Specializzazione in Fisica Medica, necessari rivalorizzazione e definitivo cambiamento di rotta

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Milano, 31 luglio 2018 – Sono circa 15mila i giovani medici che hanno partecipato al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione e che, nel caso non dovessero ottenere un aumento del numero di borse di specializzazione, si dicono pronti alla mobilitazione. Traendo una lezione da ciò a cui stanno assistendo, i fisici (e gli altri colleghi “non-medici”), esclusi da sempre dai contratti di formazione, valutano anche loro l’idea di mobilitarsi per ottenere il giusto riconoscimento del lavoro che svolgono quotidianamente negli ospedali per aiutare gli strutturati a garantire la qualità delle diagnosi e delle cure che utilizzano grandi apparecchiature.

Sebbene alcuni si siano espressi a favore di una vera e propria mobilitazione, Davide Gurrera, rappresentante AIFM (Associazione Italiana di Fisica Medica) Specializzandi in Fisica Medica, ha voluto chiarire la sua posizione contraria a questa scelta, affermando la sua piena fiducia nella struttura democratica italiana e nella disposizione all’ascolto di chi la guida. Nonostante l’indiscusso interesse dello Stato nell’ascoltare i bisogni dei propri cittadini, il dott. Gurrera non transige sulla necessità di un cambiamento definitivo di rotta.

Prova ne sia che, il 4 febbraio del 2015 il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro della Salute, ha firmato un decreto, il Decreto Interministeriale n. 68 (Riordino scuole di specializzazione di area sanitaria), che all’Art. 1 recita: “Il presente decreto individua le scuole di specializzazione di ‘area sanitaria’, il profilo specialistico, gli obiettivi formativi e i relativi percorsi didattici suddivisi in aree e classi, di cui all’allegato al presente decreto.”. E guardando nell’allegato: Area Medica, Area Chirurgica, Area Servizi Clinici; e sotto quest’ultima, alla fine: Fisica Medica.

Esiste in inglese un’espressione molto nota anche in Italia, a quanti in particolare si siano ritrovati nell’imbarazzante condizione di dover fare un elenco di fronte a un pubblico (straniero). Inevitabilmente, un ultimo dovrà esserci; ma per sottolineare che l’ordine di elencazione non va interpretato come un ordine di importanza, si aggiunge alla fine: “last but not least!”.

Forse sarebbe stato il caso di dirlo anche nel decreto, perché l’anno successivo una nuova legge, Legge 26 maggio 2016 n. 89, all’Art. 2-bis (Scuole di specializzazione non mediche) ha disposto: “Nelle more di una  definizione  organica  della  materia, le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, riservate alle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi sono attivate in deroga alle disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 8 della legge 29 dicembre 2000, n. 401. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Dunque, riassumendo: la suddetta legge abroga temporaneamente (fintanto che non si sia ottenuta “una definizione organica della materia”) l’Art. 8 della legge riguardante le “Norme sull’organizzazione e sul personale del settore sanitario”.

Articolo che avrebbe garantito in futuro il “last but not least”: “Il numero di laureati appartenenti alle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi iscrivibili alle scuole di specializzazione post-laurea è determinato ogni tre anni secondo le medesime modalità previste per i medici dall’articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, ferma restando la rilevazione annuale del fabbisogno anche ai fini della ripartizione annuale delle borse di studio nell’ambito delle risorse già previste”.

Sicuramente – conclude Gurrera – un definitivo cambiamento di rotta è assolutamente necessario.

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