Tumori, test molecolari essenziali per la pianificazione dei trattamenti. Terapie agnostiche il futuro della cura

Roma, 18 dicembre 2019 – Le terapie agnostiche sono il futuro della cura contro i tumori, perché forniranno a ogni paziente nuove e più efficaci chance di guarigione. Un cammino di cambiamento già cominciato, questo, che però ha ancora un grande potenziale da sprigionare.

Ne hanno discusso clinici, esperti ed esponenti delle più alte istituzioni riuniti ieri a Roma in occasione dell’incontro “Le terapie oncologiche agnostiche. La nuova frontiera nella lotta ai tumori”, che si è svolto nella sala Zuccari del Senato. L’evento è stato promosso dall’Osservatorio Nazionale per i Diritti dei Malati, in collaborazione con l’Osservatorio Sanità e Salute e con il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

“L’arrivo dell’immunoterapia e delle terapie mirate a bersagli molecolari espressi dalle cellule tumorali sta già cambiando la filosofia complessiva della terapia dei tumori – ha spiegato il coordinatore scientifico dell’incontro Stefano Vella, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma – sia dal punto di vista della probabilità di risposta clinica sia dal punto di vista regolatorio. Ma le terapie oncologiche agnostiche rappresentano un punto di svolta, soprattutto concettuale. Siamo solo all’inizio, ma il futuro è questo. I clinici e i pazienti chiedono alle istituzioni non solo velocità nel riconoscere il valore di queste innovazioni, rendendole accessibili con equità, ma anche di lavorare per adattare a queste nuove terapie l’intero percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale”.

Sulla stessa linea d’onda, Walter Ricciardi, da ottobre presidente del Mission board for cancer, l’organismo dell’Unione Europea chiamato a decidere le strategie comunitarie contro il cancro. “Le tematiche di cui discutiamo oggi sono sicuramente una parte importante delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione che verranno promosse dal Mission board for cancer – ha fatto sapere l’esperto – Queste sfide sono necessarie perché gli indicatori di mortalità, l’invecchiamento della popolazione, la transizione epidemiologica e l’innovazione terapeutica se non vengono gestite, anziché ridurre le disuguaglianze, rischiano di aumentarle. Serve un intervento coordinato dall’Europa, ma che poi ogni Paese deve concretamente realizzare adattandolo al meglio al proprio contesto sociale ed epidemiologico”.

Il nuovo approccio è valido sia per le terapie immunologiche basate su anticorpi monoclonali, che condividono lo stesso meccanismo d’azione (risvegliare la risposta immunitaria contro il tumore) e che quindi funzionano su tumori diversi per caratteristiche istologiche e per localizzazione, sia per alcuni nuovi farmaci chimici, che hanno come bersaglio target molecolari presenti su cellule maligne di tumori differenti.

“I risultati in termini di sopravvivenza e di assenza di progressione sono in alcuni casi straordinari – ha aggiunto Vella – ed è stato possibile grazie al lavoro congiunto della ricerca di base, in gran parte pubblica, e della ricerca clinica dell’industria”. Sotto il profilo clinico, hanno concordato infine gli esperti, l’arrivo dei trattamenti agnostici rappresenta l’inizio di un nuovo modo di pianificare le terapie: i test genetici o la definizione di altre caratteristiche molecolari potranno aiutare a decidere quali trattamenti sono più indicati per un paziente con un tumore, indipendentemente dalla sua localizzazione o da come appare al microscopio, mentre i test molecolari diventeranno l’elemento essenziale per la pianificazione dei trattamenti.

Sono intervenuti all’incontro, tra gli altri, il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri; la senatrice Paola Binetti, membro della XII commissione Igiene e Sanità; il presidente dell’Osservatorio Sanità e Salute, il senatore Cesare Cursi; il membro della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, Maria Rizzotti; il dottor Giovanni Leonardi, direttore generale della Ricerca e della Innovazione in Sanità del Ministero della Salute.

Tanti gli esperti che hanno partecipato: il prof. Michele Maio, direttore del Centro di Immuno-Oncologia dell’Azienda ospedaliera Universitaria di Siena; il prof. Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma; il prof. Giorgio Scagliotti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Azienda ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (To); il prof. Giovanni Scambia, ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS di Roma.

E ancora: il dott. Nicola Normanno, responsabile del Dipartimento di Ricerca Traslazionale dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione Pascale di Napoli; la dott.ssa Betty Polikar, coordinatore di Ricerca dell’“Italian Network for Pediatric Clinical Trials” (INCiPiT, Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù) e membro del Consiglio Direttivo di SIMeF (Società Italiana di Medicina Farmaceutica); la dott.ssa Francesca Moccia, vicesegretario generale di CittadinanzAttiva; il dott. Mauro Biffoni, direttore Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità, il dott. Giacomo Bazzoni, presidente FF Agenas.

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