Ospedali Vittorio Emanuele e San Marco. Convocazione tavolo di lavoro al Comune di Catania

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Fsi: “Dal Sindaco Bianco comportamento discriminatorio e antisindacale”

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Dott. Calogero Coniglio

Catania, 27 maggio 2016 – Dura nota della sigla sindacale Fsi, Federazione Sindacati Indipendenti, in merito alla riunione del 23 maggio sulla questione riguardante la futura chiusura dell’ospedale Vittorio Emanuele e l’apertura dell’ospedale San Marco.

Pensavamo – scrivono – di essere stati chiari ed espliciti in questi anni di denunce e proteste nell’esporre le problematiche che affliggono gli ospedali catanesi, per poter aprire un dialogo fruttuoso con il Comune e con le direzioni generali al fine di affrontare e risolvere la questione sanità maniera efficace e collaborativa.

“I Pronto soccorso – spiega Calogero Coniglio, segretario territoriale regionale del Coordinamento Nazionale Infermieri Sicilia e Coordinatore regionale della Confederazione Usae – sono sempre di più territorio di nessuno, sovraffollati e senza controlli, diventano un rischio sia per il personale sanitario che per i pazienti. Questi ultimi infatti hanno tempi di attesa lunghissimi, i pazienti stazionano per ore su barelle inadatte, spesso vengono visitati in sale sovraffollate o nei corridoi, senza la minima privacy. Familiari e pazienti esasperati infieriscono con infermieri e medici, non solo protestando, ma con vere e proprie aggressioni”.

“Alle nostre proteste, denunce e richieste d’incontro urgenti nel 2014 e nel 2015 rivolte al Sindaco, al Prefetto e al Questore, sulle gravi condizioni in cui versano gli ospedali catanesi, sulla carenza di personale e strutturale, che hanno portato a molteplici casi si aggressioni fisiche a carico del personale e purtroppo di malasanità, solo il Vice Prefetto e il Questore ci hanno ricevuto il 5 gennaio 2015 il primo e il 18 febbraio 2015 il secondo.

Abbiamo fatto 9 denunce alla Procure siciliane e promosso due interrogazioni parlamentari contro le condizioni degli ospedali catanesi, le aggressioni e la carenza di infermieri e personale sanitario, due al Senato con riferimento a tutta la regione Sicilia al Ministro degli Interni e al Ministro della Salute, e una alla Camera dei Deputati contro sempre le aggressioni negli ospedali etnei.

Ribadiamo al Sindaco Enzo Bianco, ‘in pectore’ della Città Metropolitana, che le richieste d’incontro con la signoria vostra erano state avanzate dalla scrivente segreteria, mentre abbiamo appreso, attraverso la stampa, di un incontro sul futuro di alcuni ospedali cittadini da lei convocato al Comune svoltosi il 23 maggio scorso, costituendo un tavolo tra direttori generali, la dirigenza politica, il Rettore, l’assessore al ramo e solo alcune sigle sindacali, rappresentate dai loro segretari.

Episodio questo, che ci induce a pensare, ancora una volta, e confermarci che siamo di fronte ad un comportamento che alimenta la sensazione di onnipotenza o, forse più semplicemente, di menefreghismo nei nostri riguardi.

Appare, a questo punto, opportuno ricordare che la nostra organizzazione sindacale è maggiormente rappresentativa e firmataria del contratto collettivo del comparto sanità a tutti gli effetti di legge, godendo delle prerogative legislative e contrattuali vigenti; pertanto, non può essere esclusa da nessuna contrattazione aziendale, regionale, nazionale né tantomeno da riunioni di qualsiasi altro genere.

Evidentemente, questo non è chiaro ai nostri politici! A tale scopo, chiediamo agli stessi e al Sindaco di rendere noti i criteri in base ai quali siano state convocate alcune sigle sindacali e i loro segretari, e non anche la stessa scrivente. Difatti, reputiamo il comportamento assunto dagli stessi discriminatorio e antisindacale nei confronti dei segretari che rappresentano la sigla su esposta.

Ovviamente – aggiungono – non siamo così ingenui nel credere al mito dell’unità sindacale, o che gli attori sindacali si presentino sempre coalizzati e con identiche richieste ai tavoli di contrattazione, di concertazione, informativi o preliminari di progetti, ma nella situazione in cui oggi si trovano gli ospedali, c’è solo bisogno di una competizione positiva tra modelli di sindacato e che si abbandoni ogni forma di collateralismo, tagliando ogni forma di rapporto clientelare con la politica.

Pertanto – conclude la nota – convinti che la nostra mancata convocazione, oltre che discriminatoria, sia un atto lesivo della democrazia sindacale perché impedirebbe di esporre la voce di quei lavoratori che da tali sigle si sentono rappresentati, chiediamo di indire una nuova riunione nella quale, ci auspichiamo, sia presente anche codesta sigla; in caso di inottemperanza, saremo costretti ad avvalerci degli strumenti di tutela previsti per legge, denunciando l’azione discriminatoria, portata nei confronti della dirigenza politica”.

fonte: ufficio stampa

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