meno favorevole. La minore frequenza nel sesso femminile non deve tradursi in una minore attenzione ai sintomi. Il sangue nelle urine, infatti, può essere attribuito a una cistite o confuso con un sanguinamento ginecologico, ritardando gli approfondimenti. È invece un segnale che merita sempre una valutazione medica, anche quando si presenta occasionalmente e senza dolore. Fare oncologia di genere significa riconoscere le differenze biologiche e quelle nei percorsi assistenziali, affinché donne e uomini abbiano le stesse opportunità di diagnosi tempestiva e di cura”.
“La prevenzione deve avere un ruolo altrettanto centrale – conclude la prof.ssa Berardi – Il fumo è il principale fattore di rischio modificabile per il tumore della vescica: le sostanze cancerogene del tabacco raggiungono anche le urine, esponendo direttamente i tessuti della vescica alla loro azione. Non iniziare a fumare, sostenere chi vuole smettere e ridurre l’esposizione a sostanze cancerogene negli ambienti di lavoro sono azioni concrete su cui investire. Questo messaggio deve raggiungere con la stessa forza uomini e donne. Il progresso in oncologia si misura anche nella capacità di prevenire la malattia, riconoscerla in tempo e garantire a ogni persona l’accesso alle cure più appropriate”.
Il tumore della vescica
Il tumore della vescica è l’ottavo tumore più diffuso al mondo, con oltre 635.000 casi diagnosticati ogni anno. Il tipo più comune è il carcinoma uroteliale, che ha origine nelle cellule uroteliali delle vie urinarie. Circa un paziente su quattro affetto da tumore della vescica presenta una forma muscolo-invasiva, in cui il tumore invade la parete muscolare della vescica, senza metastasi a distanza.
Nel 2026, circa 106.500 pazienti saranno sottoposti a trattamento per il carcinoma della vescica in stadio avanzato (MIBC). Nel 2025, lo studio di fase III NIAGARA ha stabilito un nuovo standard terapeutico aggiungendo durvalumab in fase perioperatoria alla chemioterapia neoadiuvante a base di cisplatino e alla cistectomia radicale. Tuttavia, fino alla metà dei pazienti non è idonea a ricevere il cisplatino a causa di compromissione della funzionalità renale o di comorbilità.
Il trattamento standard per questi pazienti è stato storicamente la sola cistectomia radicale ma, nonostante si sottopongano a questo intervento chirurgico importante, i pazienti presentano alti tassi di recidiva e una prognosi sfavorevole. In questo setting a intento curativo, vi è un bisogno urgente di nuove opzioni terapeutiche in grado di prevenire sia la progressione di malattia prima dell’intervento che la recidiva dopo l’intervento.
Lo studio VOLGA
VOLGA è uno studio globale di Fase III, randomizzato, in aperto, multicentrico, per la valutazione dell’utilizzo perioperatorio di durvalumab, con o senza tremelimumab, in combinazione con EV neoadiuvante come trattamento di pazienti affetti da tumore della vescica muscolo-invasivo (MIBC) sottoposti a cistectomia radicale che non sono idonei al cisplatino o lo hanno rifiutato, rispetto alla cistectomia radicale con o senza terapia adiuvante approvata. Nello studio, 695 pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1:1 al Braccio 1 (tre cicli di durvalumab ed EV, più due cicli di tremelimumab prima dell’intervento chirurgico, seguiti da nove cicli di durvalumab più un ciclo di tremelimumab come terapia adiuvante), Braccio 2 (tre cicli di durvalumab ed EV prima dell’intervento, seguiti da nove cicli di durvalumab in monoterapia adiuvante) e Braccio 3 di confronto.
Lo studio è stato condotto in 182 centri distribuiti in 25 Paesi in Europa, Nord America, Sud America e Asia. I suoi due endpoint primari sono EFS, definito come il tempo trascorso dalla randomizzazione alla prima recidiva dopo cistectomia radicale, alla prima progressione della malattia nei pazienti che non sono stati sottoposti a cistectomia radicale, all’impossibilità di eseguire la cistectomia radicale nei pazienti con malattia residua o al decesso per qualsiasi causa, per entrambi i bracci sperimentali rispetto al braccio di confronto. Gli endpoint secondari chiave includono OS (Braccio 1 vs. Braccio 3 e Braccio 2 vs. Braccio 3), la risposta patologica completa, la sopravvivenza libera da malattia e il downstaging patologico in entrambi i bracci sperimentali.




