I vaccini non siano al centro della campagna elettorale

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Dott. Giampietro Chiamenti, Presidente Nazionale FIMP: “Può essere molto pericoloso contribuire a coltivare timori ingiustificati su un fondamentale strumento di prevenzione”. Uno studio italiano dimostra il ruolo importante del pediatra di famiglia come fonte di informazione più affidabile sui vaccini

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Roma, 16 gennaio 2018 – “I vaccini non possono e non devono essere messi al centro del dibattito elettorale”. È questo il monito della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

“Siamo sorpresi che si pensi di abolire la recente legge sull’obbligo vaccinale – afferma il dott. Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale FIMP – Così vengono messe in discussione scelte di prevenzione scientificamente validate, con effetti negativi sul recupero del pericoloso calo delle coperture vaccinali degli ultimi anni. Va dimostrata l’inutilità o la pericolosità delle vaccinazioni prima di addentrarsi in una materia così delicata ed importante per la salute pubblica e non contribuire invece a coltivare dubbi e timori ingiustificati”.

Lo scorso 28 dicembre 2017 Vaccine, prestigiosa rivista scientifica internazionale, ha accettato la pubblicazione online di una ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, alcune Agenzie regionali sanità pubblica e due Università italiane. Il tema dell’indagine è stato il “Parental vaccine hesitancy in Italy” ed è emerso l’importante ruolo del pediatra di libera scelta come fonte principale di informazione sulle problematiche vaccinali.

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Dott. Giampietro Chiamenti

Dall’analisi di 3.130 questionari raccolti presso le famiglie italiane risulta, infatti, che il pediatra di famiglia sia la fonte di informazione sui vaccini più affidabile per i genitori pro vaccini (88%) ma anche per quelli esitanti (71%). E comunque anche per il 47 % dei no vax. La maggior parte dei genitori ritiene che il pediatra di famiglia dedichi tempo sufficiente all’informazione (pro vax 71% hesitant 64% no vax 38%) mentre gli stessi genitori ritengono che il personale dei servizi vaccinali dedichi meno tempo. Mentre l’84% dichiara di aver ricevuto indicazioni per fare tutte le vaccinazioni.

“I dati non sorprendono perché l’azione di supporto dei pediatri di famiglia alle vaccinazioni è un compito consolidato della nostra assistenza – prosegue Giampietro Chiamenti – Inoltre in diverse realtà il pediatra si affianca al servizio vaccinale pubblico anche nell’esecuzione del programma vaccinale, soprattutto dopo l’approvazione della legge sulle vaccinazioni obbligatorie, per garantire una migliore risposta organizzativa alle nuove esigenze. Stupisce invece che in alcune trasmissioni televisive nazionali passi il messaggio di una pediatria ostativa come se la categoria fosse allineata su posizioni di scarso sostegno alle vaccinazioni laddove invece, per sua formazione scientifica, il pediatra è ben conscio dell’importanza del ruolo preventivo delle vaccinazioni”.

“Va ricordato che questi presidi sanitari hanno permesso la sconfitta definitiva del vaiolo e stanno riducendo in modo progressivo e costante altre patologie infettive infantili – sottolinea il presidente FIMP – Questi risultati sono però messi a rischio dalla progressiva disaffezione di cittadini malinformati e non più abituati alle conseguenze di malattie che non si vedevano più proprio per effetto della loro prevenzione. Solo la scienza ci può convincere del contrario e ci conforta molto il giudizio delle famiglie italiane che testimoniano la validità dell’impegno a favore delle vaccinazioni della grandissima parte dei pediatri italiani”.

“La FIMP è la Società Scientifica pediatrica che ha elaborato insieme a FIMMG, SIP e SITI il “Calendario vaccinale per la vita” adottato come proposta di riferimento dal Piano Nazionale Vaccini per il 2017-19. Purtroppo – conclude Chiamenti – dobbiamo ancora confrontarci con chi non si rende conto della responsabilità che si assume quando sostiene posizioni vicine alla esitazione vaccinale e nello specifico, se costui è un pediatra convenzionato, dobbiamo far presente che questa posizione lo pone istituzionalmente fuori dal proprio ruolo”.

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