Trapianto capelli, attenzione alle offerte low cost. L’allarme dei dermatologi italiani

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La Turchia è meta preferita dei calvi di tutta Europa: l’intervento costa la metà rispetto all’Italia ma, avverte il prof. Piero Rosati: “Usano tecniche vecchie, spesso non operano medici, a volte neppure infermieri, ma persone senza qualifiche”

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Verona, 25 maggio 2018 – Le richieste di autotrapianto di capelli degli uomini italiani sono in continuo aumento, ma è sempre più diffusa la tendenza ad affidarsi ad agenzie ‘tutto compreso’ che indirizzano i pazienti in Turchia, Albania, Grecia per contenere i costi.

“L’anno scorso nel nostro paese oltre 5mila persone si sono sottoposte a un trapianto di capelli. Ma si stima che anche alcune migliaia siano coloro che si sono affidati a strutture non specializzate e poco professionali che operano prevalentemente all’estero. A noi arrivano molte complicanze come infezioni da curare per lungo tempo o cicatrici diffuse contro cui poco si può fare”.

A lanciare l’allarme è il prof. Giampiero Girolomoni, Ordinario di Dermatologia e venereologia all’Università di Verona, durante il 93esimo Congresso della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse), una delle più antiche società scientifiche europee che in Italia comprende circa 1.300 dermatologi ed è presieduta dal prof. Piergiacomo Calzavara Pinton.

La nuova Mecca dei calvi è Istanbul. Nella città turca ci sono una miriade di cliniche (se ne stimano circa 300) che offrono un trapianto di capelli a meno di 3mila euro, la metà di quanto richiesto da un intervento eseguito professionalmente da medici in Italia. E il loro numero, visto la massiccia e crescente richiesta di trapianti a basso costo in Italia e nel resto d’Europa, è in continuo aumento. Altre mete, talvolta offerte da pubblicità su emittenti private, giornali o siti internet offrono trapianti low cost in Grecia e Albania.

“Negli ultimi 10 anni il numero di pazienti che richiedeva un trapianto di capelli era molto superiore al numero di chirurghi che potessero soddisfare tale richiesta – spiega il prof. Piero Rosati, chirurgo da più di 30 anni, medico esperto in questi interventi, docente presso l’Università di Ferrara – Così molti medici non qualificati si sono buttati in questa attività, spesso però senza avere competenze chirurgiche, strutture sanitarie e personale adeguati. E lo hanno fatto rispolverando una vecchia tecnica, alla quale è stato dato un nuovo nome, chiamata FUE. I capelli vengono letteralmente ‘strappati’ dalla nuca con appositi strumenti e impiantati nelle aree diradate, possono praticarla anche medici debuttanti nell’autotrapianto di capelli, costa meno di altre tecniche più avanzate, come la FUT. Questo intervento presenta molti fattori negativi, come miriadi di piccole cicatrici che determinano una importante fibrosi del cuoio capelluto con aspetto ‘a scolapasta’ e con un effetto fortemente negativo sia sui capelli trapiantati che su quelli ancora presenti nella zona donatrice e ricevente. Inoltre, negli ultimi anni si osservano sempre più pazienti che – a distanza di anche meno di 2 anni con tecnica FUE – lamentano caduta di capelli trapiantati oltre che un grave depauperamento dell’area donatrice. E’ quindi una tecnica che, oltre ad essere per molti aspetti obsoleta, presenta diversi fattori negativi”.

“Ecco perché il gold standard delle tecniche di autotrapianto resta la FUT come ribadito da diversi articoli scientifici americani – aggiunge il prof. Rosati – Un altro problema è il fatto che sempre più pazienti lamentano evidenti cicatrici frutto di prelievi multipli sulla stessa zona, visibili anche con i capelli corti. Purtroppo la tecnica FUE, prelevando i capelli con una metodica a strappo, li traumatizza notevolmente determinando più basse percentuali di attecchimento e ricrescita”.

La FUT presenta notevoli vantaggi rispetto alle FUE: infatti offre un maggior numero di capelli trapiantabili, garantisce una percentuale più alta di attecchimento e di ricrescita, è sempre applicabile a ogni tipologia di capello, lascia una cicatrice unica e sottilissima, invece di una miriade di piccole cicatrici. Oltre al fatto che l’intervento chirurgico è più breve e non richiede l’associazione di una terapia farmacologica a vita.

“La tecnica FUT, inoltre, rispetto alle tecniche di autotrapianto low cost, richiede una buona esperienza chirurgica e un’equipe specializzata più numerosa, non capita di essere operati da personale non medico né infermieristico quando non addirittura da persone comuni come succede nella FUE all’estero – conclude Rosati – Certo la FUT ha un costo più elevato, ma è il prezzo da pagare per evitare brutte disavventure e per avere la certezza che la nuova chioma trapiantata resti a lungo sulla testa dei pazienti. Infatti non è importante quanti capelli vengano impiantati ma quanti attecchiranno, quanti ricresceranno e rimarranno a vita”.

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