Tumore al seno, un test può risparmiare la chemioterapia dopo l’intervento

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Circa un quarto delle donne operate per tumore al seno potrebbe evitare la chemioterapia adiuvante dopo intervento, trattamento che risulterebbe inefficace, oltre ad essere gravato da pesanti effetti collaterali e costi onerosi per il SSN. Un test molecolare altamente affidabile è in grado di predire su un gruppo di pazienti operate per cancro al seno le probabilità che la chemioterapia sia efficace e di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi. Nel Lazio ogni anno sono circa 4.200 le nuove diagnosi di tumore al seno: la Regione è in prima linea nella sperimentazione del test con 11 Centri oncologici coinvolti, tra i quali l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. Nell’ambito del programma di sperimentazione PONDx accesso gratuito fino a dicembre 2017 per le pazienti con tumore al seno eleggibili

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Roma, 5 luglio 2017 – In Italia ogni anno oltre 48.000 donne ricevono una diagnosi di tumore al seno. La grande maggioranza affronta l’intervento chirurgico e, circa la metà, dopo l’operazione viene sottoposta a chemioterapia adiuvante, che spesso non risulta efficace.

Oggi però un nuovo test genomico consente su pazienti operate per un cancro al seno di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi e le probabilità che la chemioterapia sia efficace. Per le pazienti significa non dover affrontare senza motivo i pesanti effetti collaterali della chemioterapia, con riduzione dei costi anche per il Servizio Sanitario Nazionale correlati al trattamento ed alle possibili complicanze.

In Italia le pazienti eleggibili hanno la possibilità di effettuare gratuitamente il test grazie al programma di sperimentazione PONDx, avviato a febbraio 2016 e attualmente in corso in 11 Centri del Lazio*, tra i quali l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma.

Al momento sono state testate più di 600 pazienti solo nel Lazio, di cui più di 60 presso l’Istituto Nazionale Regina Elena. Analogo studio è stato condotto in numerosi Centri Ospedalieri in Regione Lombardia e in altri Centri sul territorio italiano. I risultati del programma PONDx saranno presentati in occasione di vari Congressi previsti nei prossimi mesi.

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Prof. Francesco Cognetti

“Il test Oncotype DX® ci aiuta a individuare meglio le pazienti che hanno una prognosi più sfavorevole e ci dice quali di queste possono giovarsi di un trattamento chemioterapico in aggiunta all’ormonoterapia sia in pre che in post-menopausa – afferma Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma – In particolare, il test fornisce informazioni su pazienti con tumore invasivo della mammella, linfonodi negativi o positivi fino a un massimo di 3, con recettori ormonali positivi, pazienti che in base ai prelievi anatomo-clinici e biologici sono in una zona di confine, in una fase in cui si può includere o escludere con certezza il trattamento chemioterapico rispetto alla sola ormonoterapia”.

Oncotype DX®, incluso nelle linee guida di pratica clinica europee e internazionali, è stato valutato all’interno di 6 studi che hanno coinvolto circa 4.000 pazienti con cancro mammario. Il test può cambiare le scelte terapeutiche e permette di personalizzare il trattamento perché fornisce informazioni sulla biologia che è alla base dell’insorgenza di un determinato tumore mammario e della sua evoluzione successiva.

“Questo test è in grado, in una percentuale abbastanza consistente di pazienti, di evitare la chemioterapia: secondo le evidenze disponibili un quarto delle pazienti che sarebbero state sottoposte a chemioterapia sulla base dei criteri finora utilizzati possono evitarla mentre in circa l’8% di queste pazienti viene aggiunta la chemioterapia rispetto alla sola indicazione di ormonoterapia”, continua Francesco Cognetti.

La chemioterapia può produrre effetti collaterali sia acuti che a lungo termine che incidono pesantemente sulla qualità di vita delle pazienti, sull’attività lavorativa, senza contare il peso economico sul Servizio Sanitario Nazionale: in particolare, la caduta dei capelli che interferisce sull’immagine e l’autostima delle donne, effetti relativi alla fertilità (amenorrea e sterilità); nausea, vomito, leucopenia, fatigue, anemia, astenia, mucosite, diarrea, cardiotossicità che può sfociare in circa il 5% delle pazienti anche in una insufficienza cardiaca.

“Questo test rappresenta una grande opportunità per le nostre pazienti e, secondo noi oncologi, dovrebbe essere offerto dal SSN perché è conveniente anche in termini di gestione delle risorse: evita l’uso di farmaci che non servono e riduce la frequentazione delle pazienti presso i nostri ospedali, dando loro la possibilità di vivere una vita normale, anche dal punto di vista sociale e lavorativo – conclude Francesco Cognetti – una serie di vantaggi che una politica saggia e lungimirante dovrebbe considerare rispetto al costo di un unico test”.

*Elenco Centri del Lazio in cui è attivo il programma PONDx

  • Policlinico Umberto I – Roma
  • Policlinico Agostino Gemelli – Roma
  • Istituto Nazionale Regina Elena – Roma
  • Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini – Roma
  • Ospedale Nuovo Regina Margherita – Roma
  • Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata – Roma
  • Università Campus Bio-Medico – Roma
  • Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli – Roma
  • Ospedale “Fabrizio Spaziani” – Frosinone
  • Ospedale Belcolle – Viterbo
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