Diabete in Italia, individuate le categorie più a rischio. Calabria regione più colpita

Folta e qualificata partecipazione al convegno “La malattia diabetica e le sue complicanze” tenutosi presso l’Istituto Superiore di Sanità. “Serve maggiore informazione sul diabete, soprattutto con una mirata formazione delle generazioni più giovani. La malattia inficia sia la qualità che la durata della vita: la mortalità associata al diabete e alle sue complicanze risulta infatti maggiore rispetto a quella degli individui non affetti” dichiara la dottoressa Chiara Cadeddu ricercatrice dell’ISS

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Roma, 14 febbraio 2019 – Presso l’aula “Pocchiari” dell’Istituto Superiore di Sanità si è tenuto il convegno “La malattia diabetica e le sue complicanze”, organizzato con il patrocinio dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta – ACISMOM e dell’ISS. Un’occasione per rimarcare l’importanza della multidisciplinarietà nell’approccio sul diabete e la necessità di sinergia tra pubblico e privato.

I numeri del diabete: distribuzione regionale e culturale
La diffusione del diabete in Italia nella popolazione generale ha raggiunto il 6%, a cui si può aggiungere una quantità di sommerso preoccupante, stimabile attorno al 2% di coloro che hanno il diabete e non lo sanno (stimate circa 2 milioni di persone). Secondo gli studi della Società Italiana di diabetologia, quasi il 65% delle persone con diabete si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni.

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Prof. Andrea Giaccari

Circa un paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni, circa il 2% ha età inferiore a 20 anni e circa il 35% dei soggetti è in età lavorativa (20-64 anni). La prevalenza complessiva è maggiore nei maschi.
Questi dati confermano il fatto che il diabete affligge moltissimi anziani, ma sottolineano anche che moltissime persone con diabete (oltre 200 mila in questa casistica e oltre 1 milione su base nazionale) non sono anziani e sono nel pieno dell’età lavorativa.

Nella fascia 25-44 anni, si va dallo 0.9% di pazienti diabetici tra chi ha una laurea o un diploma superiore, al 2.6% di chi ha una licenza elementare o nessun titolo. Salendo con l’età, i numeri crescono e anche il divario in questo senso va aumentando. Tra i 45 e i 64 anni, tra chi ha una laurea il tasso è del 2.7% a fronte dell’11.5% di chi ha una licenza elementare o nessun titolo di studio; queste due categorie raggiungono rispettivamente l’8.4% e il 16.5% tra gli over 65.

Questo dato fa riflettere, poiché valorizza uno dei ‘pilastri’ della terapia del diabete, quello dell’educazione: “per ritardare la comparsa del diabete e per contrastarne la progressione, la terapia si basa su 4 pilastri fondamentali, di cui 3 non sono farmacologici” spiega il prof. Andrea Giaccari, diabetologo, Professore Associato di Endocrinologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Responsabile del Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS.

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Dott.ssa Chiara Cadeddu

“Anzitutto, l’alimentazione, non intesa come dieta, ma come alimentazione sana, per raggiungere un peso forma e mantenerlo nel tempo. Il secondo pilastro è l’attività fisica, cui segue proprio l’educazione: è fondamentale che il soggetto sappia cosa sta succedendo, quali sono gli effetti delle conseguenze della malattia diabetica, affinché tenga sotto controllo il proprio diabete e i relativi fattori di rischio. La terapia farmacologica è solo il quarto pilastro che regge il ‘tempio’ della terapia del diabete”, prosegue Giaccari.

I dati ISTAT che hanno contribuito a questo quadro permettono di definire ulteriori dettagli. Ad esempio, si riscontra che al Sud la prevalenza del diabete raggiunge il 6.5%, con un picco superiore all’8% in Calabria.

Le possibili conseguenze del diabete
L’ignoranza sul tema diabete è spesso connessa alla mancata conoscenza delle patologie che esso può amplificare o generare. “Serve maggiore informazione sul diabete, soprattutto con una mirata formazione delle generazioni più giovani – spiega la dott.ssa Chiara Cadeddu Ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità – La malattia inficia sia la qualità che la durata della vita: la mortalità associata al diabete e alle sue complicanze risulta infatti maggiore rispetto a quella degli individui non affetti. Le complicanze del diabete possono essere acute (a breve termine), come l’iperglicemia e l’ipoglicemia, frequenti cause di ricovero, oppure croniche (a lungo termine), come le complicanze cardiovascolari, la neuropatia, la nefropatia, la retinopatia, oltre a quelle che si verificano in gravidanza”.

Tra le complicanze che più frequentemente causano grave invalidità si annoverano: la riduzione della vista che può condurre alla cecità; la neuropatia che, associata alla vasculopatia, può determinare ulcere (piede diabetico) e gangrena degli arti inferiori; le malattie cardio e cerebro vascolari, causate dalla disfunzione endoteliale e dall’iperaggregazione piastrinica; la nefropatia, che può esitare in insufficienza renale cronica fino al trattamento sostitutivo dialitico.

Le persone con diabete hanno una probabilità 2-5 volte maggiore di essere ricoverati, rispetto alle persone non diabetiche. Nella popolazione ospedaliera i diabetici rappresentano il 6-8% dei pazienti ricoverati (oltre il 20% nei reparti di medicina o di terapia intensiva).
La durata della degenza è generalmente più lunga, le complicanze e la mortalità intraospedaliera sono più frequenti rispetto ai pazienti non diabetici. I costi del ricovero del paziente con diabete sono maggiori rispetto alle persone senza diabete.

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