Disturbi respiratori correlati al sonno: fattori di rischio non riconosciuti per gli incidenti stradali
Una revisione narrativa porta dati di notevole rilevanza epidemiologica e clinica sui disturbi respiratori del sonno, evidenziandone anche gli aspetti socio-sanitari, in particolare la diretta e documentata correlazione, ancora poco conosciuta, tra apnea ostruttiva del sonno e incidenti stradali. Un focus sulla situazione in Italia
Benevento, 23 ottobre 2026 – I DRS (Disturbi Respiratori del Sonno) sono un insieme di disturbi (o condizioni) molto diffusi nella popolazione, anche associati ad altre condizioni fisio-patologiche, che rappresentano un significativo problema di salute pubblica. Nell’ambito della medicina del sonno e della Pneumologia, i DRS rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie.
Tra queste, l’OSA (Apnea Ostruttiva del Sonno), nota anche come OSAS quando si configura come una vera e propria sindrome accompagnata da sintomi diurni, è in assoluto la condizione più frequente e diffusa nella popolazione. Tale condizione comporta l’ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno, una ipossiemia intermittente ed una frammentazione del sonno con conseguente aumento del rischio di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, metaboliche e declino cognitivo.
Si stima che l’OSA in Italia colpisca 12,3 milioni di persone e, in particolare, la forma moderata-grave interessa il 27% degli adulti (rapporto uomo/donna di 3:1), mentre quella lieve-moderata riguarda oltre 24 milioni di persone. Di questi, solo il 4% circa dei pazienti con OSA moderata-grave riceve una diagnosi e appena il 2% viene trattato in modo corretto ed adeguato.
Il mancato riscontro di OSA, secondo l’Università Bocconi (dati del 2019), costa all’Italia circa 31 miliardi di euro all’anno (circa 520 €. per cittadino), di cui il 60% è rappresentato da costi sanitari diretti ed un costo medio annuo per ogni paziente moderato-grave di circa 2.500 €.
Diventa fondamentale, pertanto, identificare precocemente i pazienti con una anamnesi attenta da parte di tutti i medici generalisti e specialisti, indirizzando ad un idoneo approccio diagnostico strumentale in centri specializzati, mediante Monitoraggio Cardio-Respiratorio e Polisonnografia.
La precoce e corretta diagnosi consente una terapia mirata con ventilazione meccanica a pressione positiva continua (CPAP), posizionando una maschera nasale/oronasale per impedire il collasso delle vie aeree ed eliminare le conseguenze fisiopatologiche della malattia. Tale terapia è necessaria e risolutiva e, in base alle evidenze scientifiche ed ai notevoli risultati presenti in letteratura e nella real life, rappresenta il “gold standard” per una soluzione ottimale del problema.
È chiaro, inoltre, che per ottenere migliori risultati i pazienti devono essere coinvolti attivamente adottando un regime di vita salubre con una dieta adeguata, sicuramente per una necessaria perdita di peso (laddove presente) e una attività motoria routinaria. Esistono, infine, alternative terapeutiche personalizzate come i dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD), la terapia posizionale e la stimolazione del nervo ipoglosso, molto meno utilizzate per le evidenze scientifiche ancora limitate e poco efficaci.
La revisione narrativa si è basata soprattutto nel sottolineare l’importante correlazione tra OSA non trattata ed incidenti stradali, evenienza dimostrata da anni per l’aumento del rischio di incidenti stradali, di almeno 1,5-2,5 volte, dovuti proprio ai colpi di sonno e che determina circa il 7% dei sinistri totali. In Danimarca, ad esempio, la prevalenza di incidenti nei soggetti con OSA è dell’1,4% (rispetto allo 0,98% della popolazione generale), con un rischio maggiore legato alla gravità dell’OSA e all’età avanzata.
Per affrontare e risolvere tali problematiche spesso sottovalutate e misconosciute, è doveroso individuare precocemente i soggetti con OSA, confermarne la diagnosi e iniziare la terapia con CPAP, che riesce da subito a normalizzare il sonno e ridurre il rischio di incidenti.
A tal proposito, secondo il Decreto Ministeriale (attuazione della Direttiva UE 2014/85/UE), durante le visite per il rilascio e/o rinnovo della patente, il Medico monocratico dovrebbe sempre sospettare la presenza di OSA in caso di sintomi come russamento rumoroso e abituale, pause respiratorie e sonnolenza diurna, specialmente se associato a obesità, oltre che ad evidenti segni fisici quali anomalie mandibolari, collo grosso, ecc. o a patologie specifiche come ipertensione farmaco-resistente, diabete tipo 2, ecc.
In presenza di OSA, la validità della patente è ridotta a 3 anni per le patenti normali (Gruppo 1: A, B) de a 1 anno per le patenti professionali (Gruppo 2: C, D, K). Ma, nonostante la gravità del problema e la legislazione europea, i vari Stati membri applicano ancora regole molto disomogenee per il rilascio e il rinnovo delle patenti.
Altro aspetto rilevante, è l’Eccessiva Sonnolenza Diurna (EDS), condizione patologica poco riconosciuta e trattata, che dovrebbe essere sempre indagata anamnesticamente e fatta emergere nelle visite mediche, sia dai medici di famiglia che dai medici per il rilascio/rinnovo della patente.
La valutazione della capacità di guida avviene generalmente su tre livelli e suddivide i soggetti proprio base alla EDS:
- Rischio basso: Rilasciato direttamente il certificato di idoneità. Include chi documenta l’efficacia e l’aderenza alla terapia CPAP (almeno 4 ore a notte per il 70% delle notti).
