Tumore del rene, ogni anno in Italia 6.840 diagnosi effettuate ‘per caso’

Proff. Michele Gallucci, Direttore dell’Urologia all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, e Francesco Cognetti, Presidente Fondazione ‘Insieme Contro il Cancro’: “Nei tumori renali la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci”. Il 60% dei casi è scoperto grazie a controlli eseguiti per altri motivi. I principali fattori di rischio sono fumo, obesità e ipertensione

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Roma, 22 giugno 2017 – Ogni anno in Italia quasi 6.840 persone scoprono ‘per caso’ di avere il tumore del rene: il 60% delle nuove diagnosi avviene infatti grazie a controlli eseguiti per altri motivi. Se la malattia è individuata in fase iniziale le possibilità di guarigione superano il 50%, ma ancora troppi cittadini ignorano i principali fattori di rischio come fumo di sigaretta, obesità e ipertensione.

Proprio per migliorare il livello di consapevolezza su una patologia ancora poco conosciuta si celebra oggi la prima Giornata Mondiale contro il tumore del rene, promossa dall’International Kidney Cancer Coalition (IKCC), rete internazionale e indipendente di associazioni di pazienti provenienti da tutto il mondo (ne rappresenta circa 30 in oltre 20 Paesi). L’iniziativa è presentata in un incontro con i giornalisti al Senato.

“Il fumo di sigaretta aumenta del 54% le probabilità di sviluppare la malattia fra gli uomini e del 22% fra le donne – affermano il dott. Giuseppe Procopio, membro del Direttivo nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e il dott. Camillo Porta dell’Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Policlinico ‘San Matteo’ di Pavia – Un ruolo particolare è attribuito al sovrappeso, a cui va ricondotto il 25% delle diagnosi. Un dato preoccupante se consideriamo che il 45% degli italiani over 18 è in eccesso di peso. È stato stimato un incremento del rischio pari al 24% negli uomini e al 34% nelle donne per ogni aumento di 5 punti dell’indice di massa corporea. Anche l’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio ed è associata a un incremento del 60% delle probabilità rispetto ai normotesi. Per questo è importante trasmettere ai cittadini i messaggi della prevenzione. Inoltre l’impiego sempre più diffuso della diagnostica per immagini consente di individuare la malattia in pazienti monitorati per altre cause. Sono le cosiddette diagnosi ‘casuali’, estremamente importanti perché spesso mostrano la malattia in fase iniziale”.

Nel 2016 in Italia sono stati registrati 11.400 nuovi casi, in tutto il mondo ogni anno se ne stimano circa 338mila (925 ogni giorno, uno ogni 90 secondi). Nonostante si preveda un aumento delle diagnosi entro il 2020 (+22%) ancora oggi le cause di questa malattia restano in gran parte sconosciute.

“La Giornata Mondiale è un’occasione per ridurre i confini e migliorare la collaborazione tra associazioni dei pazienti, società scientifiche dei medici ed istituzioni a livello globale – spiega l’avv. Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) – Vogliamo sensibilizzare la comunità intera su un tema ancora oggi poco discusso e rispondere alle domande che potranno fare la differenza per i pazienti di tutto il mondo. L’obiettivo è avviare un processo di sensibilizzazione globale e locale sulle regole della prevenzione, sui sintomi e sui fattori di rischio del tumore del rene. In Italia lanciamo la nuova edizione dell’opuscolo su questa neoplasia che contiene anche consigli sugli aspetti sociali ed assistenziali che impattano sulla vita quotidiana dei malati e della loro famiglia”.

Una delle iniziative chiave organizzate dall’IKCC in occasione della Giornata è il quiz interattivo (Q&A day) composto da 7 domande e disponibile online (www.worldkidneycancerday.org). Per ogni quiz completato saranno donati 5 euro alla ricerca: l’iniziativa, per avere la maggior visibilità possibile, vuole raggiungere la massina condivisione sui canali social.

“Nei tumori renali la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci – sottolineano i proff. Michele Gallucci, Direttore dell’Urologia all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, e Francesco Cognetti, Presidente Fondazione ‘Insieme Contro il Cancro’ – L’oncologo, insieme all’urologo e all’équipe multidisciplinare, decide qual è il trattamento migliore prendendo in considerazione diversi fattori. L’intervento chirurgico, conservativo quando possibile, è spesso la sola arma necessaria per raggiungere la guarigione. Un tempo la nefrectomia totale, cioè l’asportazione totale del rene, era un intervento indispensabile, oggi è programmato in casi particolari. Infatti è dimostrato che la chirurgia robotica mininvasiva permette di preservare la maggior quota di rene ‘sano’ senza differenze nelle possibilità di guarigione rispetto all’asportazione totale dell’organo”.

La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 71% (70% uomini e 72% donne), statisticamente più elevata della media europea (60,6%) e del Nord Europa (55,8%). Va considerato che circa un quarto dei pazienti, anche se operati in maniera radicale, va incontro a recidiva.

“Per le persone con neoplasia in fase metastatica, i farmaci a bersaglio molecolare hanno permesso di allungare la sopravvivenza di oltre 2 anni – continua il dott. Porta – Tali terapie sono caratterizzate da un comune denominatore: svolgono un’azione ‘anti-angiogenica’, hanno cioè la capacità di inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni. In particolare l’introduzione degli inibitori delle tirosin-chinasi, in seguito alla scoperta di una peculiarità del carcinoma a cellule renali metastatico cioè della sua particolare propensione a indurre vasi neoformati, ha profondamente cambiato le prospettive di cura”.

Nel 2016 lo scenario terapeutico europeo si è arricchito di nuove molecole con meccanismi d’azione diversi. Da un lato l’immunoterapia e dall’altro i nuovi inibitori tirosin-chinasici fra i quali il cabozantinib, che ha evidenziato miglioramenti clinicamente significativi in uno studio di fase 3 nei parametri di efficacia più importanti: sopravvivenza globale, progressione libera da malattia e tasso di risposta obiettiva.

“AIOM e FAVO – sottolinea il dott. Procopio – realizzeranno nei prossimi mesi una campagna di sensibilizzazione sul tumore del rene che spazierà dalla prevenzione all’assistenza ai pazienti e familiari, con una forte ricaduta sui social network. Tra le iniziative un sondaggio rivolto ai cittadini per valutare il loro livello di conoscenza della patologia e uno indirizzato ai pazienti per fotografare il loro livello di qualità di vita, le aspettative e la fiducia nelle terapie. Per raggiungere la popolazione generale organizzeremo anche incontri nei centri anziani di dieci città dove gli oncologi medici si recheranno per tenere lezioni di prevenzione e informazione”.

Oggi in Italia vivono più di 118.760 cittadini dopo la diagnosi. “Nel 2001 mi diagnosticarono un cancro del rene – conclude Marina Ripa di Meana, scrittrice e stilista – Ho vissuto molti momenti duri, soprattutto a causa dei numerosi interventi chirurgici e delle terapie. Mi asportarono subito il rene malato. Nel 2009 fui sottoposta ad altre quattro operazioni, di cui tre ai polmoni, a distanza di un mese una dall’altra. Ma ho sempre pensato che ce l’avrei fatta, che questa sfida l’avrei vinta io. Oggi posso dire a gran voce che non si tratta più di un ‘male incurabile’, ma di una malattia curabile che nel tempo, come nel mio caso, può diventare cronica. Io ne sono la testimonianza vivente. In più sono fortunata perché sono sempre stata molto attenta al cibo, all’esercizio fisico e in generale a uno stile di vita sano”.

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