Safer Internet Day, SINPIA: “Internet non è nemico né panacea, servono alfabetizzazione e regole sugli algoritmi”
Roma, 9 febbraio 2026 – In occasione del Safer Internet Day che ricorre il 10 febbraio, si celebra l’impegno globale per un uso più consapevole di Internet da parte di bambini, adolescenti e delle loro comunità educanti.
“Questa giornata non può essere ridotta a un semplice richiamo emotivo sul “rischio online”- sottolinea Elisa Fazzi, Presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) – La realtà di oggi è più complessa, internet è radicato nella vita dei ragazzi ed anche nostra, ed il tema richiede una riflessione scientifica e culturale seria”.
I dati più recenti e l’esperienza clinica mostrano chiaramente che Internet non è né un nemico assoluto né una panacea: è una rete di connessioni digitali che accompagna costantemente le nuove generazioni.
Internet riduce le barriere geografiche e sociali dell’informazione, consente ai ragazzi di sviluppare la capacità di cercare notizie, confrontare fonti, risolvere problemi in autonomia. I social aiutano a restare in contatto con persone lontane, far crescere il senso di appartenenza, condividere difficoltà, ricevere incoraggiamento, normalizzare esperienze emotive ma anche a sviluppare competenze narrative e nuove forme di espressione, pensiero critico, partecipazione civica, consapevolezza sociale e ambientale.
Allo stesso tempo, bambini e adolescenti non “visitano” il mondo online: possono viverlo in modo immersivo, spesso senza distinzione tra esperienza virtuale e reale, soprattutto se non guidati a leggerne il funzionamento. Le strutture delle piattaforme e l’estrema personalizzazione dei “feed” possono portare a un’esposizione frequente a immagini violente, sessualizzate, a messaggi destabilizzanti, spesso non cercati dai ragazzi ma proposti dagli algoritmi che mirano a mantenere continua la loro attenzione.
Dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano come una quota significativa di adolescenti tra gli 11 e i 15 anni sembra usare in modo problematico i social media e segnalano difficoltà psicologiche correlate all’uso intensivo delle piattaforme. Circa il 12% dei ragazzi è a rischio di dipendenza da videogiochi, con differenze tra maschi e femmine e implicazioni significative per lo sviluppo psico-sociale.
“Questi fenomeni non sono marginali – ha dichiarato Stefano Berloffa, neuropsichiatra infantile dell’IRCCS Fondazione Stella Maris, Pisa – sono spesso parte di un quadro più vasto in cui l’esperienza digitale interagisce con i processi di sviluppo neuropsicologico, emotivo e relazionale dei minori. Diverse ricerche evidenziano che adolescenti con disturbi del neurosviluppo e di salute mentale possono presentare modalità di utilizzo qualitativamente diverse rispetto ai coetanei, caratterizzate da maggiore confronto sociale, minore soddisfazione relazionale online e maggiore influenza delle interazioni digitali sul tono dell’umore.”
Un contributo rilevante al dibattito proviene anche dal recente rapporto dell’ANSES (l’Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza Sanitaria), che ha analizzato oltre un migliaio di studi scientifici sugli effetti dei social media sulla salute degli adolescenti. Il rapporto sottolinea come l’adolescenza rappresenti una fase di particolare vulnerabilità neuropsicologica, nella quale l’esposizione prolungata a piattaforme progettate per massimizzare l’attenzione può incidere negativamente su sonno, autostima, regolazione emotiva e benessere mentale, soprattutto nei soggetti più fragili e nelle ragazze. L’ANSES evidenzia inoltre il ruolo centrale dei meccanismi algoritmici e delle tecniche persuasive – come feed infiniti, notifiche continue e raccomandazione automatica dei contenuti – nell’amplificare l’uso problematico e l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi.
I benefici emergono invece soprattutto quando l’uso è commisurato all’età, attento alle caratteristiche individuali, c’è mediazione educativa adulta, i ragazzi sono attivi e non solo consumatori passivi, si promuove il dialogo e non solo il controllo.
“È fondamentale quindi – prosegue la prof. ssa Fazzi – andare oltre la retorica del “pericolo” o della “soluzione tecnologica”. La sicurezza online non si costruisce solo con filtri e sistemi di verifica dell’età, pur importanti: richiede alfabetizzazione digitale profonda, formazione degli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, pediatri), competenze critiche nei ragazzi, politiche pubbliche basate su evidenze, e una regolazione strutturata delle piattaforme che tenga conto di come gli algoritmi modellino i comportamenti e le emozioni dei giovani. Abbiamo bisogno di interrogarci su quali strumenti, come, per chi e con chi”.
In questo quadro, la SINPIA ribadisce la necessità di politiche e interventi basati su evidenze scientifiche, che integrino prospettiva clinica, educativa e regolatoria, e che riconoscano la complessità dello sviluppo neuropsichico di bambini e adolescenti negli ambienti digitali contemporanei. Il Safer Internet Day deve essere per noi un momento di coscienza critica, non un rituale annuale di allarmismi o slogan vuoti. Solo così possiamo davvero affermare che proteggiamo la salute mentale, relazionale e cognitiva dei bambini e ragazzi nel XXI secolo.
Gli esperti del neurosviluppo e della salute mentale in infanzia e adolescenza di Sinpia raccomandano di:
- Non demonizzare la tecnologia, ma comprendere come viene integrata nella vita psichica dei ragazzi.
- Coinvolgere direttamente bambini e adolescenti nei processi decisionali e di educazione digitale, perché spesso conoscono e interpretano il web meglio degli adulti ma non hanno gli strumenti critici per gestirlo da soli.
- Spingere per ricerche longitudinali, indipendenti e interdisciplinari che non misurino solo i rischi, ma anche i benefici e i meccanismi psicologici attraverso cui Internet costruisce significato e relazioni per le nuove generazioni.
- Promuovere una visione politica e pedagogica che non scarichi la responsabilità esclusivamente sui genitori o sulle figure istituzionali, ma la distribuisca a tutta la società: scuole, comunità locali, professionisti, aziende tecnologiche e istituzioni.





