Pubblico impiego, Fsi-Usae: “Aperta la mobilitazione per il rinnovo di un vero contratto”

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Roma, 6 dicembre 2016 – Con la trasmissione, nei giorni scorsi, della nota ufficiale al Ministero del lavoro ed alle altre controparti istituzionali Fsi-Usae ha formalizzato di rifiutare di sottoscrivere lo scandaloso accordo intervenuto fra la Ministra Madia – per il Governo – e la Triplice; di giudicare lo stesso protocollo un tradimento dei lavoratori da parte di Cgil, Cisl e Uil; e ha dato il via alla mobilitazione ed aperto il conflitto per il rinnovo del contratto dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni relativo al triennio 2016-2018.

Nella nota ufficiale Fsi-Usae bolla il protocollo come “Un accordo, chiaramente pre-elettorale, in cui si svendono i lavoratori e il loro diritto ad una giusta retribuzione e alla possibilità di recuperare il potere di acquisto delle buste paga” e lo definisce “un atto di arroganza che va al di là del buon senso ed è al di fuori da ogni procedura democratica messo in atto da soggetti che praticano una politica maleducata ed arrogante, che se ne infischiano della democrazia sindacale e della cortesia istituzionale”.

Ma nella nota, Fsi-Usae, rammenta anche che in questo periodo, mentre i lavoratori delle pubbliche amministrazioni (per legge) subivano un blocco delle retribuzioni, si stanno rinnovando i contratti del lavoro privato con aumenti che si aggirano su 80-90 euro; gli stessi però hanno già avuto aumenti relativi a due rinnovi triennali, il 2010-2012 prima (circa 100 €) e il 2013-2015 poi (circa 130 €).

Fsi-Usae ritiene che tutti i lavoratori abbiano il medesimo diritto alla giusta retribuzione e che il fatto di lavorare per un datore di lavoro pubblico non può e non deve costituire elemento di discriminazione salariale. Fsi-Usae rivendica quindi in questa tornata contrattuale il riallineamento degli andamenti retributivi e contrattuali dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni centrali e locali con quanto avvenuto per i lavoratori del lavoro privato chiedendo aumenti adeguati e indicando una cifra che, al netto degli 80 euro di decontribuzione, si può quantificare in 250 euro medie pro capite.

fonte: ufficio stampa

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