- Rischio medio/alto: Valutazione delegata alla Commissione Medica Locale (CML) tramite specifici test sui tempi di reazione.
L’EDS è un sintomo aspecifico che può derivare da molteplici fattori (deprivazione di sonno, patologie neurologiche, psichiatriche, farmaci o età avanzata), ma nel contesto dell’OSA, è un indicatore clinico fondamentale, sebbene presenti notevoli complessità diagnostiche e terapeutiche.
Uno studio italiano mostra che il 40,7% dei soggetti con OSA soffre di sonnolenza diurna eccessiva e dopo 3-12 mesi di trattamento con CPAP, il 15,7% dei pazienti continua a manifestare Sonnolenza Diurna Eccessiva, cosiddetta residua (rEDS), e definita convenzionalmente da un punteggio ≥11 nella scala del questionario di Epworth (ESS).
Tale questionario è soggettivo ed è basato su 8 elementi di valutazione, con un punteggio da 0 a 24, laddove un valore >10 indica EDS, cioè tendenza ad addormentarsi in situazioni quotidiane. È evidente, quindi, che l’EDS è un sintomo che impatta negativamente sulla qualità della vita e aumenta il rischio di incidenti.
Il questionario Epworth correla solo modestamente con i test oggettivi di sonnolenza (MSLT, MWT) e con gli indici di gravità dell’OSA (come l’AHI o la saturazione di ossigeno), infatti oltre il 54% dei pazienti con OSA presenta un punteggio ESS inferiore a 10 (considerato normale). Pertanto è stato stabilito che l’ESS da solo non ha sensibilità e specificità adeguate per selezionare i pazienti da avviare alla polisonnografia.
Interessante ricordare che per trattare l’EDS residua, nei pazienti già in terapia con CPAP, in Italia sono disponibili molecole che stimolano la veglia, come il Solriamfetol, inibitore del reuptake di dopamina e norepinefrina, ed il Pitolisant, antagonista/agonista inverso dei recettori istaminergici H3, farmaco che ha mostrato una ottima efficacia terapeutica e una accertata sicurezza nei trial clinici.
La gestione dell’OSA (specialmente per l’idoneità alla guida) richiede l’azione coordinata di un team multidisciplinare guidato dallo Pneumologo in sinergia con Neurologi, Otorinolaringoiatri e Odontoiatri, laddove il Medico di Medicina Generale (MMG) gioca un ruolo cruciale nel sollevare il primo sospetto clinico e indirizzare precocemente nei centri specializzati al percorso diagnostico-terapeutico dei DRS.
In definitiva, poiché l’OSA è una malattia eterogenea, è fondamentale la classificazione dei pazienti in sottotipi basati su dati antropometrici, di imaging, su fenotipo e biomarcatori molecolari, al fine di personalizzare le terapie meccaniche e farmacologiche.
Esiste tuttavia ancora un divario tra la ricerca teorica e l’effettiva pratica clinica corrente e, si spera, che l’applicazione di nuove tecnologie come il Machine Learning (ML) ed il Deep Learning (DP) consentano di stimare accuratamente le fasi del sonno anche tramite dispositivi non a contatto, migliorando la comprensione della fisiologia e delle alterazioni patologiche.
La ricerca ha identificato numerosi loci genetici associati all’architettura del sonno e al benessere psichico ed i test genetici e il profilo molecolare permetteranno di personalizzare i dosaggi dei farmaci in base a metabolismo, età, sesso, BMI e varianti genetiche del singolo paziente. Proprio per questo, un percorso terapeutico personalizzato deve basarsi sull’analisi combinata di fenotipi ed endotipi, esami fisici dettagliati, studi di imaging e monitoraggio del sonno.
Per una ottimizzazione di tali problematiche relative a DRS ed OSA, studi italiani hanno dimostrano che la telemedicina possa supportarne efficacemente la gestione anche a casa dei pazienti, sia nella fase di calibrazione iniziale (titolazione) sia nel trattamento che nel monitoraggio a lungo termine.
Un ulteriore aiuto possibile potrà avvenire utilizzando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), infatti al capitolo della Missione 6 ‘Salute’, sono state stanziate risorse per la telemedicina (televisite, telemonitoraggio, teleconsulti), con l’obiettivo di superare le disparità regionali, rafforzare l’assistenza domiciliare per le malattie croniche come l’OSA e garantire diagnosi precoci per ridurre anche il rischio di incidenti stradali.
In conclusione, l’aumento epidemiologico dell’OSA rende indispensabile un modello diagnostico integrato con la collaborazione dei diversi specialisti coinvolti e l’utilizzo di algoritmi basati sull’intelligenza artificiale (IA). Per far ciò, è prioritario diffondere i dati statistici sull’OSA e sulla sua correlazione con gli incidenti stradali, ma sono necessari programmi di formazione mirati per gli operatori sanitari, le forze dell’ordine e i medici responsabili al rilascio e/o rinnovo delle patenti di guida.
Infine, è essenziale sensibilizzare maggiormente la popolazione generale sull’importanza della diagnosi precoce e dell’aderenza a lungo termine con le terapie (CPAP, farmaci), oltre che sull’adozione di stili di vita sani (perdita di peso, stop a fumo e alcol) per un benessere psicofisico e una auspicabile prevenzione anche degli incidenti stradali.
Dott. Mario Del Donno
Dott.ssa Maria De Luca
UOC di Pneumologia – AORN “San Pio”, Benevento (I)
Di seguito il link allo studio originale: https://doi.org/10.23736/S2784-8477.26.02239-4





