Il Meyer celebra la Giornata Mondiale contro l’AIDS

logo-meyerL’ospedale pediatrico fiorentino distribuisce il nastro rosso agli operatori e avvia una ricerca per aumentare l’efficacia degli antiretrovirali in età pediatrica

aids-meyer-2Firenze, 1 dicembre 2015 – In occasione del 1 dicembre, Giornata Mondiale contro l’AIDS, il Meyer intensifica l’impegno nella lotta contro questa terribile malattia e per il miglioramento della qualità di vita dei bambini e degli adolescenti che vivono con l’infezione da HIV. In particolare dà il via a un progetto di ricerca che ha come obiettivo quello di aumentare l’efficacia dei farmaci antiretrovirali in età pediatrica. Lo studio valuterà le concentrazioni plasmatiche di questi medicinali cercando di “personalizzarli”. Infatti, nei bambini i farmaci vengono talora assunti spezzando o frantumando le compresse per adulti così da adeguarle al peso del bambino. Alcuni farmaci assunti quotidianamente per contrastare la progressione del virus non sono infatti disponibili in formulazione pediatrica e l’unica possibilità per garantire ai più piccoli alcuni farmaci molto efficaci è rappresentata dal frazionamento della dose per adulti. L’opportunità di dosare il farmaco a livello plasmatico è garanzia di efficacia e di maggiore sicurezza di impiego per i bambini con infezione da HIV.

Ma c’è di più. Come è noto dal 1985 il Meyer è sede del Registro Italiano per l’infezione da HIV, che è coordinato dal Centro di Riferimento Regionale per la Prevenzione e Cura dei Bambini affetti da HIV presso la SOD di Malattie Infettive del Meyer. Ebbene recentemente proprio all’ospedale fiorentino si è svolto il XVIII workshop del Registro, con la partecipazione di 32 centri pediatrici che, in tutta Italia, seguono i bambini e gli adolescenti con infezione da HIV oltre al responsabile del Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità.

aids-meyer-1Nel corso di questo importante appuntamento due le decisioni di rilievo adottate: il monitoraggio delle nascite da madre HIV+ nelle quali non venga eseguita la prevenzione della trasmissione: un fenomeno che riguarda in particolare le donne immigrate il cui tasso di trasmissione dell’infezione ai figli è 3 volte superiore a quello delle donne italiane HIV+ perché non hanno possibilità di accedere ai test e alle terapie. Inoltre è stata anche decisa la stesura di una consensus per una comune procedura nel processo di transizione dei pazienti in maggiore età dai centri pediatrici a quelli dell’adulto. Si tratta di una misura che cerca di intervenire in quella zona grigia che scatta con la maggiore età, per evitare lo strappo con la dimensione pediatrica, sempre a salvaguardia dell’adolescente che entra nel mondo degli adulti.

Il Registro nato per iniziativa del prof. Maurizio de Martino di Firenze e del prof. Pier Angelo Tovo di Torino, in questi 30 anni di attività si è interessato allo studio degli aspetti epidemiologici, immunologici e clinici dell’infezione da HIV in età pediatrica, riuscendo a seminare cultura tra i pediatri in Italia e nel mondo e consentendo una omogeneità di approccio gestionale all’infezione da HIV del bambino, oltre a rappresentare un modello di sinergia scientifica e organizzativa anche per altre patologie pediatriche.

Il risultato di questa duratura collaborazione, una delle più fertili sul piano nazionale e internazionale, ha contribuito alla conoscenza di molti aspetti dell’infezione da HIV in età pediatrica che si sono concretizzate in numerosissime pubblicazioni scientifiche a livello internazionale (quali Lancet, JAMA, Clinical Infectious Diseases, Pediatrics, AIDS, e molte altre). Proprio a seguito di due pubblicazioni su Lancet, il Registro nel 1994 è stato convocato ad Atlanta per contribuire alla definizione delle categorie cliniche ed immunologiche nel bambino con infezione da HIV. La classificazione CDC 1994 che ne derivò è ancor oggi attuale e valida in tutto il mondo. E proprio è grazie al Registro Nazionale per l’Infezione da HIV in Pediatria, organo di consulenza nazionale del Ministero della Sanità, dell’Istituto Superiore di Sanità e della Commissione Nazionale AIDS, che è possibile averne i contorni in ambito pediatrico in Italia.

Le dimensioni del fenomeno
Al Registro italiano dal 1985 sono stati segnalati oltre 10.000 bambini con infezione da HIV o nati da madre HIV+. Attualmente in Italia sono seguiti oltre 700 bambini e adolescenti con infezione da HIV, con un’età media di 13 anni e oltre 500 bambini nati ogni anno da madri HIV+. La realtà attuale vede da una parte una popolazione di bambini e adolescenti con infezione cronica, ben controllata clinicamente dalle attuali terapie antiretrovirali, seppure con problematiche legate ad aspetti psico-sociali ancora non risolti e dagli eventi avversi associati alle terapie assunte.

La prevenzione
“L’attuazione delle strategie di prevenzione – spiega la prof.ssa Luisa Galli, Responsabile del Centro di Riferimento Regionale e della SOD di Malattie Infettive del Meyer – della trasmissione dell’HIV da madre a figlio con le terapie antiretrovirali in gravidanza e al neonato hanno fatto sì che sempre meno bambini acquisiscano l’infezione dalla madre in Italia (tasso attuale di trasmissione nel nostro centro: 0,5%, rispetto al 20% in epoca antecedente l’attuazione delle strategie di profilassi). Ma dai nostri dati del Registro risulta che, a livello nazionale, casi di trasmissione nel virus si verificano ancora in nati da donne immigrate HIV+”.

Come va letta questa tendenza? “Questo indica che purtroppo, in Italia – prosegue la prof.ssa Galli – le donne immigrate HIV+ (il 67% delle quali dall’Africa sub-sahariana) hanno, specialmente in alcune regioni e in alcuni contesti, tuttora difficoltà ad accedere al test, alle terapie antiretrovirali in gravidanza (che infatti sempre dai nostri dati sono assunte solo dal 50% delle donne immigrate), hanno più raramente un buon controllo dell’infezione al parto e meno accesso al parto cesareo elettivo quando necessario. Conseguentemente, stiamo assistendo ad un incremento di nuove infezioni nei bambini e comunque un maggior numero di bambini o minori non accompagnati con infezione da HIV”.

Sotto il profilo scientifico, il Centro coordina per l’Italia la collaborazione con le altre le 16 coorti europee nello studio internazionale European Pregnancy and Paediatric HIV Cohort (EPPICC), opera nell’ambito del Paediatric European Network for Treatment of AIDS [Londra], e del COHERE – Collaboration of Observational HIV Epidemiological Research in Eurocoord.

fonte: ufficio stampa

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