Standard di cura del diabete, le novità dell’edizione 2018

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Rimini, 17 maggio 2018 – L’edizione 2018 degli Standard italiani per la cura del diabete, elaborati congiuntamente dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e dalla Società Italiana di Diabetologia (SID), contiene vari elementi di novità, dei quali diamo una rapida sintesi.
Referente della Società Italiana di Diabetologia per l’edizione 2018 degli Standard è il dottor Edoardo Mannucci; referente degli Standard per l’Associazione Medici Diabetologi è il dottor Basilio Pintaudi.

Trattare per obiettivi ‘flessibili’, tenendo presente il rischio di ipoglicemia
L’obiettivo di cura prevede il raggiungimento di target glicemici ben definiti, poiché il superamento di tali target si associa ad un maggiore rischio di insorgenza di complicanze, acute o croniche, legate al diabete. I target possono tuttavia essere differenziati a seconda della tipologia di paziente, tenendo in considerazione sia aspetti clinici, che altri legati alla condizione sociale e personale per paziente.

In particolare, nel caso del diabete di tipo 2, la novità di questi Standard consiste nel declinare l’obiettivo di emoglobina glicata da raggiungere, anche a seconda della terapia farmacologica adottata. Così, laddove si preveda l’impiego di farmaci in grado di determinare ipoglicemia (insulina, sulfaniluree o glinidi) vi è indicazione a mantenere l’obiettivo di emoglobina glicata da raggiungere a livelli più elevati (tra 6,5 e 7,5 per cento).

In caso di impiego di farmaci in grado di causare ipoglicemia, è bene anche tener conto della presenza di condizioni che ne possano aumentare ulteriormente il rischio (infanzia ed adolescenza, età molto avanzata, presenza di comorbilità).
In questi casi, può essere opportuno mantenere l’emoglobina glicata a livelli relativamente più elevati, fino ad un massimo di 8,0 per cento. Al contrario, nei casi di diabete non complicato e trattati con farmaci che non determinano ipoglicemia si potrà spingere l’obiettivo di glicata da raggiungere al 6,5 per cento.

L’high-tech vincente nella gestione del diabete
L’utilizzo della tecnologia in ambito diabetologico riveste un ruolo cruciale tra gli strumenti di cura offerti a persone con diabete ed operatori sanitari. In particolare, nei nuovi Standard, si descrive la crescente diffusione dei nuovi device (per il monitoraggio in continuo della glicemia, microinfusori insulinici con sistemi sempre più sofisticati di automatizzazione della terapia infusiva, e così via) sottolineandone possibili aree di impiego clinico e riportandone i vantaggi sia clinici, di qualità di vita, che di natura economica.

In questo campo, molto importante è stata la pubblicazione del primo studio internazionale che evidenzia un significativo beneficio clinico derivante dall’utilizzo di un sistema di monitoraggio in continuo della glicemia in donne con diabete di tipo 1 in gravidanza.

Quale trattamento per il diabete: safety first ed effetti ‘extra-glicemici’
L’approccio terapeutico del diabete di tipo 2, soprattutto per quanto riguarda le possibilità di uso di farmaci non insulinici, è stato profondamente rimodulato alla luce dell’evidenza di profili di sicurezza maggiori (in particolare del minor rischio di ipoglicemie) delle più recenti classi farmacologiche, rispetto ad alcuni farmaci tradizionali.

Nella definizione dell’algoritmo terapeutico che guida le scelte farmacologiche è stata considerata prioritaria l’introduzione più precoce di farmaci, efficaci ma anche sicuri, in grado di compensare i noti difetti fisiopatologici che caratterizzano la malattia.

Importanti sono anche i cosiddetti effetti extraglicemici (quali quelli sulla riduzione del peso o della pressione arteriosa) che alcune delle nuove classi farmacologiche o delle molecole specifiche sono in grado di determinare.

Alcuni di questi farmaci hanno dimostrato negli studi clinici di avere un importante effetto di riduzione di morbilità e mortalità per cause cardiovascolari, quando utilizzati in soggetti con precedenti eventi cardiovascolari, ed un ruolo protettivo sull’andamento o l’insorgenza di complicanze microangiopatiche, soprattutto a carico dei reni.

Alla luce dei risultati dei più recenti studi clinici, l’approccio complessivo alla terapia farmacologica del diabete di tipo 2 è stato dunque modificato in maniera rilevante; i nuovi standard presentano così novità sostanziali nella priorità di scelta dei farmaci e nell’algoritmo terapeutico.

Due nuovi focus: sul diabete nel paziente oncologico e sul MODY
Nei nuovi standard sono state considerate in maniera sistematica, dedicando loro paragrafi separati, due popolazioni particolari caratterizzate da iperglicemia: 1) il diabete nel paziente neoplastico in chemioterapia ed in cura palliativa;2) il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young). Quest’ultimo è un disordine monogenico responsabile di una forma di diabete non insulino-dipendente, che insorge in età giovanile, generalmente prima dei 25 anni e in soggetti magri.

Si è deciso di trattare in maniera specifica queste due condizioni da una parte per la sempre crescente diffusione delle patologie neoplastiche, il trattamento delle quali può impattare in maniera importante sul metabolismo glucidico. Dall’altra, nel caso del MODY, per la necessità di migliorare sempre più la capacità diagnostica e terapeutica di forme ‘minori’ di diabete (meno rappresentate da un punto di vista numerico),e che tuttavia possono comportare rilevanti problematiche.

I centri diabetologici ti salvano la vita
Alla luce di un’attenta revisione della letteratura disponibile, si conferma il ruolo chiave dei servizi diabetologici specialistici nel condurre il percorso di cura delle persone affette da diabete mellito.

Le persone affette da diabete dovrebbero essere periodicamente sottoposte ad una  visita presso i centri diabetologici, allo scopo di ridurre il rischio di insorgenza di temibili complicanze legate alla malattia e anche di mortalità per tutte le cause, stando ai risultati di una recente metanalisi italiana appena pubblicata.

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