Tumore al seno, congresso europeo all’Istituto Tumori di Bari

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Bari, 24 novembre 2017 – Sulle strategie di cura del cancro al seno triplo negativo, Italia, Germania e Romania parlano la stessa lingua. Ad aprire le porte dell’approccio coordinato utile a cambiare la ‘storia’ e le sorti di una malattia insidiosa sarà oggi proprio l’Istituto di ricerca “Giovanni Paolo II” di Bari, pronto ad aggiungere, grazie ai suoi professionisti in sintonia con i colleghi stranieri in trasferta, una voce autorevole al dibattito sulla materia, tanto dal punto di vista scientifico quanto da quello organizzativo-strategico. Così da dare anche la sveglia alla fiducia dei pazienti.

“L’Istituto, nell’ambito dei suoi contatti internazionali, incontrerà i ricercatori della Martin Luther University di Halle-Wittenberg (Germania) per fare il punto sulle prospettive di sviluppo di ulteriori collaborazioni- spiega il dottor Angelo Paradiso, Direttore della Oncologia Medica ad Indirizzo Sperimentale – L’Irccs ha infatti una lunga storia di collaborazione soprattutto con il prof. Christoph Thomssen, direttore del dipartimento di ginecologia, che ha portato anche alla pubblicazione di una decina di lavori su riviste internazionali. La sinergia ha permesso anche al nostro Istituto di svolgere un ruolo sempre più attivo nell’ambito dell’European Organization of Research and Treatment for Cancer (EORTC) e nelle attività della rivista internazionale Breast Care di cui il prof. Thomssen è Editor”.

E oggi, nella sala conferenze dell’Oncologico, riflettori accesi sul carcinoma mammario più diffuso da trattare, che “dal punto di vista clinico e biologico rappresenta sicuramente un’area meritevole di ulteriori approfondimenti – aggiunge il dott. Francesco Giotta, oncologo medico – Le esperienze di Halle (Germania), di Bari e dell’Oncology Institute di Cluj (Romania) saranno presentate e discusse nella prospettiva di sviluppo di ulteriori studi clinici e biologici”.

Il tumore al seno triplo negativo rappresenta circa il 15-20% dei tumori al seno, privilegiando tra le sue “vittime” soprattutto le giovani donne. Si chiama triplo negativo perché le terapie indirizzate ai recettori ormonali (estrogeni e progesterone) non ottengono alcuna risposta, e lo stesso vale per quelli contro i recettori HER2 (recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano): elementi che lo rendono più difficile da debellare.

Eppure, quando si batte la stessa strada è inevitabile incontrarsi e con forza impugnare la medesima arma.

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