Violenza ostetrica, episiotomia ‘a tradimento’ per 1,6 milioni di partorienti

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Secondo una indagine Doxa-Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia, negli ultimi 14 anni circa 1 milione di mamme italiane hanno vissuto un’esperienza di violenza ostetrica durante il parto o il travaglio

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Roma, 21 settembre 2017 – Si stimano in circa 1 milione le madri in Italia – il 21% del totale – che affermano di essere state vittime di una qualche forma (fisica o psicologica) di violenza ostetrica alla loro prima esperienza di maternità. Un’esperienza così traumatica che avrebbe spinto il 6% delle donne, negli ultimi 14 anni,a scegliere di non affrontare una seconda gravidanza,provocando di fatto la mancata nascita di circa 20.000 bambini ogni anno nel nostro Paese.

Sono solo alcuni dei dati – davvero sorprendenti e preoccupanti – emersi dalla fotografia scattata, per la prima volta in Italia, dall’indagine nazionale “Le donne e il parto” realizzata per indagare il fenomeno, sommerso e ancora poco conosciuto, della cosiddetta “violenza ostetrica”,cioè l’appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale medico.

La ricerca, nata su iniziativa dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia(istituito e fondato da Alessandra Battisti e Elena Skoko) è stata condotta dalla Doxa e finanziata dalle associazioni La Goccia Magica e Ciao Lapo Onlus. I risultati della ricerca sono stati presentati a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, alla presenza, tra gli altri, dell’on. Adriano Zaccagnini e del sen. Maurizio Romani.

L’iniziativa rappresenta il proseguimento e l’evoluzionedella campagna d’informazione e sensibilizzazione #BastaTacere: le madri hanno voce.

Grazie all’indagine Doxa “Le donne e il parto”, condotta su un campione rappresentativo di circa 5 milioni di donne italiane, di età compresa tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni, sono stati analizzati i diversi aspetti e momenti vissuti dalle madri durante le fasi del travaglio e del parto: dal rapporto con gli operatori sanitari alla tipologia di trattamenti praticati, dalla comunicazione usata dallo staff medico al consenso informato, dal ruolo della partoriente nelle decisioni sul parto al rispetto della dignità personale.

L’indagine ha rilevato che per 4 donne su 10 (41%) l’assistenza al parto è stata per certi aspetti lesiva della propria dignità e integrità psicofisica. In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia,subita da oltre la metà (54%) delle mamme intervistate. Un tempo considerata un aiuto alla donna per agevolare l’espulsione del bambino, oggi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la definisce una pratica “dannosa, tranne in rari casi”.

L’episiotomia è, a tutti gli effetti, un intervento chirurgico che consiste nel taglio della vagina e del perineo per allargare il canale del parto nella fase espulsiva. Rispetto alle lacerazioni naturali che spesso si verificano durante il parto, tale operazione necessita di tempi più lunghi per il recupero con rischi anche di infezioni ed emorragie.

“Dai racconti che molte donne ci avevano fatto – spiega Elena Skoko, fondatrice e portavoce dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVO Italia) – eravamo a conoscenza del fatto che per tante di loro l’assistenza al parto era stata un’esperienza traumatica. Per questo motivo, lo scorso anno, abbiamo promosso la campagna #bastatacere sui social media. Per capire meglio la portata del fenomeno: hanno aderito così tante donne, in così pochi giorni, che presto la campagna è diventata virale. Con la nascita dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica anche nel nostro Paese, abbiamo deciso di fare un passo in avanti per cercare di tratteggiare i confini di un fenomeno ancora sommerso di cui però, chi l’ha vissuto, porta con sé le cicatrici tutta la vita, arrivando anche a decidere di non avere più altri figli. Ora sappiamo che il fenomeno è ancora più diffuso di quanto temessimo”.

Episiotomia senza consenso informato per 1,6 milioni di partorienti in Italia
Ad aggravare la situazione il fatto che, in Italia, 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni, vale a dire 1,6 milioni di donne (il 61% di quelle che hanno subito un’episiotomia) dichiarano di non aver dato il consenso informato per autorizzare l’intervento.

Inoltre, stando ai dati dell’indagine, la pratica dell’episiotomia non sembra essere sparita dalle realtà ospedaliere italiane: 1 donna su 2 ha subito l’episiotomia (54%). Per il 15% delle donne che hanno vissuto questa pratica, pari a circa 400.000 madri, si è trattato di una menomazione degli organi genitali, mentre il 13% delle mamme, pari a circa 350.000, con l’episiotomia ha visto tradita la loro fiducia nel personale ospedaliero: se all’inizio la ritenevano una procedura necessaria e innocua solo in seguito hanno preso conoscenza delle conseguenze negative. A registrare il numero più alto di episiotomie sono le regioni del Sud Italia e le isole con il 58%, seguite dal centro e Nord-Est Italia (55% pari merito), ultimo il Nord Ovest con 49%.

Non solo, valutando la qualità complessiva della cura, a fronte di un 67% del campione che dichiara di aver ricevuto un’assistenza adeguata da parte di medici e operatori sanitari, 1.350.000 donne (il 27% delle intervistate) dichiarano di essersi sentite seguite solo in parte dall’equipe medica, precisando che avrebbero voluto essere più partecipi su quanto stava avvenendo durante il parto. Questo dato viene ulteriormente confermato dal 6% di neomamme che afferma di aver vissuto l’intero parto in solitudine e senza la dovuta assistenza. Insomma, 1 donna su 3 si è sentita in qualche modo tagliata fuori dalle decisioni e scelte fondamentali che hanno riguardato il suo parto.

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