Al via nuova ricerca contro il mieloma che resiste alle terapie

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La malattia è così aggressiva perché caratterizzata non da una, ma da numerose alterazioni genomiche che oltretutto mutano nel tempo. Il progetto triennale è finanziato da AIRC

Bologna, 11 maggio 2015 – Il Sant’Orsola contro il mieloma multiplo, un tumore del midollo osseo caratterizzato da una elevata resistenza alle terapie, anche le più avanzate ed efficaci. Il progetto di ricerca guidato dal prof. Michele Cavo, direttore dell’Unità operativa di Ematologia, avrà durata triennale ed è stato reso possibile grazie ad un “investigator grant” finanziato da AIRC, che ogni anno seleziona e supporta i progetti scientificamente più qualificati.

“Uno dei fattori che rendono questa malattia così aggressiva – spiega il prof. Cavo – risiede nella complessità di alterazioni genomiche che sono presenti alla diagnosi e che continuamente mutano nel corso del tempo, rendendo molto difficile per il medico colpire le cellule tumorali”. Questo fenomeno ha finora ostacolato il raggiungimento della guarigione del mieloma multiplo, perché mentre alcuni cloni di cellule neoplastiche si dimostrano sensibili alla terapia, altri – con differenti alterazioni genomiche – sono resistenti. Per questo la malattia ha un decorso caratterizzato da fasi di remissione alle quali si alternano fasi di progressione, fino ad arrivare ad una fase terminale di refrattarietà a qualunque terapia.

“L’obiettivo del progetto di ricerca finanziato da AIRC – spiega il prof. Cavo – è di studiare l’evoluzione clonale del mieloma multiplo in un contesto clinico controllato: questo ci consentirà di capire in quale modo e con quale sequenza i nuovi farmaci possano essere utilizzati per colpire selettivamente particolari cloni di cellule neoplastiche con specifiche alterazioni genomiche – e quindi di personalizzare la terapia – ed al contempo evitare la selezione di altri cloni ad essi resistenti”.

Con l’inizio del nuovo millennio, l’introduzione negli schemi terapeutici di nuovi farmaci non chemioterapici, ma altamente efficaci, ha migliorato consistentemente le aspettative e qualità di vita dei pazienti con questa malattia, la cui sopravvivenza media è oggi compresa in un range variabile da 7 anni ad oltre 10 anni dopo la diagnosi.

fonte: ufficio stampa

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